A- A+
PugliaItalia
Il ghetto di Rignano G.co La direzione possibile

di Antonio V. Gelormini

"Arrign' e arrign', ma n^n arriv' mai^!" era il detto popolare comunemente ricordato dalle parti di Rignano Garganico, dove le curve per salire in paese sembrano non finire mai. Un paese che ad ogni tornante si ha l'impressione di vederlo sempre più vicino, ma al quale si ha la sensazione che non si riuscirà comunque o facilmente ad arrivarci. Questo, nell'odierno incedere in automobile: provate ad immaginare quando ci si saliva a piedi, accompagnando l'asino carico delle sua soma, di ritorno dalle campagne e dagli orti situati a valle.

Una sorta di maledizione accidiosa, che come in tanti piccoli centri dell'entroterra dauno sembrava segnare il destino dei suoi abitanti, dei suoi lavoratori e dei suoi contadini, che del proverbio avevano fatto una sorta di cantilena rassegnata. Anche e soprattutto quando queste terre hanno cominciato a perdere la vista lunga della speranza e a subire come inevitabile destino il radicamento opprimente del caporalato.

Ma l'impressione che un inaspettato e perdurante "maestrale" abbia cominciato soffiare, risvegliando sopite speranze e dimenticati orgogli, da qualche tempo è sempre più timidamente, ma con convinzione, percepita. "Stiamo giocando una partita dura con la chiusura del ghetto di Rignano", ha detto qualche giorno fa Guglielmo Minervini dall'alto di una piazzeta con vista mozzafiato sul litorale di Manfredonia, "una sfida durissima per scalfire il muro del caporalato".

caporalato
 

L'Assessore alle Politiche Giovanili, Trasperanza e Legalità della Regione Puglia ribadisce con forza: "A casa Sankara a San Severo abbiamo presentato la seconda tappa del primo progetto di auto impresa agricola gestita direttamente da migranti. Su 20 ettari assegnati dalla Regione Puglia dal 1 settembre si potrà avviare una esperienza di coltura multietnica a km0. Miglio, fagioli e ocra accanto al pomodoro. Un progetto che nasce trasformando i migranti da destinatari di una politica pubblica assistenziale a protagonisti di innovazione sociale ma anche economica".

"Accanto a loro - continua Minervini - le realtà che si stanno battendo per la chiusura del Ghetto l’associazione “ghetto out-la voce dei migranti”, Artvillage, Caritas diocesana di San Severo, Libera - presidio Francesco Marcone San Severo, Cooperativa Albero del pane, Flai Cgil".

Per poi avvertire con emozione: "Qui stiamo mettendo un cartello stradale, che indica la direzione possibile".

Il "Ghetto" di Rignano Garganico - è l'opinione diffusa e incoffessata - è una vergogna, che da queste parti ci si porta dietro da anni. Non si contano più le denunce dei casi di caporalato: la moderna schiavitù nelle terre di Capitanata.

rignano garganico panoramica
 

"Nessuno, finora, era riuscito a prendere di petto la questione e affrontarla con coraggio", sottolinea Giuseppe Beccia, Consigliere comunale di un paese del Subappenino dauno e membro della segreteria regionale di Sel, "Guglielmo Minervini l'ha fatto. L'ha fatto subito, appena divenuto assessore alla cittadinanza sociale. E l'ha fatto nel modo più difficile, puntando sulla partecipazione dei migranti".

Sono in molti, infatti, ad essere arrivati dalla provincia a dar sostegno allo sforzo comune guidato da Minervini e a testimoniare la vicinanza ai cittadini del comune garganico. E Beccia aggiunge: "Il lavoro fatto prova a far nascere una cosa buona da una cosa brutta. Riuscendo a cavare dalla vergogna del caporalato e dello sfruttamento dei migranti un progetto straordinario: un ecovillaggio, con l'autocostruzione. Minervini l'ha fatto, affrontando di petto il tema dello sfruttamento, avviando il progetto Equapuglia. L'ha fatto coinvolgendo in questi lunghi mesi le associazioni, i volontari, i sindacati, le imprese, le forze dell'ordine, gli enti locali".

Si legge orgoglio e soddisfazione per quanto fatto finora, ma i timori sono ancora tanti. La malapianta non è così facile da estirpare. E il vento che spira sul promotorio del Gargano ne facilita diffusione e inseminazione ciclica. Il germoglio di una Puglia diversa va difeso. Coltivato e difeso. Anche per sfatare, una volta per tutte, quel maledetto ritornello, che continua a ronzare nelle orecchie: "Arrign' e arrign' ...."

(gelormini@affaritaliani.it)

Iscriviti alla newsletter
Tags:
minervinighettorignano garganicocaporalatocartelloassessore
i blog di affari
BANDI ERASMUSPLUS, AIUTI AI GIOVANI, ESSP PER SICUREZZA SOCIALE LAVORATORI
Boschiero Cinzia
Unioni civili, l'iter da seguire se si vuole divorziare
di Avv. Francesca Albi*
Svizzera, sì al Green Pass: il golpe globale del regime sanitario
L'OPINIONE di Diego Fusaro
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.