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Cellino S. Marco manette per ex sindaco e giunta

L’ex sindaco di Cellino San Marco (Brindisi), Francesco Cascione, e gran parte della sua giunta sono finiti in manette per corruzione. Questa mattina i carabinieri di Brindisi hanno eseguito 14 arresti, tra cui, appunto, quasi tutti gli esponenti politici dell’Amministrazione comunale che nel 2014 fu rimossa per infiltrazioni mafiose.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere, peculato, corruzione, turbata libertà degli incanti e calunnia. Arrestata l'ex giunta comunale; l'ex assessore Gabriele Elia è stato arrestato nella tenuta Carrisi dove risulta domiciliato.

cascione f,sco
 

Le misure cautelari eseguite oggi riguardano anche quattro imprenditori delle province di Brindisi, Bari e Lecce e una persona – a quanto si è appreso – vicina alla organizzazione di tipo mafioso Sacra Corona Unita.

Si tratta di un provvedimento richiesto dal pm della procura di Brindisi, Antonio Costantini, e disposto dal gip Paola Liaci. Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere, peculato, corruzione, turbata libertà degli incanti e calunnia. Sono state emesse all’esito dell’indagine chiamata ‘Do ut des’, che ha portato alla luce, secondo gli investigatori, una vera e propria organizzazione criminale, facente capo a Cascione uscente, esponente di Forza Italia, che pilotava sistematicamente gli appalti ed i concorsi comunali, in cambio di tangenti.

Nel mirino anche un concorso per vigili urbani per il quale furono affissi volantini in città che denunciavano irregolarità.

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Terremoto giudiziario a Cellino, 14 arresti: ex sindaco, politici e imprenditori
(da BrindisiReport del 10/4/2015)

Tra gli arrestati oltre all'ex sindaco di Forza Italia ci sono tutti gli assessori della passata giunta di centrodestra con l'esclusione dell'avvocato Marina Del Foro, che non è neppure indagata a piede libero, e il pregiudicato Francesco Francavilla, il quale tuttavia è al momento irreperibile ed è attivamente ricercato dai militari. Due degli imprenditori arrestati sono della provincia di Brindisi, uno del Barese e l'altro del Leccese.

Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
Nelle 14 pagine firmate dal prefetto Nicola Prete, sulla base di quanto appurato dalla commissione prefettizia insediatasi il 10 luglio 2013,  poi recepite dal ministero dell’Interno, Angelino Alfano, si parlava di una serie di “micro-atteggiamenti”, reiterati nel tempo fino a divenire consuetudine, che indicavano Cellino San Marco come una cittadina intimidita e paralizzata dalla ormai abitudinaria contiguità fra l’amministrazione comunale ed esponenti di spicco della Sacra corona unita
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Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
Una città nelle mani del sindaco Francesco Cascione, che insieme a qualche assessore pare avere elargito contributi economici, favori vari, incarichi di vario genere affidati con ordinanza pur senza motivi di urgenza, a “ditte di fiducia”.  Il consiglio comunale sarebbe stato del tutto esautorato, privato dei poteri di controllo che gli sono attribuiti. Qualcuno dei componenti si sarebbe perfino sentito intimidito tanto da non prenderne più parte. Anche i dirigenti comunali avrebbero ricevuto minacce.

Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
Punto di partenza proprio dalle denunce del sindaco, Francesco Cascione. Aveva chiesto al prefetto un intervento. Da un’analisi approfondita tale istanza si è rivelata boomerang.
Furono state rilevate “ingerenze da parte della criminalità organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e l’imparzialità degli organi eletti nelle elezioni amministrative del 2010, nonché il buon andamento dall’amministrazione e il funzionamento dei servizi”.

Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
“Spicca – era scritto nella relazione prefettizia – il ruolo determinante del sindaco che all’interno della giunta individua argomenti all’ordine del giorno, proponendo delibere e soluzioni da adottare in piena autonomia”. Sulla posizione di Cascione la cui famiglia “è stata sempre presente dal 1983 a oggi negli organi elettivi” la commissione prefettizia scrive che si segnalano episodi indicativi “di una precipua vicinanza ad ambienti criminosi cellinesi”. Ecco i riferimenti: “La partecipazione nel luglio 2010 al funerale di un pregiudicato vicino al clan della Scu” che non sarebbe “pienamente giustificabile in ragione della sua attività professionale di legale del defunto”.

Poi “singolare appare la vicenda dell’incendio del chiosco di proprietà comunale ceduto a titolo gratuito a un pregiudicato per esercizio dell’attività di ristorazione priva di autorizzazione sanitaria e amministrativa, ripristinato a spese del Comune per intervento del medesimo sindaco denunciato per abuso d’ufficio”. Poi la costituzione dell’ufficio di staff: “vi figurano in quanto assunti a tempo determinato persone che appartengono a liste del sindaco e non risultano non eletti. Tutti non hanno svolto attività di staff ma sono stati destinati a svolgere attività di ufficio”.

Tra cui l’anagrafe, all’interno del quale uno di questi firmava i cartellini per il rilascio delle carte d’identità. Emerge un quadro di “scarsa attitudine della compagine amministrativa al rispetto delle regole” in cui si colloca anche “la vicenda del pluripregiudicato affiliato a un clan, fratello di alcuni altri pregiudicati, che ha beneficiato dall’Ente della realizzazione di una struttura frangipioggia da 15mila euro. L’opera sarebbe stata ottenuta a seguito dell’aggressione verbale subita dal responsabile dell’ufficio tecnico”.

Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
Un consigliere di minoranza, peoseguiva la relazione avrebbe tra l’altro “espresso timori per la partecipazione alle sedute, a causa di aggressioni verbali e per il clima di intimidazione avvertito”. Quanto agli assessori ce n’è uno su cui si sono concentrate in particolar modo le verifiche ispettive perché “denunciato alla competente autorità giudiziaria per concorso nell’acquisto di droga. E’ stato “più volte controllato in compagnie di pregiudicati e in particolare del nipote” di una persona di spicco. E’ cugino di primo grado di un altro elemento di spicco della Sacra corona. E’ fratello di un pregiudicato per truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e via dicendo per lavori appaltati proprio dal Comune
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Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
“Sintomatica dell’ingerenza della criminalità organizzata appare la gestione del delicato settore degli appalti pubblici, che è caratterizzata da numerosi affidamenti diretti posti in essere senza le necessarie procedure negoziate”. In totale sono 61 mila euro in 15 mesi, affidamenti tutti curati dal responsabile dell’Utc con incarichi diretti, rilevava il prefetto nel rapposto al Viminale.

Uno in particolare? I lavori presso una scuola, affidati a una ditta che non ne aveva i requisiti, con la costituzione di una società fittizia, e eseguiti male tanto da far ipotizzare ai finanzieri della tenenza di San Pietro Vernotico il reato di frode in pubbliche forniture. Quindi “gravissime carenze istruttorie nell’iter procedimentale”. Una delle ditte in questione è di un pregiudicato per associazione mafiosa finalizzata al porto abusivo di armi, stupefacenti ed estorsioni”.

Lavora con l’ente pubblico “attraverso una commistione di atti emessi da giunta, sindaco, e responsabile Utc dall’aprile 2012 al 2013 sino a pochi giorni prima dell’insediamento della Commissione di indagine”. Molti degli interventi risultano “assolutamente uguali”.  E per altro “nel periodo di appena un anno risultano affidati e liquidati interventi per complessivi 42.361 euro”.

Cellino, Comune sciolto per mafia: ecco le motivazioni, "ruolo strategico" del sindaco
Alcuni soggetti sarebbero stati assunti per tramite di agenzie interinali o cooperative che evidenziano rilevanti “situazioni di cattiva gestione”. Ma veniamo al personale assunto. Un impiegato per servizio di vigilanza presso le strutture scolastiche, con fratello pregiudicato. Un uomo che ha svolto spesso servizio presso l’Utc e su cui si segnalano frequentazioni con un pluripregiudicato. Un’altra persona, assunta tramite agenzia interinale, con rapporti sospetti.

Mille euro nel settembre 2012 alla convivente di pregiudicato affiliato alla Scu, per il pagamento del funerale del fratello, Antonio Presta, 29 anni, ucciso a San Donaci. I funerali si celebrarono a Cellino San Marco, ma il feretro tumulato a San Donaci. “La signora – secondo quanto riportato nella relazione – non aveva alcun titolo a ricevere il contributo in quanto la famiglia non risultava residente a Cellino”. Poi “il contributo di mille euro per i funerali di un uomo deceduto in Austria”.

Business inoltre il risarcimento danni per “insidie stradali”:  vi è un “sensibile aumento delle irregolarità” tra cui è importante stando alla relazione prefettizia “la transazione intervenuta ni confronti dell’addetto all’ufficio del sindaco per danni occorsi alla propria autovettura causa di una buca” nonché quella a favore di una persona contigua alla Scu “per le lesioni riportate dal figlio in seguito a una caduta in bicicletta”. C’è “una gestione della cosa pubblica in violazione delle normative vigenti” posta in atto da Sindaco che “assume ruolo strategico”, rilevava il prefetto Nicola Prete. Oltre che “l’asservimento della funzione a interessi privati”.

Su tutto questo (c'è anche un concorso per vigili urbani) hanno indagato la procura della Repubblica e i carabinieri del comando provinciale di Brindisi. I dettagli dell’operazione “Do ut des” saranno comunicati nel corso della conferenza stampa, presieduta dal procuratore Marco Dinapoli, che si terrà a palazzo di giustizia di Brindisi alle 10.30 odierne. Il provvedimento è stato emesso dal gip paola Liaci su richiesta del pm Antonio Costantini.

Il sindaco uscente di Cellino, Comune sciolto: "Ora arrestatemi, se sono un mafioso"
“Ora mi devono arrestare. Se è vero che sono un mafioso mi devono buttare giù dal letto alle quattro del mattino e notificarmi un’ordinanza di custodia cautelare” aveva detto Francesco Cascione, quando ormai il 23 aprile del 2014 era solo l'ex sindaco di Cellino San Marco, Comune sciolto per infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione. Nel primo pomeriggio di quel giorno il primo cittadino uscente e la sua giunta erano stati convocati dai carabinieri per la notifica del provvedimento prefettizio che rendeva esecutiva la decisione del consiglio dei ministri di procedere con il commissariamento.

 


 

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