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Molfetta, disperazione fatale Ancora morti in cisterna

di Antonio V. Gelormini

La disperazione a catena, che acceca la ratio e diventa tragica fatalità - nel concitato e totale slancio verso il tentativo estremo di strappare alla morte silente e improvvisa l'ultimo soffio di vitalità di un caro - si ripete ancora una volta a Molfetta e ancora una volta all'interno di una cisterna. Ancora non lontano da quel Truck center, dove 6 anni fa trovarono la stessa morte cinque persone.

Padre e figlio morti per le esalazioni, nel tentativo di salvarsi a vicenda, per cercare di recuperare un altro figlio e fratello caduto nella cisterna che si apprestavano a ripulire. Era il loro mestiere, ma Alessio aveva battuto la testa e finito giù privo di sensi.

Le vittime erano di Bitonto ed erano dipendenti di una ditta esterna di spurgo fogne. Stavano lavorando per un'azienda ittica, la Di Dio srl, nella zona industriale di Molfetta. Nicola e Vincenzo Rizzi, di 50 e 28 anni, sono annegati all'interno di una vasca interrata di raccolta. L'altro figlio, Alessio, è stato trasportato in ospedale dove ha raccontato ai medici quel che ricorda della tragedia.

Molfetta DiDio
 

Il sindaco di Molfetta Paola Natalicchio e il sindaco di Bitonto Michele Abbaticchio, nell'unirsi al dolore della famiglia Rizzi, insieme hanno manifestato i sentimenti di Sgomento, senso di ingiustizia e fragilità che pervadono le comunità cittadine. "Queste morti sono difficili da accettare", dichiarano in una brave nota. In segno di rispetto e cordoglio i due sindaci hanno concordato la proclamazione del lutto cittadino nel giorno dei funerali.

 

La dichiarazione del Segretario generale della CISL Puglia-Basilicata, Giulio Colecchia

La storia infinita di morti sul lavoro ha colpito ancora la Puglia, con nuova e più aggressiva gravità. L’incidente accaduto oggi all’interno dell’azienda Di Dio di Molfetta, in cui hanno perso la vita padre e figlio durante la pulizia di una cisterna, ne è la prova. Né alcuna statistica che consideri il fenomeno in diminuzione può attenuare la rabbia.

Le morti e gli infortuni gravi che si sono verificati in questi mesi sono l’evidente dimostrazione che ancora molto si deve fare per dare alla vita il giusto valore nell'ambito dei luoghi di lavoro. Il dolore delle famiglie di queste vittime non chiede vendetta ma giustizia sociale attraverso un atteggiamento di maggior rispetto del lavoro e di chi lo compie.

E’ paradossale la recrudescenza di questi episodi in un momento in cui la Puglia si è dotata di una propria legge sulla sicurezza nel lavoro (approvata a fine febbraio dopo la raccolta firme della Cisl) che integra la normativa nazionale vigente, con uno sforzo ulteriore di attenzione alla qualità del lavoro, espressa all'unanimità dal Consiglio Regionale.

Ciò ci deve indurre ad atteggiamenti maggiormente rigorosi di rispetto delle norme. Per di più ci deve far riflettere l’analogia dell’incidente di oggi con quello avvenuto sei anni fa alla Truck Center, a pochi passi l’uno dall’altro: entrambi sono un segnale che non possiamo ignorare. La formazione dei lavoratori sulla sicurezza è un anello prioritario che non deve essere sottovalutato né eluso.

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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