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I bagnanti di Roca (LE), si sono ritrovati a nuotare di fianco ad un DELFINO! Il cetaceo è rimasto imprigionato nelle insenature della marina melendugnese, e, come testimoniato da Antonio Nicoli, l'intervento di alcuni di essi è stato provvidenziale per il suo ritorno al largo. Fortunatamente l'animale non ha riportato alcuna ferita, solo un grande spavento.

 

TARANTO - Non si può proteggere qualcosa o qualcuno di cui non si conosce l’esistenza. La schiuma bianca del catamarano si lascia Taranto alle spalle. Lontana è la terra dei fumi e delle polveri. Trenta persone, hanno gli occhi puntati verso il largo. Cercano delfini. «Eccoli, eccoli, la nostra ricerca è finita». Sono le 14 di un giorno come tanti, e dalle onde emerge un gruppo di “stenelle” che si accovaccia attorno alla barca. Tre di loro sembrano trainare il catamarano come cavalli, altre lambiscono la prua, due si staccano dal branco e cominciano a saltare e sollevare schizzi. Sono ovunque, ma soprattutto sono negli occhi spalancati dei bambini, che vengono da Pisa, Sondrio, Roma, dove i cetacei buoni sono un miraggio.

Ora anche i loro genitori sanno che esistono i delfini nel golfo di Taranto, ora anche loro possono provare a proteggerli, perché li hanno trovati a dieci miglia da quella nuvola di acciaio che tutto morde e sporca. Ora sanno come si muovono, riproducono, come difendono la loro vita all’ombra delle ciminiere. Sono una ricchezza, per il solo fatto che sopravvivono. «Solo se vedo e riconosco un bene, posso tutelarlo». Carmelo Fanizza è il presidente della Jonian Dolphin Conservation, associazione di ricercatori che dal 2009 fotografa i delfini, li cataloga, ne testimonia lo stato di salute. Chi sale a bordo del catamarano diventa socio del gruppo, e sostenitore, con una quota di partecipazione, del progetto di ricerca e classificazione dei delfini.

delfini Taranto


Non chiamatele gite, perché i ragazzi dello “Jonian” potrebbero alterarsi. Loro sono ricercatori che studiano, raccolgono e analizzano dati. «Non è un’escursione – continua Fanizza – sebbene faccia bene al turismo tarantino. Chi esce con noi in mare condivide la ricerca per un giorno. E’ il sistema che abbiamo trovato per sostenerci».
Nel 2009 sono partiti con 15-20 uscite l’anno, oggi sono arrivati a 150. Sul catamarano ci sono famiglie da ogni parte d’Italia. Martedì si è verificato un evento speciale per il 2013. In una stessa giornata sono stati individuati sia esemplari di “tursiope”, delfini scuri che prendono confidenza lentamente con l’uomo, sia di “stenella”, cetacei grigi, più socievoli, disposti a perdersi tra le onde del golfo pur di inseguire il catamarano “Taras”.

Delfini che amano farsi ammirare sollevando la pinna dorsale, o lascarsi guardare sotto un specchio verde-blu di acqua. I ragazzi dello “Jonian” le vanno a cercare a colpo sicuro, a largo tra Ginosa Marina e Castellaneta Marina. Sono cinque in tutto le specie che si nascondo in un tratto di mare che arriva a toccare i mille metri di profondità. Si dividono però in due macro famiglie, ognuna con circa 100 esemplari. Catalogandoli ad ogni uscita, arriveranno ad identificarli tutti.

Chi ipotizza che la presenza dei delfini sia un miracolo, o chi, peggio, sentenzia che siano destinati anche loro a scegliere tra «scappare o morire», non conosce il perché del loro essere stanziali. A largo del versante occidentale hanno trovato un habitat naturale perfetto, c’è tanto pesce azzurro che è alla base della loro dieta alimentare. L’inquinamento potrebbe non aver distrutto ancora tutto. «Tra dieci anni potremmo averne certezza – chiude Carmelo Fanizza – Per ora segnaliamo, da tre anni a questa parte, la nascita di piccoli soprattutto nel periodo estivo». Nascita, non fuga, né morte.

di Alessandra Cavallaro

(dalla Gazzetta del Mezzogiorno.it del 13/7/2013)

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