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Bari-S.Paolo, 5 arresti per usura In carcere il boss U' fantasm'

Bari – I militari della guardia di finanza di Bari, con la collaborazione del personale del servizio centrale investigativo criminalità organizzata di Roma, hanno dato esecuzione a cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere. Tra i destinatari delle ordinanze il pluripregiudicato ritenuto boss del quartiere San Paolo di Bari, Giuseppe Misceo, soprannominato “u fantasm”, Domenico Mercurio, Francesco Pace, Francesco Poliseno e Domenico Paparella.

Usura, estorsione e favoreggiamento reale e personale, queste le accuse e i reati commessi con l’aggravante delle modalità mafiose. Le indagini, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Bari, sono state avviate a seguito di una denuncia presentata da due imprenditori edili vittime di numerosi e gravi episodi di usura ed estorsione. Nel corso delle attività investigative è stato possibile riscontrare come i due imprenditori, in gravi difficoltà economiche, siano stati costretti a rivolgersi nel 2010 a Francesco Poliseno per ottenere un prestito di denaro, in contanti, pari a 40mila euro, dietro la promessa della restituzione di interessi. Interessi che, successivamente alle verifiche eseguite dagli investigatori delle fiamme gialle, sono risultati oscillanti tra il 112% ed il 285% su base annua. Somme di denaro che, come accertato nel corso delle indagini, erano riconducibili al clan capeggiato da Misceo, il quale aveva affidato la gestione dell’operazione usuraria a Poliseno. Quest’ultimo con l’aiuto di Domenico Mercurio e Francesco Pace, infatti, aveva il compito di riscuotere periodicamente gli interessi usurari applicati mediante ripetute e pressanti richieste di denaro nei confronti dei due imprenditori.

Le indagini hanno portato alla scoperta di un vero e proprio metodo “sistematico”: uno dei due imprenditori, al fine di onorare i debiti contratti con i propri aguzzini, stipulava con questi ultimi un contratto preliminare di compravendita finalizzato alla cessione di un appartamento ed un box auto, in via di edificazione, per un valore complessivo di oltre 250mila euro. Poliseno consegnava periodicamente all’imprenditore cessionario dell’immobile assegni circolari a titolo di corrispettivo dell’appartamento in via di acquisizione. Gli assegni, immediatamente dopo la consegna all’imprenditore, venivano versati presso un istituto di credito per ottenerne contestualmente il controvalore in contanti. Contanti che, all’uscita dalla Banca, l’imprenditore era costretto a consegnare nelle mani dello stesso Poliseno.

Grazie all’incrocio delle risultanze ricavabili dalle banche è stato possibile tracciare un profilo patrimoniale dei soggetti indagati e dei loro familiari conviventi, evidenziando una netta sproporzione tra l’elevato tenore di vita dei soggetti ed i redditi dichiarati da considerarsi sulla soglia della povertà. Oltre alle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono stati sottoposti a vincolo cautelare 6 unità immobiliari e 6 automezzi, per un valore pari a circa 2 milioni di euro.

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