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mirna rabasco

Emergono nuovi, e interessanti particolari dalla fitta indagine scaturita, in seguito alla frode telematica da oltre un milione di euro. Soldi sottratti dal conto della curatela fallimentare dell'ex Amica Spa, aperto presso la  filiale “Via Garibaldi” del Monte dei Paschi di Siena di Foggia.

E' stato sequestrato dalla Polizia Postale un secondo computer dalla sede dell'ex azienda di rifiuti, oltre a quello già consegnato in sede di denuncia da Mirna Rabasco, commercialista, e curatrice fallimentare, su autorizzazione del Giudice Delegato, Roberto Gentile.

Da accertamenti investigativi, il denaro sparito è finito in almeno cinque istituti di credito tra sedi offshore, e conti europei. Figurerebbero anche bonifici depositati su conti in Portogallo, oltre a quelli dirottati verso Cipro, Londra, Isole Seychelles, e Slovenia. Dettagli geolocali, e transnazionali, che si incrociano a margine della maxi inchiesta sui paradisi fiscali allestita dal Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij) di Washington, che ha diffuso il più grande progetto di giornalismo investigativo realizzato nei suoi 15 anni di storia: “Secrecy For Sale: Inside The Global Offshore Money Maze” (‘’Segretezza in vendita: nel labirinto dei capitali offshore’’).

Un'inchiesta, che ruota intorno a illustri attori, in un momento di loro profonda fragilità. Da una parte il “Monte dei Paschi di Siena”, travolto dallo scandalo derivati e da un presunto black-out informatico. Secondo gli investigatori si potrebbe parlare di un “buco nero”, che avrebbe generato un “vuoto” comunicativo tra l'Ufficio enti della filiale foggiana, e la Società Madre, aprendo un varco d'accesso alla miniera d'euro. Le tecniche utilizzate potrebbero spaziare dal “phishing”, con target l'acquisizione di dati sensibili, a mezzi, e virus più sofisticati come i “keylogger”,  in grado di intercettare tutto ciò che digita un utente sulla tastiera del computer.

Amica

Dall'altro lato una società di servizi pubblica fallita. L'ex Amica Spa, insieme ai suoi oltre 60 milioni di debiti, trascinata fino al crack da amministratori pubblici senza scrupoli già assicurati alla giustizia. Fino ad arrivare al cyber-crime, nella frode di 1 milione di euro degli oltre 22 stanziati dal Comune. Soldi derivanti della Tarsu, destinati al pagamento di dipendenti, ex fornitori e creditori. Personale, questo, assunto per l'esercizio provvisorio durato tutto il 2012, e protrattosi fino ai primi di febbraio 2013.

Un intricato, e impalpabile filone d'indagine partito, un mese fa quando, tra il 6, e 7 marzo la curatrice fallimentare, Mirna Rabasco – titolare del conto, a conoscenza di password, e dei dati di accesso insieme al funzionario di banca incaricato – aveva scoperto il furto informatico, denunciandolo immediatamente. Querela sopraggiunta agli inquirenti, l'11 marzo, sulla quale è stato aperto un fascicolo d'indagine a carico di ignoti coordinato dalla Procura della Repubblica di Bari, dal sostituto procuratore, Marcello Quercia.

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