Capitava spesso a Marco Pannella, soprattutto nei periodi caldi delle battaglie sul divorzio prima e sull’aborto poi, di essere a Bari: in quella realtà cittadina che – allora seconda solo a Perugia, che vantava una frequentatissima Università per Stranieri – era testimonianza spontanea di multietnicità, come è magnificamente ed efficacemente raccontato da Silvia Rizzello nel suo “Riso fuori sede” – Edizioni Kurumununy 2016.

Ci era tornato qualche anno fa invitato da “Capitane Coraggiose”, il ciclo di incontri promosso da Francesco Paolo Sisto, fondatore dell’omonina associazione presieduta da Irma Melini, nel calendario de “La Storia siamo noi”, intervistato dal trio di giornaliste: Adriana Logroscino – Corriere del Mezzogiorno, Enrica Simonetti – La Gazzetta del Mezzogiorno, Alessia Ripani – La Repubblica.

Il sorriso “agrodolce” del condottiero di battaglie etiche, politiche, civiche e scioperi della fame, nonché opinion leader dal carisma indiscusso, ricordava quello dei pastori transumanti, ma con la dote mancante del silenzio, ma anche quello di un “pastore episcopale” senza mitria. Quel sorriso si è spento nella serenità di un invito-esortazione ai militanti del Partito Radicale, la sua famiglia: “Ragazzi, niente tristezza, non mollate mai, sappiate che alla fine abbiamo vinto noi”.

Ci sarà tempo per tornare sull’analisi critica sul ruolo e sulla parabola del Partito e sulle ingenti risorse garantite dalle convenzioni statali a Radio Radicale. Oggi rileviamo che per uno dei tanti paradossi della vita, Marco Pannella ha dovuto “spegnersi” per accendere il profluvio di riflettori, telecamere, trasmissioni e servizi giornalistici che in queste ore inondano i canali televisi, radiofonici e l’intera rete web.

“Con Pannella scompare non solo un politico che ha segnato la storia dei diritti civili in Italia, ma un pezzo della Storia stessa d’Italia”, dichiara a caldo anche il presidente del gruppo dei Conservatori e Riformisti, Ignazio Zullo.

“Le nostre storie politiche sia a livello nazionale sia a livello regionale spesso si sono molto sfiorate e incrociate – aggiunge Zullo – dai 12 referendum per cui abbiamo raccolto insieme le firme tre anni fa, alla mia personale battaglia per l’ottenimento di farmaci cannabinoidi per i pugliesi che vivono malattie croniche particolarmente dolorose. Non sempre abbiamo condiviso le sue battaglie, ma Pannella ci ha insegnato essenzialmente a vivere la politica con grande passione e servizio. Non lo dimenticheremo”.


Onofrio Introna, invece, ricorda il percorso comune: “Con Marco se ne va un pezzo importante della nostra Storia politica, anche un pezzo della nostra vita personale. In tanti lo abbiamo conosciuto, amato, criticato, cercato ed evitato.
Difficile non volere bene a questo autentico portento intellettuale a questa figura laica e spirituale”.
“Il rapporto tra Socialisti e Radicali – sottolinea Introna – si è sempre sviluppato tra grandi intese e forti contrasti, ma nelle battaglie per i diritti civili abbiamo sempre avuto una grande sintonia. E ne ricordo tante fatte insieme. Sono tra i tanti Socialisti che decisero di prendere la doppia tessera per salvare il Partito Radicale. E fui tra quanti nello SDI vollero con entusiasmo e sostennero l’alleanza nella la Rosa nel Pugno. Ciao Marco”.

Me la ricordavo, l’ho cercata e l’ho trovata. E’ la riflessione di Indro Montanelli, per il leader politico radicale: “A Pannella dobbiamo veramente due cose, malgrado le sue mattane. Effettivamente riuscì a impedire a una certa aliquota di giovani di finire in braccio al terrorismo, cioè gli dette un’altra bandiera. E alcune battaglie sue furono sacrosante, come quella del divorzio che appoggiammo. Poi verso Pannella io ho una certa simpatia, dovuta al mio vecchio fondo anarchico, libertario, che ritrovo in lui. È una simpatia genetica. Ritrovo in lui quello che io sono stato a vent’anni”.

