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CascellasindacoBari – Solo quattro mesi. Qualcuno parla di incomunicabilità tra il primo cittadino e la maggioranza di centrosinistra che lo ha sostenuto alle urne, qualcun altro non escluderebbe un caso montato ad arte con palesi secondi fini: a Barletta il barometro politico segna di nuovo tempesta e, in meno di trenta giorni, Pasquale Cascella potrebbe trovarsi davanti ad una vera e propria crisi di Giunta dopo la breve luna di miele elettorale.
 
 
Se questa offerta politica fosse stata in campo su piano nazionale ora avremmo un Governo omogeneo e senza bisogno di soluzioni di necessità”, aveva blindato la coalizione, l’ex portavoce di Napolitano, in campagna elettorale ma, visto il fuoco di fila delle ultime ore, rumours attendibili raccontano di un braccio di ferro aperto tra le stesse fila dei democratici e destinato a porre sul tavolo in breve termine l’ipotesi di un rimpasto nell'esecutivo. I segnali del malcontento c’erano tutti sin dall’esordio: dai sette voti contrari arrivati dagli scranni della maggioranza durante l’elezione del presidente dell’Assemblea, convergendo al terzo scrutinio su Carmela Peschechera, vicina al consigliere regionale Filippo Caracciolo. Al numero legale della seduta successiva, garantito sul filo del rasoio dalla presenza dell’esponente M5S, Patrizia Corvasce: prove tecniche di crisi? L’unico assessore targato Pd, Divincenzo, farebbe capo all’area Boccia, controbilanciato dal capogruppo dem Pasquale Ventura, in quota Caracciolo, ma gli equilibri sono troppo fragili ed il banco potrebbe saltare in sede di Bilancio, la cui guida è affidata ad un altro osservato speciale come il tecnico Lorenzo Chieppa, voluto da Cascella in persona e sotto i riflettori per la gestione del documento finanziario, la cui poltrona sarebbe tra i principali desiderata di uno dei maggiorenti del partito.
 
 
La situazione è preoccupante perchè è la riedizione ed il preambolo di quanto abbiamo già visto con Maffei e mi auguro che il Sindaco mantenga la barra dritta e non ceda a nessun tipo di crisi”, commenta duro ad Affari il consigliere regionale Ruggiero Mennea, lasciando aleggiare lo spettro dell’Amministrazione precedente, crollata sotto il peso delle dimissioni di diciannove consiglieri, otto dei quali dello stesso partito del Sindaco. “I firmatari della sfiducia a Maffei non andavano ricandidati e non andava violato lo statuto”, scandisce, guardando al Congresso con il timore di uno “scontro muscolare unicamente volto ad assumere il controllo del partito e aumentare la capacità contrattuale politica dei singoli”. Non senza lamentare l’ingerenza di “soggetti politici esterni” nelle dinamiche della compagine cittadina. Lo scontro sulla presidenza della Commissione Lavori Pubblici, andata alla minoranza nonostante gli accordi della vigilia la assegnassero a Gennaro Calabrese della civica “Cascella Sindaco Insieme”, è stato solo l’ultimo strappo eclatante. E le probabilità che i tre componenti di maggioranza chiedano le dimissioni di Flavio Basile per mettere fine agli attacchi incrociati di tradimento e alle controprove ufficiose sono pressoché nulle: “Il Pd è inaffidabile e poco rispettoso degli impegni presi ai tavoli con la coalizione”, tuonano gli alleati. A Cascella, ora, il compito di evitare il redde rationem.
 
(a.bucci1@libero.it)
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