A- A+
PugliaItalia

 

Giornata declinata al femminile per il Bif&st, quella di oggi, in compagnia di un’attrice e regista rara (e a suo modo, unica) nel panorama cinematografico mondiale, senza dimenticare altre grandi artiste come Liliana Cavani, Jane Campion, Cristina Comencini, Sofia Coppola, Lina Wertmüller e Kathryn Bigelow: Margarethe von Trotta. Un tema, quello della regia al femminile, sottilmente costante nella Lezione di Cinema tenuta dall’artista, oggi, al Teatro Petruzzelli. Ancora troppo poche e non aiutate nella catena di montaggio della produzione e della distribuzione, le donne appaiono quasi “chimere” nell’immaginario dello spettatore medio, del grande pubblico: basti pensare al clamore scatenato dalla vittoria di Kathryn Bigelow del premio Oscar per la miglior regia con “The Hurt Locker”. Eppure non si tratta di miraggi bensì di tanti validi esempi, che arricchiscono il racconto orientale ed occidentale della società (come nel caso di Nadine Labaki, Lynne Ramsay, Miranda July, Lucrecia Martel e molte altre).
 
 
Nessuno chiede ad un uomo il perché faccia dei film sugli uomini, non chiedete a me il perché i miei film parlino di donne”, chiarisce subito l’attrice, sceneggiatrice e regista tedesca. Da sempre circondatasi di personalità ricche, anche nella diversità, e complesse, come nel caso di Fassbinder e di molta della cinematografia tedesca degli anni '70, Margarethe von Trotta comprende quasi da subito il suo futuro dietro la macchina da presa e non davanti. Crisi sociale (“Il caso Katharina Blum”, “Anni di piombo” e “Lucida follia”), coscienza femminile (“Paura e amore”), frantumazione dell’identità (“La promessa”) sono solo alcuni degli elementi ricorrenti della poetica della regista. E ne è nuovamente prova, l’ultima fatica dell’artista, “Hannah Arendt”.
 
 
Ancora una donna al centro della storia, la filosofa Hannah Arendt, interpretata da Barbara Sukowa (“Volevo trasportare sulla pellicola il pensiero di una donna e l’atto del pensiero stesso. Difficilissimo. Ecco perché non ho potuto immaginare nessuno, se non Barbara. Era l’unica in grado di poterlo fare”):  “scappata dalla Germania nazista, la filosofa ebreo-tedesca trova rifugio a New York grazie all’aiuto del giornalista americano Varian Fry. Qui, dopo essere divenuta attivista della comunità ebraica, comincia a collaborare con alcune testate giornalistiche. Come inviata del New Yorker in Israele, Hannah si ritrova così a seguire il processo  contro il funzionario nazista Adolf Eichmann da cui prende spunto per scrivere “La banalità del male”, un libro che andrà però incontro a molte controversie”. Una grande storia, fatta di piccoli dettagli: “Hannah – racconta Barbara Sukowa - usava sempre il rossetto, e indossava una collana di perle o un braccialetto prezioso, e vestiva sempre con gonna e pullover, non amava i jeans”. Senza dimenticare la sigaretta, inseparabile compagna di scrittura per la filosofa. Donne estremamente forti quelle rappresentate dalla regista, secondo alcuni, ed invece “estremamente normali”, secondo la Trotta stessa.
 
 
602731 563612603659652 165382406 nLe prime premiazioni. Premio Michelangelo Antonioni per il migliore cortometraggio a “Genesi” di Donatella Altieri: “Con eleganza e raffinatezza Genesi restituisce l’idea dell’assenza e della perdita da differenti punti di vista. In un caso il dolore per il lutto viene elaborato dalla comunità e trasferito ritualmente alla natura stessa. Nell’altro resta imprigionato nella solitudine e nel ricordo. Questi complessi elementi narrativi, che una storia d’amicizia lega e rende estremamente densi, sono risolti in maniera essenziale, anche grazie a una fotografia e una messa in scena molto curate” . Menzione Speciale a “Rumore bianco” di Alessandro Porzio, che “attraverso un intenso e ben studiato piano sequenza trasmette una miscela di emozioni, anche per la forza del monologo sapientemente misurato e significativo. C’è un’indagine che scandaglia con sguardo laico gli interrogativi più estremi relativi alla vita e al destino di ogni individuo. La recitazione risulta convincente e partecipata”
 
 
Premio per il miglior regista di film documentario a Matteo Bastianelli per “The bosnian identitity”, “per averci raccontato lo smarrimento, la rabbia e la voglia di rinascere del popolo bosniaco, con uno sguardo puntuale e mai patetico, forte ma delicato, con una impeccabile cura formale e un profondo rispetto per i personaggi e i luoghi ritratti”. Menzione Speciale a Francesco Cordio per “Lo stato della follia”, “per avere con coraggio documentato la condizione disperata in cui versano gli ultimi OPG italiani, comunemente chiamati manicomi criminali. Uno spietato atto d’accusa e un invito a non dimenticare chi, spesso senza alcuna colpa, per troppo tempo è stato ferito, umiliato e abbandonato”.
 
(s.damore85@gmail.com)
 
Tags:
bifestvon trotta
i blog di affari
Cartelle esattoriali: quali anni d’imposta può chiedere il Fisco?
Dalla pandemia alla Nato, il doppiopesimo egocentrico della Svezia
Di Massimo Puricelli*
Giustizia civile: ok celerità ma attenzione ai diritti fondamentali
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.