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Coronavirus vinto dalla parità di genere Ugur Sahin-Ozlem Tureci

Il vaccino anti-Covid ha il marchio Pfizer, ma sono i turchi Uğur Şahin e sua moglie Özlem Türeci ad averlo vinto, con la prima alleanza di genere della storia.

Coronavirus vinto dalla parità di genere Ugur Sahin-Ozlem Tureci

La storia dell’uomo è costellata di eventi cruciali, che a loro modo hanno segnato l’inizio di una nuova era, nel corso della sua esistenza – di solito dopo un periodo di profonda crisi – e molti di questi passaggi hanno avuto sullo sfondo la suggestione di un territorio affascinante come la Turchia, meglio conosciuta anticamente come Anatolia o Asia Minore.

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Sul suo Monte Ararat si arenò l’Arca di Noè dopo il Diluvio Universale, che mise fine all’arrogante Babele degli egoismi, per sancire una nuova alleanza. Così come dopo l’epica e decennale Guerra di Troia, da quelle sponde salparono Enea, Ulisse e Diomede per dar vita a una nuova era per la civiltà mediterranea, con la nascita di Roma, alimentare il fuoco della conoscenza oltre le Colonne d’Ercole e moltiplicare la fondazione di piccole, medie e grandi città in particolare in Terra di Puglia.

E ancora, sempre da Costantinopoli, partirono le spedizioni moresche che insediarono i propri califfati nell’Italia del Sud, e furono tirate le fila del dominio bizantino, che ne esaltò costumi e tradizioni. Per non parlare del Santo Nicola Vescovo di Mira, le cui reliquie hanno fatto di Bari il presidio nevralgico del dialogo interreligioso tra Oriente ed Occidente, oltre che meta di pellegrinaggi devozionali multietnici.

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La storia si ripete, e la luce che s’intravede in fondo al tunnel dell’odierna e mondiale pandemia, proviene di nuovo da quella terra di frontiera: cerniera e ponte – come la Puglia – tra il continente europeo e quello asiatico.

Da giorni non si fa altro che parlare del vaccino anti-Coronavirus messo a punto dall’americana Pfizer in collaborazione con la tedesca BioNtech, che ha raggiunto oltre il 90 per cento di efficacia, la cui distribuzione è in crescente ritmo, segnando un decisivo passo in avanti nella lotta al Covid-19. Si tratta di un antidoto innovativo a Rna, molto diverso dai tradizionali, il quale, una volta inoculato, stimola la produzione di anticorpi contro questa proteina.

Dietro questa invenzione, che potrebbe salvare il mondo dalla pandemia, c’è una coppia di coniugi di origine turca, che dallo scorso gennaio, non appena cominciarono ad arrivare dalla Cina le prime informazioni sul nuovo virus – che in poco tempo avrebbe cambiato la vita dell’intera umanità – ha deciso di giocare d’anticipo e mettersi al lavoro per trovare una soluzione.

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Uğur Şahin e sua moglie Özlem Türeci sono già entrati nella storia: il loro vaccino sta arrivando ai quattro angoli del mondo. Uğur ha 55 anni ed è nato ad Alessandretta (İskenderun), una città nella Turchia meridionale. Lui e sua madre emigrarono in Germania alla fine degli anni Sessanta, quando Sahin aveva 4 anni, per raggiungere il padre che aveva trovato lavoro alla Ford di Colonia.

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Dopo gli studi in medicina e il primo lavoro alla Clinica Universitaria della città renana, Uğur si tresferì a Homburg, dove conobbe la sua futura moglie, Özlem Türeci, oggi 53 anni, nata nella Bassa Sassonia da una famiglia di origini turche. Suo padre faceva il medico, così anche lei seguì la strada medica, specializzandosi in immunologia.

I due si sposarono nel 2002, dopo aver fondato insieme nel 2001 la loro prima azienda, Ganymed, che 15 anni dopo venne acquisita dal colosso giapponese Astella, per 1,28 miliardi di euro, grazie allo sviluppo delle innovative terapie contro il cancro, basate sugli anticorpi.

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Nel 2009 danno vita alla BioNTech, che avrà sede a Mogonza, con l’obiettivo di riuscire a scovare il protocollo terapico personale, per ogni singolo paziente oncologico. Ricerca e terapia sviluppate sembrano dare buoni frutti, tanto che nel dicembre 2019 la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) stanzia 50 milioni di euro per sostenere la loro attività di laboratorio.

Poche settimane dopo, però, il primo rapporto scientifico sull’esplosione del virus a Wuhan, in Cina, spinge i due scienziati – in allarme – alla scelta del secolo: intuiscono che di lì a poco sarebbe scoppiata una pandemia e decidono di affiancare alla ricerca sul cancro quella sul nuovo coronavirus, puntando da subito su una terapia fondata sull’Rna messaggero.

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Intensificano, quindi, analisi e sperimentazione dandosi anche un ‘time limit’: chiamano il progetto “Lightspeed”, ossia velocità della luce, con l’obiettivo di sviluppare un farmaco contro il Covid entro il 2020. E già a marzo BioNTech stringe un accordo con Pfizer, per collaborare allo sviluppo del vaccino sperimentale, coinvolgendo anche l’azienda farmaceutica cinese Fosun Pharmaceuticals. A giugno, la Bei stanzia 100 milioni di € per promuovere la ricerca di BioNTech e due mesi dopo la Commissione europea firma un pre-accordo per acquistare 200 milioni di dosi (oggi salite a oltre 300 milioni).“

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Il vaccino messo a punto, alla fine, oggi porta il marchio Pfizer, ma restano loro, le due anime di BioNTech, ad aver sconfitto il Coronavirus con la prima alleanza di genere della storia, riuscendo ad avere la meglio sul cosiddetto nemico invisibile. Passione e amore per il proprio lavoro e per gli altri.

Un bellissimo e confortante segnale, per il futuro dalle radici antiche!

(gelormini@gmail.com)