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Coronavirus, allarme per la penuria di braccianti

Il coronavirus sta colpendo duro la società italiana, ma la crisi non distribuisce ugualmente i suoi colpi. Allarme per la penuria di braccianti in agricoltura.

Coronavirus, allarme per la penuria di braccianti

Il coronavirus sta colpendo duro la società italiana, ma come tutte le crisi non distribuisce in maniera uguale i suoi colpi. C’è persino chi sta lucrando o cerca di lucrare sulla contingenza.

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Non è bello vedere come si alimentano immagini poco lusinghiere del nostro Paese, non è bella la descrizione dell’Italia come Paese della mafia e tuttavia sappiamo tutti che questa crisi apre un’ulteriore possibilità di penetrazione dei poteri mafiosi.

Non è affatto lusinghiero essere considerati una nazione con un alto tasso di corruzione e tuttavia si sono già manifestate turbative d’asta sulle mascherine di protezione.

Per un po’ abbiamo cantato “Volare” dai balconi e ripetuto “Andrà tutto bene”, ma ora elementi di stanchezza si stanno già prospettando. I settori più deboli danno segnali di crisi profonda, nonostante le misure assunte dallo Stato, nonostante l’attivazione di tutto il mondo del volontariato e della solidarietà diffusa. Fasce di popolazione sono in grande sofferenza, inoltre industrie e settori produttivi reclamano già da ora il ritorno alla produttività. Richiesta comprensibile, ma irricevibile: dal momento che la situazione non è tuttora tranquilla e contagi e morti sono ancora troppo elevati.

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Tra i settori che questa crisi rischia di colpire duro c’è la filiera alimentare, che è uno dei punti di forza della nostra economia. Nei campi, numerose produzioni dovrebbero entrare nella fase della raccolta e della trasformazione nelle prossime settimane, ma manca la manodopera. Per anni questo Paese ha discusso ed temuto di essere invaso, ed ora scopre una cosa che tutti sapevano, ma che in molti han fatto finta di ignorare: la filiera alimentare non va avanti senza le robuste iniezioni di manodopera, che provengono dall’estero.

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Molti che dicevano di volere contenere l’ondata di immigrazione, lamentando una presunta invasione, in realtà pensavano che una immigrazione irregolare è meglio di una immigrazione regolarizzata: costa di meno e diminuisce le richieste dell’intero sistema. L’immigrato, cui si negano i diritti nel lavoro, è utile a negare i diritti anche ai giovani italiani. Oggi i limiti alla mobilità, resi necessari dai tentativi di arginare o perlomeno rallentare la pandemia, fanno saltare il sistema.  Che ne sarà delle zone agricole del nostro Paese, non solo nella pianura Padana? Cosa ne faremo delle colture della Capitanata e del metapontino? Molti raccolti, come dicevamo, possono andare perduti. Ed allora si pone la necessità di correre ai ripari.

 Alcune delle proposte che sono state avanzate avrebbero l’effetto di ratificare l’abbassamento dei salari in agricoltura. Questo sicuramente sarebbe l’effetto della reintroduzione dei voucher: un collocamento straordinario, riservato a coloro che godono del reddito di emergenza? Certo, ma con quali regole e con quale rispetto delle normative sindacali e delle tariffe salariali stabilite contrattualmente?

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Ma anche così difficilmente si riuscirebbe a soddisfare la domanda di manodopera. Il Portogallo in presenza di una situazione analoga ha provveduto a regolarizzare tutti i lavoratori immigrati, che ne facessero domanda. E’ possibile immaginare un provvedimento analogo per il nostro Paese? Nelle pieghe dello stesso decreto sicurezza, che pure era stato pensato per ostacolare nuovi ingressi nel nostro Paese, è comunque riconosciuta (art.20) la possibilità, in occasione di eventi straordinari – e nessuno può negare che la pandemia lo sia – di regolarizzare, lavoratori operanti sul territorio nazionale.

D’atro canto, come in molti fanno rilevare, le misure assunte in queste settimane, bloccando la mobilità tra gli Stati, impediscono anche i rimpatri di persone che non possono andar via, ed alle quali può essere consentito di lavorare, senza dover per forza passare attraverso il giogo del lavoro nero, o peggio… Il tempo delle decisioni però è stretto, i campi non aspettano.

Intanto per effetto della pandemia l’Italia potrebbe dichiarare non sicuri i propri porti ed il Mediterraneo tornare a riempirsi di cadaveri, ma questa è un’altra storia, anzi un’altra tragedia.