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Arciuli, concerto all’alba Altro che Ibiza e movida

Il concerto all’alba di Emanuele Arciuli per lanciare il ‘Bari Piano Festival’

Arciuli, concerto all’alba Altro che Ibiza e movida

Non solo l’anteprima-lancio per annunciare e accompagnare, col sorgere del sole, il prossimo “Bari Piano Festival” – in programma per l’Autunno 2018 – di cui Emanuele Arciuli sarà Direttore Artistico, ma anche per lanciare, dalla sponda levantina, note raffinate di speranza sul futuro della Cultura, visto e interpretato dalla prospettiva mediterranea della Puglia.

Arciuli quetta alba
 

Un concerto alle 6,15 di un sabato mattina di metà settembre, che ha visto arrivare sulla spiaggia di Torre Quetta a Bari circa 2.000 persone, per vivere momenti di emozione – mentre il sole sorgeva dal mare – e apprezzare la maestria e la delicatezza intensa e decisa di Emanuele Arciuli alla tastiera del suo pianoforte.

Arciuli loc2
 

Un messaggio di speranza, attraverso un omaggio alla musica americana del Novecento, legata al minimalismo e al post minimalismo armonico di compositori contemporanei: spaziando dall’ouverture in aurora con “In a landscape”, un brano di John Cage del 1946, all’eleganza espressiva di John Adams, fino al fremito jazzistico di Chick Corea e alle tonalità multietniche di Philp Glass.

Un recital a ingresso è libero non convenzionale, giusto il tempo di un’alba: poco più di mezz’ora. Che si è concluso, a sole pieno, con la proposta di alcune variazioni sul Tema di Thelionous Monk, che Emanuele Arciuli ha richiesto tempo fa a colleghi compositori, per la pubblicazione di “Round Midnight: homage to Thelionous Monk”.

 

Arciuli Emanuele
 

“L’improvvisazione”, in definitiva, di un metaforico passaggio rigenerante – dalle atmosfere notturne alle sensazioni albeggianti – dell’estro di Monk, per la gioia di una platea insolita e a tinte salmastre, con un ulteriore affresco dell’eccentrico e stratosferico compositore statunitense, che cambiò la storia del jazz, proponendo la quadricromia sinfonica: “Theme” arrangiamento dello stesso Emanuele Arciuli, “Monk Trope” di John Harbison, “Variation” di Michael Torke, “Monk in the kitchen” di Michael Daugherty.

Arciuli Monk1
 

Inevitabile chiedere non uno, ma tanti tantissimi bis, di tale canto di bellezza! A patto che la città si organizzi meglio, per gestire l’altrettanta inevitabile invasione di spazi, parcheggi, marciapiedi e corsie stradali, che se lasciata a se stessa rivela un’incapacità innata del barese all’armonizzazione della con-fusion, tipica invece dei grandi jazzisti ispiratori del maestro Arciuli.

Buona la prima, ne valeva la pena!

(gelormini@gmail.com)