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Ilva. il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, risponde al Presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti, in merito al problema dell'inquinamento industriale.

“Vorrei rassicurare Peacelink di Taranto. Non ho alcuna intenzione di ridimensionare la portata dell’inquinamento nel capoluogo ionico. Ho semplicemente, invece, voluto sottolineare la dimensione nazionale dell’inquinamento industriale. Questo è un tema che chiama in causa decenni e decenni di latitanza delle istituzioni e di pigrizia politica e culturale. E’ una materia che ha investito la stessa istituzione parlamentare che però non è mai intervenuta tempestivamente, anzi, in alcuni casi, ha persino legiferato il rinvio dei termini temporali previsti per il raggiungimento di valori di qualità dell’aria per alcuni inquinanti, quali ad esempio il benzoapirene (Decreto legislativo n. 155/10 ndr). In questi anni invece la Regione Puglia, con propri provvedimenti legislativi, seppure in un quadro limitato di competenze specifiche, è stata antesignana di importanti provvedimenti legislativi (legge sulla diossina n. 8/09 – legge sul benzoapirene n. 3/11 e legge su valutazione del danno sanitario n. 21/12 ndr).

Faccio notare che mentre per i limiti emissivi della diossina, l’applicazione della  normativa pugliese comporta limiti emissivi pari o inferiori 0,4 nanogrammi per metrocubo di diossina e di furani (per Ilva, l’Aia ha fissato tale soglia a 0,3), la soglia della norma nazionale è ben più alta, equivalente cioè a 100 nanogrammi per metro cubo per tutte le sostanze più nocive. Così come dai riscontri delle indagini dell’Arpa Lombardia, si può notare come le concentrazioni, per esempio di benzoapirene o di diossina, siano particolarmente allarmanti in diverse concentrazioni urbane dell’area padana.

Vorrei quindi ribadire che nessuno intende giocare a nascondino con una realtà che va affrontata di petto. Il punto semmai è di non ridurre a problema locale una gigantesca questione che riguarda la modernità del Paese e la modernità del sistema industriale italiano. Si tratta di intraprendere un’opera storica di conversione ecologica dell’economia, affinchè le necessità produttive e il diritto al lavoro non siano più in contraddizione con il diritto alla salute e il diritto alla vita”.

 

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