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Renzi Bari4

La scelta di Matteo Renzi di partire da Bari, per il suo tour elettorale in vista delle Primarie per la segreteria del Partito Democratico, ha motivazioni più subliminali che l'evidente omaggio all'appoggio ricevuto dal sindaco Emiliano: manifestato con l'abbraccio caloroso all'ingresso del padiglione nuovo della Fiera del Levante.

La scelta di Bari è una sfida lanciata nel territorio avverso, a chi non lo vorrebbe assolutamente alla guida del partito, e da un pezzo continua a ripetere - con insistenza - di vederlo bene a Palazzo Chigi. Bene, non meglio!

Da questo angolo prospettico si fanno decisamente più chiari i lineamenti di uno dei passaggi significativi e marcati nel monologo del sindaco di Firenze, tanto da incastonarlo al culmine del percorso oratorio della serata: "Hanno paura di te. Fanno bene ad aver paura di me, ad aver paura di noi ...", rivolto a quelli che "da 20anni fanno la lezione, sui giornali o dalle cattedre, che non hanno cambiato l'Italia ma che continuano a dar lezioni alla politica. Sono sempre loro, 20anni di commentatori, di opinionisti...". Un passaggio cruciale, dal verso ben definito, che la dice lunga su quanto sarà complessa e articolata la marcia "verso”, la segreteria.

Discorso leggero, costruito sulle declinazioni di una campagna che già raccoglie critiche, ma che raggiunge l’obiettivo di accendere attenzioni e reazioni (si chiama campagna virale). Strutturato ed esposto per cogliere la sintonia con le generazioni più giovani, evitando i passaggi canonici di un discorso politico tradizionale, almeno come da anni si è abituati a vederli strutturati, pur lasciando spazio alle diverse forme soggettive di interpretazione.

Discorso che è piaciuto nel complesso, ma che non ha riscaldato i cuori e, naturalmente, ha subito acceso il dibattito tra quanti ne hanno condiviso l’impostazione e i temi affrontati, e quanti invece sono rimasti delusi dalla superficialità, mancanza di riferimenti pratici e apparente latitanza di assetto programmatico.

campagna renzi 5

La stessa bacchettata sull’indulto come autogol, che ha già provocato una valanga di reazioni, ha registrato più di un intervento censorio da parte dell’establishment politico, fattasi sintesi nelle dichiarazioni del ministro Flavio Zanonato, quando ha paragonato Renzi a Grillo.

Una questione spinosa, questa dell’indulto, dove si rischia di dimenticare che ricorrervi ogni 6-7 anni è la testimonianza di un fallimento della politica e dei suoi protagonisti, che cercano il salvacondotto per l'incapacità di affrontare quegli stessi problemi tra un provvedimento "necessario" e un altro. E magari presentare, con scarso pudore, la soluzione tampone come  simulacro umanitario!

"L'Italia per cambiere verso all'Europa. Il PD per cambiare verso all'Italia. Noi per cambiare verso al PD", ha detto Matteo Renzi a Bari. Si direbbe un programma "versatile", che ha immediatamente provocato in rete la chiosa critica: “Sì, ma chi per cambiare verso a noi?....”.

Renzi Emiliano

Insomma, la freccia ri-versa sulla quale Matteo Renzi è andato avanti e indietro, durante il suo discorso d’avvio della corsa alla segreteria del Pd, è come se tradisse una certa auto-referenzialità non ancora manifesta se personale o dello stesso partito.

Sul fronte dalemiano sono piuttosto evidenti i sorrisetti sornioni, tra cui sfugge un commento malizioso e rivelatore: “Lasciatelo parlare, si cuocerà nella sua acqua”. Riferimento che in Puglia, come altrove, si usa per la fine del polipo. La cui variante levantina, però, prevede l’intervento decisivo della cipolla.

Intanto Michele Emiliano gongola e, con le dichiarazioni sullo “sconosciuto” Cuperlo, ha già fatto intendere che lui sul carro di Renzi non ha bisogno di salirci, tanto meno si appresta a spingerlo: da un pezzo, quel carro lui lo tira!

(gelormini@affaritaliani.it)

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