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Franco Cassano con la primavera una qualche familiarità l’ha acquisita da tempo. Il sociologo barese, autore di “Pensiero Meridiano” e protagonista di punta di una stagione politica significativa, passata alla storia  come la “Primavera pugliese”, si accinge a vivere la sua seconda primavera: questa volta dallo scranno  parlamentare dell’emiciclo di Montecitorio.

Dopo aver segnato col suo pensiero, i suoi lavori, le sue riflessioni e le sue Associazioni, una tra tutte “Città Plurale”, la vita politica di Puglia e non solo, l’intellettuale è stato chiamato a guidare la lista dei candidati in Puglia del Partito Democratico per la Camera dei Deputati.

“La protesta non basta”, annuncia nello slogan che lo presenta sul lungomare soleggiato, davanti all’orizzonte largo della città di Bari, “Per avere un futuro occorre vincere e governare”. E il messaggio si illumina di concretezza, nel momento in cui si individua che è lanciato dagli spazi liberi - riconquistati alla città - di Punta Perotti.

Un'assunzione di responsabilità in una fase alquanto complicata e difficile della vita del Paese, che Cassano sintetizzata mutuando un pensiero di Robert Frost: "Il miglior modo per venirne fuori, è buttarsi dentro", a cui aggiunge il sociologo: "Vale per me, vale per tutti".

(intervista a cura di A.Gelormini)

Dalla scelta responsabile e "rivoluzionaria" di un Pontefice che decide di "passare la mano", evidenziando le derive della gestione del potere che non risparmiano certamente le gerarchie ecclesiastiche, al rammarico per l'assenza dal dibattito elettorale del tema Mezzogiorno. Una soluzione, quindi un'opportunità, anziché una "quistione", utile al bisogno di crescita e di riscatto dell'intero Paese. Il centro nevralgico nel bel mezzo di un Mediterraneo ponte tra Paesi e comunità, nel quale la penisola italiana si tuffa per assumere il ruolo adeguato alle sue aspettative, alla sua storia ed alle sue dignitose potenzialità: siano esse intellettuali, artistiche, sociali ed economiche.

(intrervista a cura di A. Gelormini)

Poi l’angoscioso dilemma di Taranto, che vive il paradosso dell’Ilva percepita come “bene comune”, nonostante sia fonte di malattia e talvolta anche di morte. Un problema che deve investire non solo gli ambiti territoriali locali o quelli più larghi del Paese, ma che deve coinvolgere senza esitazioni l’Europa. Dato l’interesse globale rappresentato da questo particolare insediamento industriale.

E proprio a proposito di Europa, Cassano esorta a superare gli “euro-egoismi”, per coltivare la pratica dell’euro-solidarietà, perché solo un’azione plurale può portare al necessario “patto per salvare il Paese” ed aiutare tutti a tornare ad essere capaci di investire nel “tempo lungo”.  Messaggio reso più esplicito attraverso la reminiscenza scolastica dello: “Spero, promitto e iuro, che reggono l’infinito futuro”. Metafora, se vogliamo di taglio leopardiano, per spingere a legarsi al futuro” ed a considerare l’equivalenza: investire uguale dare fiducia. Una pratica che tocca direttamente l’esercizio del voto e l’indice di credibilità delle persone a cui capiterà di affidarlo.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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