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“Non esiste politica senza cultura politica” sosteneva Pinuccio Tatarella, instancabile animatore di riviste, associazioni culturali e strategie politiche.

“Ripensare il centro destra nella prospettiva europea”, era il titolo di uno degli ultimi documenti politici di An, il più grande partito di destra esistito in Italia prima dell’attuale frammentazione politica che condanna la destra all’irrilevanza e ala marginalità.

Quel documento aveva la parte più pregnante nel riferimento preciso alle Fondazioni considerate i principali strumenti per fare emergere una nuova classe dirigente più appropriata alle nuove sfide culturali.

Oggi più che mai, con la diaspora della destra italiana, quel riferimento è fondamentale per ricostruire la destra in Italia senza aspettare che passino decenni.

E’ attraverso le Fondazioni, infatti, e alle riviste alle stesse collegate, che i partiti moderni delle democrazie più avanzate riescono a fare circolare idee e progetti nuovi, non più ancorati a vecchie e stantie forme della comunicazione politica.

Valido esempio è rappresentato dalla Fondazione FAES in Spagna, autentico supporto alle iniziative politiche del Partito popolare spagnolo, presieduta da Aznar o dalla Heritage Foundation per i repubblicani statunitensi.

Fondazione Tatarella

Si tratta di un nuovo modo di intendere la politica finalizzato ad elaborare altre e diverse forme per consentire una maggiore partecipazione politica alla vita pubblica da parte dei cittadini, delusi dalle vecchie forme di partecipazione della stessa. La politica ha il dovere, per ridare credibilità a se stessa e alle classi dirigenti, non solo di trovare nuovi canali per inserirsi nella società civile, ma anche di formare giovani su cui investire e le Fondazioni, con tutti gli strumenti che possono adoperare, rappresentano una valida soluzione alternativa.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una trasformazione dei partiti politici non solo da un punto di vista politico-organizzativo, ma anche lessicale e terminologico, in quanto oggi i partiti tendono a presentarsi come movimenti, associazioni, alleanze, sicuramente più spendibili nella fase politica attuale.

I maggiori osservatori della destra italiana, da sempre, asseriscono che una delle principali difficoltà che la stessa ha incontrato, per affermarsi definitivamente da un punto di vista politico e culturale, è stata la sua classe dirigente

Il futuro della destra politica italiana passa inevitabilmente da una nuova generazione e dal ruolo imprescindibile delle Fondazioni.

Se la destra vuole ripartire non può che ripensare se stessa, ridefinirsi, dotandosi di diversi pensatoi, luoghi in cui rielaborare le strategie politiche e selezionare, in modo autenticamente meritocratico, il futuro della sua classe dirigente, se vuole aspirare a governare il paese.

Sino ad oggi vari tentativi sono stati messi in campo. Ci hanno provato Adolfo Urso con il suo FareFuturo, Gianni Alemanno con la Fondazione Nuova Italia, Gaetano Rasi e Giuseppe Parlato con la Fondazione Ugo Spirito e noi, in Puglia, con la Fondazione Tatarella e la rivista “Puglia d’Oggi”.

tatarella fabrz

Occorre un grande lavoro di raccordo e sinergia tra tutti questi laboratori per evitare dispersione di energie, puntando, in particolare, alla specializzazione di ogni iniziativa. Per realizzare tutto quanto precedentemente asserito, le Fondazioni vicine alla destra italiana devono proporsi come esclusivo punto di riferimento per promuovere momenti di confronto e dibattito, per esaminare l’attuale situazione socio-politica in cui versa il Paese e trovare risposte e soluzioni adeguate alla crisi del momento.

Solo cosi potrà rinascere e trovare adeguata rappresentanza politica un nuovo soggetto politico di destra europea e moderna capace di superare le divisioni del momento.

Non solo iniziative di formazione, borse di studio, ricerche, archivi storici, biblioteche. Le Fondazioni dovranno servirsi di riviste, organizzare seminari tematici per costruire un confronto serio ed approfondito sui principali temi dell’attualità politica, senza tralasciare corsi di formazione dedicati alle radici della destra e del centro destra, non solo italiano, nella prospettiva, auspicabile ed ineludibile, di un compiuto bipolarismo europeo.

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