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Andria, Olio Extravergine di Oliva Immagine offuscata dagli imbr..oli

“Contro il danno all’immagine non si può che lavorare in maniera strategica e programmatica sull’immagine. Non possiamo restare inermi sotto gli attacchi continui degli agropirati senza scrupoli che ‘drogano’ il mercato dell’olio extravergine di qualità ‘made in Italy’, spacciando oli di dubbia provenienza e genuinità per 100% italiano e biologico con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori. Lo strumento c’è, è la Misura 133 del PSR che ha ancora una importante dotazione finanziaria non utilizzata stimata in oltre 3milioni di euro e potrebbe essere finalizzata a promuovere il comparto e rilanciarne l’immagine”.

E’ il Presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, a tracciare il percorso di rilancio e riabilitazione dell’immagine del comparto olivicolo-oleario, che deve riappropriarsi del ruolo di volano dell’economia agricola pugliese, dopo i frequenti sequestri e arresti per frodi e sofisticazioni e gli ‘schiaffi’ ricevuti dalla stampa nazionale e internazionale, basti citare l’articolo dal titolo ‘Slippery business’, l’affare scivoloso di cui ha parlato Tom Mueller su “The New Yorker” e l’altro intitolato ‘Extravergine suicide’ del blasonato New York Times che hanno più volte messo alla berlina il comparto olivicolo-oleario.

In Puglia, nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta)  al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, con un'incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale, è proprio il comparto olivicolo-oleario ad essere maggiormente colpito dal fenomeno delle sofisticazioni.

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“Abbiamo scelto la città di Andria perché rappresenta l’icona del vero olio extravergine di oliva pugliese di alta qualità.  Nel corso dell’ultimo decennio le importazioni complessive di oli di oliva – continua il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - in Puglia sono cresciute rapidamente, nonostante sia la regione più olivicola d’Europa. Le importazioni complessive di oli di oliva ammontano in media a circa 87.000 tonnellate, di contro le esportazioni si aggirano sulle 38.000 tonnellate. Gli oli stranieri vengono importati principalmente da Spagna, Grecia e Tunisia, acquistati a prezzi più bassi rispetto al prodotto regionale e utilizzati dagli imbottigliatori per l’ottenimento di blend con oli regionali”.

L’Italia detiene una quota pari al 20% della produzione comunitaria. A giugno 2014, secondo i dati forniti dal MIPAAF, il settore presenta la seguente situazione: produzione 465mila tonnellate, import 593mila  tonnellate,  export 354mila tonnellate; consumi 699mila tonnellate. Il 76% delle vendite made in Italy all’estero appartiene alla categoria degli oli di pregio (vergine+extravergine).

I principali mercati di sbocco sono rappresentati da Usa e Germania; ottima anche la posizione del Giappone. Per le Dop l’Italia con 43 denominazioni (42 Dop e 1 Igp), detiene il 38% delle designazioni di origine dei marchi europei. Segue la Grecia con 29 e la Spagna con 27. Per le produzioni Bio, il 14% delle superfici Bio, pari a 164.488 ha, sono appannaggio dell’olivicoltura e la produzione di olio biologico risulta maggiormente concentrata in Puglia (33%), Calabria (30%) e Sicilia (11%).

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Le altre dichiarazioni:

“Nell’immagine che il consumatore costruisce nella sua mente, l’olio – afferma Pietro Sandali, Direttore Generale UNAPROL -  è associato alla terra e alla casa. E’ un’immagine strettamente legata ai valori della provenienza territoriale e della tipicità del prodotto che non è clonabile perché unico ed irripetibile. Per la qualità delle sue produzioni l’Italia si conferma crocevia del mercato a livello mondiale.  La parte attiva della bilancia segnala un livello delle esportazioni pari a 385 mila tonnellate. Molto del successo del made in Italy nel mondo è stato creato dal commercio dell’olio extra vergine di oliva. Gli oli di maggior pregio (extra e vergini) concorrono al 76% delle vendite all’estero”.

“La scelta di Andria non è casuale, perché – dicono il Sindaco di Andria, Nicola Giorgino e l’Assessore all’Agricoltura, Benedetto Miscioscia – la nostra città è una delle realtà produttive tra le più importanti nel panorama olivicolo nazionale, caratterizzata da un territorio tra i più olivetati d'Europa. I nostri olivicoltori e le nostre aziende agricole fanno della qualità il loro punto di forza nei mercati italiani ed esteri e quindi abbiamo il dovere di difendere la nostra produzione olivicola e gli interessi di una comunità che fa del suo 'oro verde' la propria bandiera».

“L’errore è stato non sfruttare al meglio - spiega Maurizio Servili dell’Università di Perugia – le proprietà salutistiche dell’olio extravergine di oliva da cultivar coratina che fa molto bene alla salute grazie ai contenuti di acido oleico e polifenoli. I poteri antiossidanti sono stati trascurati, quanto possono diventare uno strumento di promozione straordinari”.

Per Donato Ceglie, Sostituto Procuratore Generale di Bari, “va inserita anche la sofisticazione alimentare tra i reati riconducibili alla mafia, perché per i reati che da subito vengono identificati come crimini di mafia - ha spiegato Grasso - non abbiamo particolari problemi ma per quelli di sofisticazione si', perché' hanno tempi di prescrizione brevissimi, in quanto non collegati alla mafia dal codice penale.  La sfida delle regole non è un problema di buoni e cattivi – conclude il Magistrato - gli imprenditori devono supportare questo tema per costruire il loro sviluppo, il loro futuro. La nostra sfida è il tema delle regole, della legalità sul territorio e nei territori, le regole che ci sono e vengono violate e le regole che non ci sono ancora e dovrebbero essere previste per far fronte al piano criminale”.

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