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350px Chapelle sixtine2

In attesa del Conclave che nominerà il successore di Benedetto XVI, uno dei partecipanti elettori è divenuto un personaggio della cronaca, su qualche resoconto si è adoperata, addirittura, la definizione di icona sociale.

Ciò, grazie ad un suo gesto, tanto semplice quanto inedito per il ruolo rivestito, ossia a dire il sistematico arrivo, sotto il colonnato di Piazza S. Pietro, non a bordo di un’autovettura lussuosa o di un pulmino navetta, o a piedi, bensì in sella a una bici.

L’eccezionale velocipedista è Sua Eminenza Reverendissima, il Signor Cardinale Philippe Xavier Ignace Barbarin, arcivescovo metropolita di Lione, Primate delle Gallie.

Nato a Rabat, odierna capitale amministrativa del Marocco, nel 1950, quando quel paese era ancora una colonia della Francia, laureato in filosofia alla Sorbona, entrato nel seminario dei Carmelitani nell’anno 1973, titolato di una seconda laurea in teologia, ordinato sacerdote nel 1977, consacrato vescovo nel 1998, elevato all’arcidiocesi di Lione nel 2002, nominato cardinale nel 2003, Cavaliere della Legion d’Onore.

Il suo stemma vescovile, riferito all’attuale incarico pastorale, reca, in alto, la scritta “Prima sedes Galliarum

518px Coat of arms of Philippe Barbarin svg

(prima sede delle Gallie), al centro, su sfondo rosso porpora che è il colore della dignità cardinalizia, il disegno di due pesci, due gigli e un cuore, in basso, il motto “Qu’ils soient un” (che essi siano una cosa sola).

In aggiunta a tanta ufficialità, adesso, gli astanti dalle parti di S. Pietro, i giornalisti e i telespettatori di tutto il mondo, lo conoscono come il cardinale ciclista.

Che cambiamento, anzi che avanzata rivoluzionaria di costume, rispetto a immagini e cerimoniali presenti e vigenti sino a poche decine d’anni fa!

Solo per fare un esempio, a chi scrive, nel periodo in cui, per la sua attività lavorativa, si trovava a frequentare un antico palazzo, sede centrale di un’azienda di credito, ubicato in Via del Corso, nella Capitale, ogni volta che scendeva a piedi lungo lo scalone dal primo piano o nobile al piano terreno, si vedeva proiettare, negli occhi, la scena, rigorosamente fissa, che s’instaurava all’atto della visita, a quell’edificio, di un cardinale, Principe della Chiesa. In tale circostanza, era prassi che due valletti o paggi, in divisa di gala, si portassero al portone d’ingresso del palazzo per accogliere il Porporato, indossante un lungo piviale, la berretta e il galero, e, prendendo in mano e sollevando una sorta di strascico del paramento, lo accompagnassero sino al salone o salotto dei vertici della Banca.

250px Philippe Barbarin

Adesso, salvo che in celebrazioni o eventi straordinari, sono state abbandonate o ridimensionate tali vesti solenni, il cosiddetto “piatto cardinalizio” è divenuto più modernamente “assegno cardinalizio”, si è fatto avanti un clima più sobrio, più comune, più umano.

In questo giorni, in un’intervista, S.E. Barbarin ha sostenuto che “il successore di Ratzinger dovrà essere una figura solida”, volendo richiamare, con l’aggettivo, la resistenza della pietra su cui è edificata la Chiesa.

Potrebbe essere anche lui il prossimo successore di S. Pietro, è fra i più giovani, vanta una notevole esperienza pastorale e, poi, anzi soprattutto, dà l’idea di persona semplice, umile, pratica e infine, perché no, anche attenta all’ecologia, col suo andare in giro sulla bicicletta, sino a riporre il mezzo, alla fine del tragitto, in una normale rastrelliera.

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