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Legge elettorale, Vendola ricorrerà alla Consulta

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, dichiara di essere pronto a ricorrere alla Corte Costituzionale per far annullare la legge elettorale appena approvata in Consiglio regionale. Sembra un pasticcio, ma è un corto circuito istituzionale, provocato dal varo di una legge che è percepita dalle come uno schiaffo al tentativo di introdurre la parità di genere, e dalle minoranze come un esagerato e contraddittorio argine al coinvolgimento politico-amministrativo del più importante ente territoriale.

Vendola, uscendo dall’aula, non aveva partecipato al voto finale sulla legge. E i consiglieri dei due gruppi che a lui fanno riferimento (Sel e Puglia per Vendola) avevano votato contro. Al vaglio della Consulta innanzitutto il balzo dello sbarramento per le coalizioni, passato all’8% (mentre resta al 4% quello per la liste in coalizione): “Come è possibile – era stato il commento a caldo del presidente Vendola – prevedere che un partito del 4%, alleato ad altre liste, conquisti consiglieri e un partito che si fermasse al 7,9% non ne porti a casa neppure uno? Trovo questo profondamente irragionevole e costruito al solo scopo di adattare le norme a questioni di immediata convenienza di questa o quella forza politica”.

Ma il ricorso alla Consulta riguarderà anche la mancata previsione della “doppia preferenza di genere”, per provare a favorire una presenza di donne più significativa in Consiglio regionale. “ Stiamo lavorando con i nostri esperti legali sull’analisi giuridica delle norme che consideriamo viziate di incostituzionalità – avverte Vendola – per poi agire di conseguenza”.

“La legge elettorale che è uscita dal Consiglio regionale è davvero un mostro giuridico e Sel reagirà facendo ricorso alla Corte Costituzionale perché è una legge che dal nostro punto di vista viola principi fondamentali della democrazia”, ha ribadito il leader di Sel durante l’assemblea regionale pugliese del partito, “Democrazia significa potere del popolo, – ha concluso – non significa potere delle oligarchie e potere dei maschi”.  

All’orizzonte si prospetta la ‘repetitio’ in loco della situazione romana: un Parlamento eletto con una legge, il Porcellum, dichiarata incostituzionale. I tempi si preannunciano lunghi, per cui a maggio si andrà alle urne, comunque, con il testo appena votato dal Consiglio regionale.

(gelormini@affaritaliani.it)