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Parte dalla Puglia e dalla Fondazione “Giuseppe Tatarella”, nel nome del leader storico di Alleanza Nazionale, nonché ispiratore e protagonista della "politica dell'Armonia", il tentativo di riaprire quel laboratorio tanto caro a "Pinuccio", per cominciare a verificare ipotesi di ricucitura a Destra, dopo l'infelice esperienza - a detta di molti - sugli scogli del Polo prima e del Popolo della Libertà dopo.

Il pretesto: la presentazione del libro di Antonio Polito “In fondo a Destra” – Rizzoli Ed., 2013. L’incontro: nell’Aula Consigliare del Comune di Bari, dove - con l’autore - si sono ritrovate le anime pugliesi della cosiddetta diaspora, rappresentate da Nino Marmo, vice Presidente del Consiglio regionale, Michele Saccomanno e Salvatore Tatarella. Tre politici provenienti tutti dall'esperienza di Alleanza Nazionale e del Msi prima, ma oggi collocati differentemente nel PdL, in Fd'I e in Fli, in un dibattito moderato da Maddalena Tulanti, vice direttore del Corriere del Mezzogiorno.

Un appuntamento destinato a ripetersi già fra qualche giorno a Palermo, con Domenico Nania, Francesco Storace, Salvatore Tatarella, Adriana Poli Bortone ed altri, per poi approdare - dopo ulteriori tappe lungo lo stivale - a Roma: all'incontro nazionale organizzato dal nuovo leader del Fli, Roberto Menia. Tutte occasioni in cui la Fondazione Tatarella conta di svolgere la funzione di “catalizzatore” di un processo da più parti auspicato e, a quanto pare, non solo a destra.

Un’occasione, questa del libro di Polito, apprezzata trasversalmente che riconosce all’autore quell’impronta british dell’analisi, che la stessa Tulanti ha evidenziata quale cifra identitaria storica dell’ex vice direttore di Repubblica, poi direttore del Il Riformista ed oggi editorialista del Corriere della Sera. Un’occasione utile ad affrontare la questione, ancora irrisolta, del dopo Berlusconi, che pone a tutti l’interrogativo se dopo il Cavaliere: “Ci sarà ancora una Destra?”

Un esame di coscienza che, superando reminiscenze auto-celebrative, recuperi l’orgoglio di quella Destra che poteva essere e non è stata o non è ancora. E che possa ritrovarsi su basi valoriali e istituzionali comuni, consapevole dei numerosi errori che ne hanno compromesso il percorso: già a suo tempo indicato dalla lungimiranza politica di un leader come Giuseppe Tatarella.

Il dibattito tra autore e attori politici ne ha evidenziato diversi: l’occasione perduta della Bicamerale; la visione corta di Monti, Fini e altri nel cercare la nuova Destra non a destra, ma verso il Centro; il virus del frazionismo; la mancata visione strategica nel rincorrere la Lega sul fronte del federalismo, perdendo per strada il vessillo più caro dell’unità nazionale. Per non parlare del presidenzialismo, con visione bipolare, letteralmente soffiato alla Destra storica da Berlusconi.

Fondazione Tatarella

Un labirinto lungo il quale l’ubriacatura berlusconiana ha reso la Destra ininfluente, per cui a detta di ciascuno dei protagonisti dell’incontro barese, va superato il timore di tornare ad essere “una Destra mobilitante”, per dare finalmente - anche in Italia - dignità europea alla stessa parola “Destra”. Un sogno che Antonio Polito ha sintetizzato nell’auspicio di poter un giorno decidere di votare con cognizione di causa anche a Destra, come accade normalmente nelle democrazie compiute e moderne come l’Inghilterra, gli Stati Uniti, la Germania e la stessa Francia.

Al decalogo di Salvatore Tatarella, ispirato al libro di Polito, ed alle rivendicazioni storiche di Michele Saccomanno, Nino Marmo ha ribadito di non credere a una destra fuori dal PdL e si chiesto dove siano quegli intellettuali, che dovrebbero costituire le precondizioni di un processo di ricostruzione.

Lo stimolo sa più di accurata prudenza, che di diffidente scetticismo. Il dibattito è partito. Sotto il tavolo, sono molte le dita incrociate.

(gelormini@affaritaliani.it)

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