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Mola, Moliterni e la Musica pugliese Da Paisiello a Van Westerhout

Mola, Moliterni e la Musica pugliese Da Paisiello a Van Westerhout

Da Piccinni a Paisiello, da De Giosa a van Westerhout, da ‘Le Sacre de Napoleon‘ al ‘Doña Flor’, passando per Verdi e Mascagni, fino ai capolavori moderni di Nino Rota e alla voce poetica e musicale di Carmelo Bene.

“Una storia della musica in Puglia” di Pierfranco Moliterrni – Adda Editore, 2013 ripercorre un tratto corposo della produzione musicale pugliese e cerca di rendere evidente e consapevole una tradizione raffinata e nobile della sua popolarità che, come è accaduto a quegli straordinari ambasciatori dei suoi vitigni autoctoni, a lungo ha contaminato e dato lustro a un ventaglio ampio di blasoni dell’intera Europa.

L’appuntamento è al Castello di Mola di Bari – venerdì 14 marzo ore 19,00 – per la presentazione video-animata dell’opera organizzata dall’Associazione Arte e Musica e dal Comune di Mola. A conversare con l’autore sarà Antonio V. Gelormini di Affaritaliani.it (ag)

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Mola di Bari, scrigno e armonia di bellezza

di Pierfranco Moliterni

A Bari, nel 1896, nel teatro comunale ‘Piccinni’, dovetterro risuonare ‘avveniristiche’ le armonie contenute in Doña Flor, opera seria in un atto su libretto di Arturo Colautti e musica del molese Niccolò Van Westerhout, questi, rampollo di una famiglia di remota ascendenza olandese e pianista alla moda nei salotti della Napoli di fine secolo, abbastanza noto come autore di bozzetti per voce e pianoforte dai titoli languorosi: Ronde d’amour, Cullandoti, Ma belle qui danse, Adorandoti, e soprattutto dei notevoli Insonnii per pianoforte solo. Gli hegeleliani Tari e Scalinger fungono da tutori di questo non irrilevante compositore che è capace d’essere stimato come l’intellettuale-musicista nel novero dei famosi redattori di “Fortunio” – periodico diretto da Scalinger che annoverava da redattori i nomi altisonanti di  Matilde Serao, Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo.

Nicolino…come affettuosamente viene chiamato da cotanti scrittori, era arrivato a Napoli, da Mola di Bari nel 1876, subito proiettandosi in un wagnerismo roso dalle febbrili assonanze con la décadence europea: a tacer d’altri, si pensi al Ciaikovsky più ‘patologico’ o  a certe somiglianze mitteleuropee che lo fanno oscillare tra Canto melanconico, una Sinfonia in la minore o meglio ancora un Concerto per violino e orchestra in do min. che è un unicum nella scarna produzione strumentale italiana di quella età. Tutte prove di stampo brahmsiano sorprendentemente degne, per inventiva e qualità di scrittura, delle migliori pagine di un Martucci, Bossi e Sgambati e cioè della modernità più europea che l’Italietta musicale del tempo si poteva permettere.

van westerhout
 

Per altro verso, nella città partenopea egli era stato allievo (assieme a Leoncavallo) di Nicola D’Arienzo, maestro ‘tedescofilo’ lo si appellava con malcelato disprezzo; maestro sì di severo accademismo ma capace di guidarlo a esplorare il modello dei modelli, Shakespeare, con l’altra sua opera Cimbelino, ovvero con il Fortunio ispirato ad un romanzo di Théophile Gautier.

Dunque il molese van Westerhout, considerata anche la brevità della sua parabola esistenziale,  che spezzò una carriera ancora tutta da scrivere (era nato appunto a Mola nel 1857 e morirà a Napoli, indigente, nel 1898 a soli quarantuno anni), sta ben dentro il clima musicale italiano del difficile passaggio tra ‘800 e ‘900, anche in virtù di personali letture sia di musica, ovviamente, ma anche di letteratura russa che in quei mesi circolava a Napoli e grazie al manipolo di artisti come Cesi, Rossomandi, Serrao e Ferdinando Verdinois.

Moliterni
 

Nelle opere liriche questo musicista così gentile e modesto, ha il coraggio di abbandonare quasi tutta la suppellettile dell’opera italiana verdiana poiché le sue prove migliori (gli atti unici) stanno dietro i modelli wagneriani certo inarrivabili, ma che per questo testimoniano la sua volontà di sentirsi parte di una modernità che, di lì a poco, nel 1890, esploderà grazie ad un altro atto unico.

Si tratta come è noto di Cavalleria Rusticana. Opera che apre la felice stagione del verismo in musica, opera pensata e scritta da un altro ‘provinciale’, un livornese giovane maestro di banda, il quale in quei mesi transitava da un’altra cittadina della provincia felix pugliese: Cerignola in quel di Foggia. Egli si chiamava Pietro Mascagni. Ma quella è tutta un’altra storia!