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Domenico Caliendo, la perizia: “Il cuore artificiale avrebbe potuto salvarlo”. Sotto accusa la scelta dell’équipe medica

Secondo gli esperti nominati dal gip, la mancata sostituzione dell’Ecmo con un supporto ventricolare durevole “non fu conforme alle Leges Artis”

Domenico Caliendo, la perizia: “Il cuore artificiale avrebbe potuto salvarlo”. Sotto accusa la scelta dell’équipe medica

Domenico Caliendo, la perizia: “Con il Berlin Heart avrebbe potuto vivere e arrivare a un secondo trapianto”

L’uso del cuore artificiale Berlin Heart avrebbe potuto evitare il decesso di Domenico Caliendo in vista di un secondo trapianto. Lo sostengono i periti del collegio nominato dal gip, Mariano Sorrentino, nella perizia che l’AGI ha visionato, di 553 pagine, depositata per l’incidente probatorio che si terra’ il 12 e il 13 novembre.

“Il protratto mantenimento del supporto mediante VA-ECMO per complessivi 60 giorni, in assenza di una definizione e dell’attuazione di una strategia assistenziale alternativa con supporto ventricolare durevole, deve ritenersi non conforme alle Leges Artis”, scrivono i periti puntualizzando che avrebbe dovuto esserci una precoce rivalutazione multidisciplinare della candidabilità all’impianto di un supporto ventricolare durevole.

Secondo le conclusioni dei periti, la scelta di non convertire l’Ecmo – che garantisce la circolazione extracorporea – a un doppio Berlin Heart da parte dell’e’quipe diretta dal cardiochirurgo Guido Oppido “non fu conforme alle Leges Artis”, mentre un Berlin Heart avrebbe, probabilisticamente, evitato il decesso e consentito di “preservare e ristabilire la funzionalità d’organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore rispetto a quello garantito dall’Ecmo”.

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