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Festa Popolare della 'Vidua Vidue' Loprieno: 'Connettere passato e futuro'

La commissione consiliare Cultura del Comune di Bari ha deciso di avviare la procedura per ripristinare la festa popolare della 'Vidua Vidue', creata per ricordare la liberazione di Bari dall’assedio saraceno, nell’anno 1002 d.c., ad opera dei veneziani guidati dal doge Pietro II Orseolo.

La festa, celebrata per oltre 9 secoli (965 anni), era stata soppressa perché si sovrapponeva ad una ricorrenza religiosa, ma un gruppo di artisti, intellettuali, cittadini comuni, fautori della petizione, vuole riprenderla con un nuovo rituale, più rispettoso della verità storica.

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La Festa della 'Vidua Vidue'

di Vito Antonio Loprieno

   Istituita nell’anno 1003 d.C. per celebrare la liberazione di Bari dall’assedio saraceno, iniziato il 2 di maggio del 1002 e terminato il 18 di ottobre dello stesso anno, la Festa della 'Vidua Vidue' si è celebrata per 965 anni (sino al 1968).

   Essa ha rappresentato per la città e per i baresi non solo un modo per ringraziare i veneziani, venuti in loro soccorso, quanto la necessità di ricordare la coraggiosa resistenza della città alle orde saracene. Senza il sacrificio di tanti uomini caduti combattendo durante l’assedio e le atroci pene che l’intera popolazione dovette subire in quei terribili 5 mesi, dove i morti per fame furono centinaia e centinaia, la Jihad, la lotta armata per la conquista dell’Italia all’Islam si sarebbe compiuta. Come accadde nel VIII secolo in Spagna, come accadde nel IX secolo in Sicilia.

   Un ruolo molto importante di vicinanza alla popolazione, di grande supporto spirituale e materiale, lo ebbero i monaci del monastero di San Benedetto di Bari, guidati dall’abate Gerolamo. Quegli stessi monaci che pochi anni dopo la liberazione donarono al mondo il famoso Exultet I, giunto sino a noi e mirabile presso il Museo Diocesano della città.

loprieno
 

   Quella stessa città che, grazie al lavoro prezioso dei tecnici e dei ricercatori della Sovrintendenza Archeologica di Bari e alla lungimiranza della Curia barese, oggi rivive nel Succorpo della Cattedrale, in Palazzo Simi, nei sotterranei del Castello Normanno-Svevo, nella cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo e nei numerosi siti scoperti e ancora da scoprire. Tesori immensi, inestimabili, che riemergono dal sottosuolo per riabbracciare la città nuova e tutti i baresi.

   Sarebbe auspicabile che dal sottosuolo dell’oblio riemergesse anche la nostra storia, la storia di quel popolo coraggioso di resistenti, di cristiani come di ebrei e di armeni, dalle etnie diverse, che non si piegarono, ma lottarono per la loro libertà. Per la nostra libertà. Ricordare quella importante pagina di storia di Bari e dei baresi è il modo migliore per onorarli e per preservare la nostra storia e la nostra millenaria cultura. Dall’assedio uscì una nuova comunità, che troverà l’apice nelle gesta dei 62 marinai che traslarono le ossa di San Nicola di Mira.

Vidua Vidue
 

   Aderendo a queste motivazioni circa 400 baresi, in rappresentanza dell’intero tessuto sociale del capoluogo, hanno sottoscritto una petizione presentata alla Commissione Cultura del Comune di Bari, per chiedere il ripristino della festa. La Commissione, in maniera trasparente e all’unanimità ha accolto la richiesta, portandola in consiglio comunale. Si è deciso di costituire un gruppo di lavoro composto dalla stessa commisione e dai promotori, aperto a chiunque voglia dare un contributo, per definire programmi. Il prossimo 20 marzo una delegazione capeggiata dalla Commissione Cultura sarà ricevuta dall’Arcivescovo di Bari. Ad oggi cresce il numero delle adesioni, da ultima in senso temporale, il Centro Studi Hrant Nazariants e la comunità armena tutta.

   Auspichiamo che la Festa della Vidua Vidue venga ripristinata, non per una forma di miserevole revisione storica, quanto per consentire alla Storia stessa di esprimere la propria funzione: connettere il passato con il futuro.

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