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Pallante e decrescita felice alla "Vela" Vivere meglio, consumando di meno

Sostenere la necessità di una decrescita economica e produttiva, descriverne i vantaggi per la felicità individuale, di sollievo per gli ecosistemi terrestri, di relazioni più eque e serene tra i popoli e gli esseri umani, sono alcuni degli obiettivi al centro del Movimento per la decrescita felice, creato in Italia nel 2007 da Maurizio Pallantequale laboratorio di idee per un ‘Rinascimento ancora possibile’. Se ne discuterà il 26 marzo alle 19.30 al Circolo Vela di Bari con l’autore che sarà intervistato da Corrado Balacco, presidente Commissione cultura del circolo. Affaritaliani.it - Puglia lo ha incontrato in anteprima.

 

Esperto di politiche energetiche e tecnologie  ambientali, oltre che sostenitore della ‘decrescita felice’, tema di numerosi suoi libri, Maurizio Pallante persegue un progetto socio/ambientale. Esso parte dalle esperienze (da mettere in rete) di gruppi e persone che hanno deciso di vivere meglio consumando meno.

Pallante decrescita felice
 

 

Risulta una contraddizione se calata nella nostra dimensione basata sul ‘consumo’.

Il nostro obiettivo – risponde - è invertire la rotta che il mondo del ‘consumismo’ ha intrapreso, ahimè. Intendiamo incoraggiare rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità e non sulla competizione e concorrenza. Esistono interventi ad opera dell’uomo che offendono l’ambiente, perché non utilizzare e favorire la diffusione di tecnologie che riducano gli sprechi energetici e la produzione smisurata di rifiuti?

 

Come realizzare questi obiettivi?

Occorrono politiche ambientali nazionali e internazionali basate su un paradigma culturale alternativo all’attuale sistema dei valori, fondato sull’ossessione delle crescita economica illimitata che caratterizza la produzione industriale.

 

Lei mette in discussione il paradigma progressista?

Sì, ma io e chi la pensa come me è più progressista di chi lo considera un dogma intoccabile. Ma è anche conservatore perché la critica dell’innovazione implica una rivalutazione del passato ed il riconoscimento che non tutti i cambiamenti sono stati miglioramento.

 

pallante decrescita2
 

Come costruire un nuovo Rinascimento in Italia?

Rileggendo i classici greci e latini che nel Quattrocento e Cinquecento hanno proiettato la storia dell’uomo verso una delle fasi più creative e innovative. L’architettura moderna – per fare un esempio – ha rotto ogni legame di continuità con i modi di costruire precedenti, ritenendo che l’innovazione del cemento armato avesse introdotto un elemento di cesura sia dal punto di vista della tecnologia sia della ricerca estetica. Perciò, tutto il sapere ed il saper fare dell’edilizia precedente è stato considerato superato e dunque abbandonato con il risultato che gli edifici moderni costruiti con nuovi e potenti mezzi tecnologici hanno un maggior bisogno di manutenzione ed una durata inferiore rispetto agli edifici antichi. In breve tempo danno la sensazione di rispondere a concezioni estetiche superate, mentre i vecchi mantengono un’attualità perenne. I moderni hanno un gran bisogno di protesi energetiche per assolvere alla loro funzione di riparo inquinando di più rispetto  ai vecchi che l’assolvono con la loro struttura. Chi si è proposto di superare questi limiti ha ritrovato le indicazioni necessarie nella edilizia tradizionale.

 

Il nostro pianeta come risponde allo sviluppo economico raggiunto?

È in atto una guerra tra l’uomo e la natura. Gli esempi ci sono forniti dai disastri ambientali come le bombe d’acqua, gli smottamenti. Il livello di sviluppo raggiunto si sta già scontrando con la limitata capacità terrestre di assorbire le scorie della produzione mettendo un argine alle potenzialità future.

Pallante decrescita
 

 

Come si inverte l’attuale concezione del ‘fare sempre di più’?

Il lavoro deve tornare ad essere un ‘fare bene’ finalizzato a rendere il nostro pianeta più bello ed ospitale.  

 

L’8 marzo il presidente Mattarella ha dichiarato che  le donne, con la loro capacità di visione e sensibilità, insegnano che la prevenzione dei disastri ambientali è una cultura che va radicata all'interno della società e delle istituzioni italiane e che nel medio e lungo periodo salva vite, produce risparmi e genera ricchezza. Cosa ne pensa?

 

Le donne hanno un senso più sviluppato degli uomini per la protezione e la cura. Se il paradigma culturale dominante, fondato sulla competizione e la concorrenza ha un carattere 'maschile', un paradigma culturale alternativo che valorizzi la collaborazione e la solidarietà ha un carattere fondamentalmente 'femminile'. Inoltre noi riteniamo che occorre ridurre la tendenza a mercificare tutto perché veicola in sé la dismisura, l'hybris, e occorre valorizzare il lavoro finalizzato a produrre beni per autoconsumo in tutti i casi in cui sia più vantaggioso e conveniente. E molte donne, soprattutto dove la mercificazione non ha fatto ancora terra bruciata, hanno mantenuto il patrimonio delle conoscenze necessarie al saper fare, che non sono state cancellate, anche se dal  dopoguerra a oggi si è fatto di tutto per sradicarle dalle nostre teste. La riscoperta a cui assistiamo in questi anni è soprattutto dovuta alle donne, come verifichiamo per esperienza diretta nel nostro movimento.

 

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

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Pubblicato sul tema: Daunia Vetus: “Decrescita” ed “Economia dell’Ozio”. Un incontro a Celenza…

 

                               Viva l'economia dell'ozio

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