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Enel Brindisi, No carbone Chiudere e bonificare
Non si arresta la dispersione in di polveri di carbone dai carbonili della centrale Enel Federico II a Brindisi, come dimostrano le foto realizzate dai residenti di contrada Cerano che denunciano la completa inefficienza delle coperture. 
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Queste opere di "ambientalizzazione", presentate come opere ingegneristiche all'avanguardia, realizzate con un clamoroso ritardo di 25 anni, avrebbero dovuto annullare  l'inquinamento prodotto dalle polveri, causa principale del processo in corso in cui il Pm ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione per 13 dei 15 imputati, quasi tutti manager di Enel.
 
Dal 1991 sono dovuti passare 17 anni per i primi cannon fog, 20 anni per il primo revamping del nastro trasportatore e 25 per avere un parco carbonile coperto (ma solo sulla carta a quanto pare). E intanto continua la produzione di evidenze scientifiche circa gli effetti nocivi sulla salute delle popolazioni pugliesi dell’inquinamento industriale.

Nel dicembre 2014 è stato diffuso l’aggiornamento del rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sui costi economici degli effetti sanitari associati alle emissioni industriali. L'aggiornamento abbraccia un arco temporale dal 2008 al 2012, e rispetto a quello precedente relativo al 2009, la Federico II si conferma primo in assoluto tra i peggiori impianti italiani. Nel periodo 2008/2012 le emissioni inquinanti della centrale Enel Federico II hanno comportato un costo in termini sanitari tra i 1356 e 2940 MILIONI DI EURO.

Nel 2015 uno studio del CNR pubblicato dalla rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health” che prende in esame l’impatto del particolato emesso dalla Federico II afferma che la centrale provocherebbe fino a 44 morti l'anno.

L’indagine condotta inoltre ha evidenziato che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce ad una sottostima notevole dell’impatto che la centrale ha sulla salute delle popolazioni.

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Un altro studio recentissimo condotto dai ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (DEP), dell’Ares Puglia, dell’ARPA e della ASL di Brindisi guidato per incarico del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia ha dimostrato che, per alcune cause di morte, è associato un aumento significativo di rischio al crescere dell'esposizione a PM10. Nei soggetti della coorte più esposti a neanche un microgrammo (precisamente 0.65) al metro cubo d'aria in più di altri, si riscontra una mortalità annua più elevata per tutti i tumori (+8%), tra questi spiccano il cancro del pancreas: (+11%), e il cancro della vescica: (+16%); per malattie respiratorie (+12%), per eventi coronarici acuti, cioè decessi per infarto cardiaco (+11%). Questo studio inoltre mette in luce l’inadeguatezza dei “limiti di legge” delle emissioni rispetto alle evidenze scientifiche sulla nocività del particolato.

In qualsiasi altra nazione del mondo con questi dati alla mano la centrale Enel sarebbe stata chiusa. Si sarebbe bloccata la produzione perché non sostenibile dal punto di vista dell'impatto ambientale e “fuorilegge” per quel che concerne il Diritto Ambientale.

A Brindisi invece, al netto di tutte le buone intenzioni propagandate in campagna elettorale soprattutto da parte di chi le elezioni le ha vinte, è calato il silenzio e il business criminale del carbone continua indisturbato. Riteniamo gravissimo il silenzio della politica e delle Istituzioni come Comune e Regione e della stessa ASL parte attiva nell'ultimo studio, di cui non c’è traccia sui siti aziendali, ed è paradossale che l'unico commento ai dati sia provenuto da un'associazione di liberi cittadini. Evidentemente sono più importanti le passerelle presso la Fiera del Levante invece che i problemi concreti delle comunità.

Ass. "No al carbone" - Brindisi

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