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Don Marcello Cozzi, prete lucano famoso per le sue lotte contro le mafie, dallo scorso luglio è vicepresidente nazionale di Libera, una delle maggiori associazioni italiane antimafia che fa capo a don Ciotti.

Autore di diversi libri, tra cui “Quando la mafia non esiste - Malaffare e affari della mala in Basilicata”, don Marcello è impegnato da anni nelle piazze e tra la gente, soprattutto tra i più giovani, per denunciare le organizzazioni malavitose e creare una nuova cultura, perché, come dice spesso, “la lotta alla mafia non è più militare, ma sociale e culturale”.

In occasione dell'incontro ”Prospettive di speranza per la pace e la legalità” organizzato da Pax Christi a Taranto, presso l'istituto comprensivo della scuola media “Leonida”, Affaritaliani lo ha intervistato.

 

Il tema affrontato oggi, “Prospettive di speranza per la pace e la legalità”, ha uno spettro largo di riflessioni, mi indica un obiettivo a portata di mano, o quasi raggiunto, ed uno “a lungo termine” quasi utopistico,  ma al quale crede fermamente?

Parlare di speranza è più difficile che praticarla rimboccandosi le maniche. Ogni giorno è pieno di obiettivi da raggiungere ed ogni sera è una conquista. I grandi motivi sono Pace e giustizia per tutti, come diceva anche Martin Luther King “non ci devono essere disparità fra gli uomini, non più poveri o deboli”. La grande utopia da perseguire è risvegliare le coscienze. Ma parlare di speranza oggi è difficile, cosa dici ad un disoccupato? Le parole vanno rispettate, il significato delle parole è importante per capire la realtà. La parola crisi viene dal greco e significa svolta, scelta coraggiosa, e dunque la speranza è di approfittare della possibilità di svolta che è la crisi, dobbiamo cambiare cultura, mentalità, dobbiamo estirpare l'illegalità non dal vocabolario, ma dalle nostre pratiche di vita. Questa è la speranza possibile e categorica.

Lei gira con Libera sopratutto per le scuole d'Italia. Nota delle differenze forti fra i ragazzi di una località e l'altra? E perché avete concentrato la vostra attenzione sulle scuole?

I ragazzi sono magnifici tutti, da tutte le parti d'Italia ci seguono con attenzione. Hanno bisogno di punti di riferimento, ma si rimboccano le maniche e... quest'anno sono stati 6000 i volontari nei nostri campi di lavoro. Ascoltano e ricambiano con entusiasmo. La parola “legalità” è inflazionata tanto che non parliamo nemmeno più di “educazione alla legalità”,  ma la formazione nelle scuole è necessaria proprio per dare la legalità come punto di riferimento.

Marcello Cozzi 005

Lo slogan della giornata del 16 marzo sarà "Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità", ricorda “mettete fiori nei vostri cannoni”, ma a questo unisce  l'idea di giustizia. Lei pensa che risolvere il problema delle mafie, ovvero dare giustizia, sia il mezzo per arrivare alla Pace?

Sicuramente non c'è pace senza giustizia e viceversa. Non si possono scindere l'una dall'altra. E noi siamo in guerra sotto il bombardamento dei numeri della crisi, i numeri dei disoccupati, i numeri dello spread ed invece dovremmo ricordarci dei nomi delle persone che soffrono per la crisi economica ed è a loro che dovremmo dare Giustizia, cercando di cambiare l'abitudine all'illegalità che dilaga anche nel nostro piccolo quotidiano.

Lei ha scritto il libro “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata”... ed ha girato tutta Italia. Pensa che la malattia mafiosa è ancora percepita come una disfunzione di alcune regioni come Sicilia, Campania e Calabria e il resto è cosa d'importazione? Oppure si sta diffondendo la coscienza che ogni regione ha il suo focolare, al di là dei fenomeni d'importazione?

Sì, cerchiamo ancora i mafiosi con coppola e lupara mentre la mafia si è evoluta e sta uno o due passi davanti a noi. Però non si può parlare di focolai, il malaffare è più di un focolare e la gente sta iniziando ad aprire gli occhi, ma ancora troppi credono al fenomeno d'importazione dal Sud.

Qui, a Taranto, l'affare malfatto è quello dell'inquinamento e dietro non c'è una cosca ma ci sono vittime, sfruttatori e malati... secondo lei è sempre una carenza di legalità e giustizia e dunque una nuova questione mafiosa?

Se intendiamo per mafia la cura degli interessi di pochi a scapito dell'interesse comune, se intendiamo per mafia quella zona grigia, il cono d'ombra dietro gli affari che pilota e manovra lo svolgimento degli affari verso gli interessi privati, allora sì, d'altra parte ormai parliamo di mafie al plurale, cioè di forme diverse di una mafia che si evolve molto velocemente. Ed è questo il problema, la mafia di Riina e Provenzano era piccola cosa, mentre é la zona grigia, quella più pericolosa, che dobbiamo battere.

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