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C'è da chiedersi se ci sia più colpa in circa 50 anni di produzione pesante tra umana accondiscendenza, distrazioni strumentali, nasi tappati  e buon viso a cattivo gioco, piuttosto diffusi, oppure nei pochi mesi di diaboliche omissioni, drammatiche inadempienze e disinvolte trasgressioni.

Affermare finalmente la priorità della tutela della salute sul complementare diritto al lavoro, accompagnato all'indispensabile dignità dei contesti, in cui esso é garantito, ristabilisce un equilibrio costituzionale e sociale troppo spesso trascurato o, peggio, ripetutamente e volutamente evitato.

"Chi ha determinato l'allarme ambientale, non può seguire il risanamento", era partito lancia in resta il Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, dando una svolta decisionista all'approccio più sornione del precedente governo Monti, ma alla fine i "frenatori" hanno avuto la meglio e il commissariamento dell'Ilva é stato in qualche modo sterilizzato. Dato che la nomina é caduta sull'Amministratore Delegato della stessa azienda, Enrico Bondi, anziché su una figura terza come auspicato da più parti.

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La mossa, però, può essere anche letta come previdente soluzione a prevedibili ricorsi, che vedono la giurisdizione europea alquanto sensibile alla tutela del diritto di proprietà. Affidare l'incarico all'AD della stessa Ilva, svincolato per 36 mesi dal suo CdA, e sottoposto ai dettami governativi potrebbe rivelarsi più lungimirante di quanto si possa immaginare di primo acchito

Il vero problema, piuttosto, potrebbe rivelarsi invece la durata di questo di governo e le convinzioni della compagine che gli succederà. È in tal senso che l'effetto sterilizzazione potrebbe tornare utile a chi oggi è riuscito ad evitare la nomina di un Commissario Straordinario fuori dai giochi.

Ora, se è vero che: "Dalle decisioni che vengono prese sull’Ilva - come afferma il ministro Zanonato - dipende il futuro della siderurgia italiana e più in generale la credibilità del nostro Paese”, non sarà il caso di cominciare a pensare ad adeguate forme di risarcimento al pesante tributo pagato da Taranto e dal territorio circostante, per garantire un futuro altrettanto "credibile" ai tarantini, alle loro famiglie e ai figli dei loro figli?


(gelormini@affaritaliani.it)

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