È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, produttore simbolo del cinema di casa nostra. Settant’anni di film, talenti scoperti e scommesse vinte, da Massimo Troisi alla nuova commedia italiana. Con lui scompare un pezzo irripetibile della Hollywood sul Tevere.
Roma perde uno di quegli uomini che sembravano destinati a esserci sempre. Fulvio Lucisano è morto dopo aver attraversato quasi per intero la storia moderna del cinema italiano, non da semplice spettatore ma da protagonista silenzioso, capace di stare qualche passo dietro la macchina da presa e, spesso, parecchi passi avanti rispetto agli altri.
Romano, classe 1928, laureato in Giurisprudenza, aveva cominciato nei primi anni Cinquanta all’Istituto Luce. Poi i documentari, quasi trecento, e nel 1958 la nascita della Italian International Film, la sua creatura, diventata nel tempo una delle più importanti realtà indipendenti della produzione e distribuzione italiana e oggi affidata alle figlie Federica e Paola.
Il produttore che sapeva vedere prima degli altri
Lucisano possedeva quella qualità che nessuna scuola di cinema riesce davvero a insegnare: riconoscere una storia quando ancora era soltanto un’idea e intuire un talento prima che diventasse un nome.
Fu tra i primi a credere in Massimo Troisi e a sostenere Ricomincio da tre, scommessa che il tempo avrebbe trasformato in una pagina indelebile del nostro cinema. Decenni dopo seppe leggere anche i gusti di un pubblico diverso, accompagnando autori come Fausto Brizzi e Massimiliano Bruno e film capaci di riportare milioni di spettatori nelle sale.
In mezzo, centinaia di titoli, commedie e cinema d’autore, successi popolari e opere più coraggiose. Oltre 600 film prodotti o distribuiti, cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento, due candidature agli Oscar e il David alla carriera ricevuto nel 2009.
Settant’anni passati a credere nelle storie
Lucisano non ha semplicemente prodotto film: ha accompagnato generazioni, mode, crisi e rinascite del grande schermo senza perdere la curiosità di chi aspetta ancora di essere sorpreso dalla prossima sceneggiatura. Ha guidato anche l’Anica tra il 1998 e il 2001, rappresentando quell’industria alla quale aveva dedicato praticamente una vita.
Ora che se ne è andato, resta una filmografia sterminata. Ma soprattutto rimane qualcosa che i numeri non riescono a raccontare: il coraggio di dire “facciamolo” quando un film ancora non esiste e nessuno può sapere se funzionerà o meno.

