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FrancescoDeGregoriMedimex
 

Bari – Seconda e terza giornata conclusiva della Fiera dell’innovazione musicale del Medimex, tradizione ed eleganza della cosiddetta “vecchia scuola” che ha incontrato e si è lasciata contaminare dalle nuove forme di comunicazione e voglia di sperimentare dei rappresentanti della musica più giovani. Se da una parte, infatti, artisti come Francesco De Gregori, Pino Daniele, Renzo Arbore e Fiorella Mannoia non hanno smesso di cercare il nuovo e mettersi alla prova, oltre la barricata vi sono musicisti come Emis Killa e Marco Mengoni, i quali non hanno dimenticato le radici importanti della tradizione italiana. Senza dimenticare gli altri volti della musica, rappresentati da Nicola Conte, Claudio Coccoluto, Niccolò Fabi e Bobo Rondelli.

“Grazie ai cantautori come Gino Paoli, Sergio Endrigo, Fabrizio De Andrè prima e alla nostra generazione – ha raccontato De Gregori - è nata in Italia una canzone con un indirizzo più impegnato”. Una musica, quella di De Gregori, nata grazie all’ascolto famelico ed attento di altri artisti: “Le prime canzoni di Fabrizio De Andrè, che ho scoperto a 15 anni, mi hanno spinto a provare a scrivere.

FiorellaMannoiaMedimex2
 

Bob Dylan è un artista immenso che ha influenzato molto il mio modo di comporre e di cantare. Il segreto però credo sia quello di prendere tutto da tutti”. L’artista, nel corso di un’intervista con il giornalista Ernesto Assante, ha spiegato anche la differenza tra musica e poesia: “’Tu sei un poeta’ è una frase che spesso mi dicono. Magari sono persone che non hanno mai letto poesie. La canzone vive di parole e musica, di una ritmica, di una interpretazione. Poesia e canzone sono cose molto diverse. La canzone insieme a cinema, arte contemporanea, televisione, pubblicità entra nella letteratura dei nostri tempi e contribuisce a formare la nostra cultura”. Davanti ad un pubblico giovanissimo De Gregori ha raccontato gli inizi, tra alti e bassi: “Io ho imparato facendo musica, ho iniziato a suonare la chitarra e facevo schifo. Dopo tanti anni non so suonare bene ma sono capace di non far impazzire i miei musicisti. Il mio esordio è stato davanti ad un piccolo pubblico nel Folk Studio di Roma. Le prime composizioni erano canzoni che mi piacevano anche perché ero privo di modestia”. Ed ha concluso: “Arrivare a scrivere una canzone semplice è davvero difficile. Poi capita che magari tu ami un brano che invece non piace al pubblico o che magari il pubblico riscopre dopo un concerto o dopo un po’ di anni”.

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Tra panel dedicati all’identità attualmente multiforme delle case discografiche, all’ambiguità di un mercato musicale sempre più complesso (e spesso dopato dai talent televisivi) ed all’importanza strategica dei live e della musica su Internet per fronteggiare il trend negativo nella vendita dei dischi, spazio anche ad un’altra figura chiave della musica: Fiorella Mannoia. “Siamo in continua evoluzione. I mezzi d’informazione – ha ammesso l’artista - sono cambiati, i mezzi che usiamo nelle registrazioni sono cambiati rispetto al passato. Oggi riusciamo a mandare un file dall’altra parte del mondo grazie alla posta elettronica, cosa impensabile nel passato”.

Un’evoluzione che ha permesso di abbattere le barriere geografiche: “Ormai siamo tutti collegati. Ho incontrato musicisti, manager attraverso Facebook e Twitter. Essere fuori da questa realtà vuol dire essere fuori dai tempi. Grazie ai social il contatto è più diretto, si saltano alcune figure quando sei tu stesso a gestire i tuoi spazi social. E’ tutto più semplice, quando non ci sono filtri”. La Mannoia ha anche ricordato il suo amico Lucio Dalla grazie ad un album tributo, “un atto d’amore nei confronti di un persona speciale”, ed ha condiviso con il pubblico anche una critica alla classe dirigente: un "impoverimento generale del linguaggio" anche a causa di chi ci amministra, che "è ignorante e non può insegnare nulla", portando anche i giovani d'oggi a essere "meno colti".

 La parola “Cultura” anche nell’intervista dedicata a Pino Daniele. “Nel nostro Paese - ha denunciato il musicista - bisogna insistere di più sulla Cultura". Ed in particolare "sulla musica la cui forza è oscurata dal 'sistema' che teme possa cambiare davvero le cose". Pino Daniele, ospite del Medimex, non ha nascosto il proprio disappunto su quella che ritiene una deriva anti-culturale dell'Italia: "Le orchestre non ci sono più – ha dichiarato con rammarico il musicista -, c'è una vera e propria fuga dei cervelli".

A rappresentare la cosiddetta “scuola dei giovani” Emis Killa: “Essere artista per me è essere autodidatta. Io non sono mai andato a scuola di canto anche perché nel mondo del rap vale la regola che colui che parte da solo, arriva da solo". Al centro della conversazione con l’artista il suo rapporto con la musica digitale in un incontro organizzato da Cubomusica, al quale hanno partecipato anche Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, Ernesto Assante e la vj Carolina di Domenico:  "A prescindere dal supporto comunque se non emozioni la gente non vendi e, soprattutto, non puoi fare musica solo per vendere i dischi ma per regalare emozioni”. Ed ha precisato: “Ci sono dei vantaggi ma anche degli svantaggi in questo modo di fare musica. In qualche modo si è arrivati all'uccisione del rapporto tra chi fa la musica e chi la ascolta. Quando spendi i tuoi soldi ascolti varie volte un disco prima di emettere un giudizio, anche per non rassegnarti al fatto che il disco che hai comprato non ti piaccia. Sul web invece ascolti velocemente un pezzo e non arrivi neanche al primo ritornello e, se la cosa non ti piace, puoi andare sui social ed insultare. Purtroppo troppo spesso vengono confuse le critiche con gli insulti. Io non mi sono mai preso la briga di andare ad un insultare un altro cantante, non lo trovo giusto".

 Uno degli ospiti più attesi, soprattutto dai giovanissimi, Marco Mengoni: un 2013 speciale per il musicista che si chiude con la certificazione del doppio album di platino con “#prontoacorrere”. L’artista, che tra una confessione (“Il primo disco comprato? Era di David Bowie!”) e l’altra (“Senza la sicurezza data dal supporto della mia famiglia non sarei mai andato avanti”), ha spiegato alla folla un po’ del suo mondo: “Nell’ultimo anno sono cambiato tanto. Ho meno paura, mi sento libero e anche se mi vergogno ancora quando chiamo un taxi, sul palco mi sento invece un leone”. Un musicista convinto dell’innovazione (“Sono figlio dell’88. Ora la musica viene fatta diversamente, fruita diversamente grazie ai social, iTunes… si andrà sempre di più in quella direzione”), legato al proprio staff (“Preferisco confrontarmi con il mio staff, mi trasmette più forza sentire il giudizio degli altri”) e che, molto probabilmente, sta facendo più di un pensiero sull’estero (“Il pensiero c’è, si sta muovendo qualcosa. Stiamo pensando a come muoverci”).

EmisKillaMedimex2
 

Un rapsodo moderno, a cavallo tra le generazioni rappresentate dagli ospiti del Medimex, Niccolò Fabi: “Se il paese può essere paragonato ad una nave, noi non stiamo dimostrando di essere un buon equipaggio. Tendiamo ad esprimere il meglio singolarmente e non in gruppo”. Le nuove forme di comunicazione secondo il musicista: “L’innovazione tecnologica ha sempre creato un nuovo modo di arrivare alle persone. La tecnologia, se vissuta in questo modo, è uno stimolo enorme per chi come noi fa musica”. La tecnologia può portare però, secondo Fabi, se non gestita con giudizio, a “divenire pigri, soprattutto dove l’aspetto emotivo è importante”. “Il concerto – ha insistito l’autore – è il momento della verità per un musicista. E’ una necessità umana”.

Non solo cantanti e cantautori ma anche i dj Claudio Coccoluto e Nicola Conte a rappresentare un’altra faccia della musica: “Il dj è un mestiere che richiede passione. E non soltanto.  C’è bisogno di uno spirito romantico, unito a una profonda conoscenza della musica, all’attenzione per un universo sonoro senza limiti, che va esplorato, amato, per individuare quelli aspetti che trasformano un campione che arriva dal passato in una canzone”. Spirito romantico e tanta passione anche nella musica più sanguigna e legata visceralmente al territorio, come nel caso di Bobo Rondelli, della sua Livorno e del suo ultimo progetto “A Famous Local Singer”: “Se non ci fosse Livorno non ci sarebbero le canzoni di Bobo Rondelli. Livorno è storicamente la città che ha insegnato a più generazioni quanto si debba sempre aspirare all’espressione delle proprie idee. Senza condizionamenti, ma con la consapevolezza che è questo il bene più prezioso che possiamo offrire al nostro pubblico”.

A concludere gli incontri che hanno illuminato il palco del Medimex, Renzo Arbore. Una passione antica quella dell’autore per la musica, nata “ascoltando suonare le bande”, e che lo ha addirittura portato a smettere i panni del critico dopo un concerto di Jannacci, “era immenso e non potevo giudicarlo. Decisi così di dimettermi”. Nel suo viaggio barese Arbore ha anche ricordato Luigi Tenco: “Tenco amava molto le canzoni di protesta ma un giorno venne a farmi sentire quella che lui considerava una canzoncina. Si intitolava ‘Lontano Lontano’”.

La tre giorni di musica si è conclusa, infine, con la cerimonia di premiazione “Targhe Tenco 2013” presentata da David Riondino e Dario Vergassola e con gli interventi musicali di tanti artisti, dallo stesso Arbore a Vinicio Capossela, giusto per citare alcuni nomi: Niccolò Fabi ha ricevuto per il suo “Ecco” il riconoscimento per il migliore album in assoluto, Appino per “Il testamento” quello per la migliore opera prima di cantautore e Mauro Ermanno Giovanardi, per “Maledetto colui che è solo”, quello per il migliore album di interprete di canzoni prevalentemente non proprie. Non presente alle consegne Cesare Basile, vincitore della Targa come miglior disco in dialetto: la presenza della Siae, tra i partner del premio, che – come ricordato dallo stesso Basile - attraverso gli “attacchi del presidente della S.I.A.E., Gino Paoli, e del suo direttore generale Gaetano Blandini contro il Teatro Valle occupato e le altre esperienze autogestite sul territorio italiano (il Teatro Coppola Teatro dei Cittadini fra queste)” hanno “profondamente disgustato per toni e arroganza” il cantautore.

Titoli di coda per l’edizione 2013 della Fiera musicale, tanto infine l’entusiasmo del responsabile di Puglia Sounds, Antonio Princigalli, come rivelato allo staff del Medimex: “Essere a Bari in questi tre giorni è stato necessario per capire come funziona il mondo. La sua complessità, la sua diversità e ricchezza culturale. Che qui sono state perfettamente rappresentate dalle tante persone che hanno portato a Bari il loro orizzonte creativo e  hanno messo a disposizione di tutti le loro conoscenze”.

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