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Ida Iannelli e il cunto sofferto della maternità

“Ricordi da un lungo silenzioso autunno” di Ida Maria Iannelli. Vittoria e il cunto popolare di un’eterna mortificazione

Ida Iannelli e il cunto sofferto della maternità

Una storia vera, un amaro ritornello meridiano: universale nella sua trama sociale a cavallo del secondo millennio. La vicenda-metafora di un intero territorio, che ancora oggi è segnato dal destino tipico dei “figli di un Dio minore”.

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Il racconto di Ida Maria Iannelli, “Ricordi da un lungo silenzioso autunno” – Ed. privata, nella sua autoctona e spontanea vena espressiva, recupera l’antica tradizione de ‘li cunti’ della nonna, con la loro doppia funzione didattica: conquistare l’attenzione del lettore (ascoltatore piccolo o grande che fosse) e trasmettere elementi di riflessione sociale, attraverso minuscoli semi di forte carattere meridionale.

La storia di Vittoria e la saga rustica, in cui si dipana, è quella di schiere di generazioni cafone, di donne senza età e di un Mezzogiorno votato alla mortificazione senza limiti, rassegnato ad alimentare e sostenere ambizioni altrui, e accidiosamente sfruttato per dar forza, struttura e lustro a blasoni che non gli appartengono.

In altre parole, il destino di un Sud fatto di “radici”, la cui funzione vitale deve rimanere “sotterranea”, per essere efficace e per esaltare il tronco e la chioma rigogliosa di un albero senza tempo.

Il canovaccio abbozzato di un romanzo d’appendice, che tra Borbone e Savoia, latifondisti e mezzadri, contadini e signorotti, ma anche laici e bizzoghi, politica e economia, Stato e Chiesa, Nord e Sud, nonché amori e risentimenti, incrocia vicende umane, storiche e generazionali tra Unità d’Italia, Grandi Guerre, emigrazioni e fine della monarchia.

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Una narrazione verace e contadina, per un excursus nei borghi dell’entroterra meridionale: brigante e mediterraneo, che è specchio di vicende senza confini e senza latitudini. L’affermazione di caratteri trasversali che, senza pretendere il piglio letterario, riescono a segnare tratti, memoria e quotidianità di decenni cruciali per la storia dei vinti, degli umili e dei territori di un Sud, che sembra aver smarrito la voglia di riscatto.

Un gesto d’amore filiale verso un affetto unico e caro come “la mamma”, che Ida Maria Iannelli aggiunge a quello in precedenza manifestato nei confronti del “padre” con “Tavolozza d’altri tempi – La pittura di Raffaele Jannelli”, e che nel comporre il “dittico” complementare dei ricordi di famiglia, da Pietramontecorvino – anche attraverso gli acquerelli di Antonella Rutigliano – proietta il riverbero vivo, deciso e luminoso di un autentico “Amor loci” per la Terra Daunia.

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donatella di pietrantonio
 

L’imponderabile casualità degli eventi vuole che proprio in questi giorni il Premio Campiello 2017 sia stato assegnato a Donatella Di Pietrantonio “L’arminuta” – Einuadi Editore.

“L’arminuta” (la ritornata) è una ragazzina di tredici anni che da un giorno all’altro scopre di non essere la figlia delle persone con cui è cresciuta e si trova restituita alla sua vera famiglia.

La scrittrice abruzzese regala in questo breve romanzo una storia della sua terra, incentrata sulla figura di una figlia della campagna cresciuta in città e improvvisamente restituita alla sua famiglia d’origine. Lo schiudersi di un nuovo mondo – in realtà antico – è l’occasione per l’Arminuta per fare i conti con quello moderno che l’ha cresciuta.

La maternità è uno dei temi più affrontati nei romanzi di Donatella Di Pietrantonio: “È la mia urgenza narrativa – ribadisce l’autrice –  ed è d’altronde un tema universale e antico, inesauribile. Mi interessa andare a guardarlo nelle sue pieghe nascoste, nelle parti in ombra, nelle anomalie. All’opposto dell’amore e del contenimento la relazione madre-figlio può sfociare nell’abbandono, nel rifiuto, nella rinuncia. Così è da sempre, troviamo esempi nella mitologia e nelle fiabe, basti pensare a Medea, Pollicino, Hansel e Gretel. L’Arminuta, dopo la restituzione alla famiglia biologica, quindi dopo un doppio abbandono, dice di essere orfana di due madri viventi”. Possiamo dire che anche questo sia stato un autentico “segno dal cielo” per Ida Iannelli.

(gelormini@gmail.com)