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fabiano amatiBari – “Non capisco perché le ricette per il futuro pensano di darle i cuochi che hanno fatto scuocere la pasta. La cucina non è una vocazione, soprattutto se la sala stenta a riempirsi”, aveva dichiarato all’indomani del voto Fabiano Amati, assessore regionale alle Opere Pubbliche, autosospesosi dal gruppo consiliare Pd insieme ai colleghi Pentassuglia e Mennea. Il Pd pugliese scende al 18%, lontani i fasti delle 738mila preferenze delle ultime Politiche: tracollo democratico? A poco è servito il tentativo di indorare la pillola di Michele Emiliano,  convinto che, almeno nel capoluogo, non sia andata così male e si sia assottigliata la forbice con il centrodestra. Il partito regionale, intanto, prende tempo e se il segretario Sergio Blasi ha offerto le proprie dimissioni, per sapere se verrà defenestrato o resterà in sella fino al prossimo congresso bisognerà aspettare la direzione del partito, rinviata all’11 marzo per attendere l’esito di quella nazionale prevista per il 6. Quale sarà la road map scelta dal Governatore Vendola per lasciare Via Capruzzi? Quanto pesa questa frenata sul risiko già aperto dei prossimi appuntamenti elettorali? E quali sono analisi e contromosse dei democratici? Affari nel ha parlato in esclusiva con l’assessore Fabiano Amati.
 
1) Il Pd pugliese perde il 44,8%  rispetto al 2008, almeno secondo l'analisi dell'istituto Cattaneo di Bologna; Bersani lo ha definito “il risultato più problematico”: dalla guerra delle deroghe per le primarie alle polemiche sui listini, che cosa non ha funzionato?
 
"Il risultato pugliese è al di sotto della media meridionale. Ciò vuol dire che il Pd pugliese ha sofferto i problemi complessivi del partito al sud ed in più ci ha messo del proprio. Se volessi occuparmi di quel ‘più’ in negativo indicherei tre problemi, principalmente. Il primo: prima si selezionano i candidati con le primarie e poi non tutti i concorrenti si inseriscono nelle posizioni utili o quasi utili, preferendo indicazioni romane e personalità su cui la stima culturale è inversamente proporzionata al consenso elettorale. Secondo: una campagna elettorale svolta tra noi e noi, in riunioni dove i candidati parlavano a chi è era già convinto e ad altri candidati seduti in parata in prima fila che attendevano il loro turno per parlare; mai un incontro elettorale sfidando il confronto con le sofferenze e con le bestemmie di chi sta soffrendo. Terzo: un partito che nella sua organizzazione prevede la realizzazione di atti di ostilità ed emarginazione, per preservare i posti di chi sta in sella e senza pensare che così facendo si perdono le elezioni".
 
2) Tra le analisi del voto, Gero Grassi, esponente dell’area moderata, disegna un partito poco “democratico” ed inclusivo e troppo sbilanciato sull’area che fa capo all’esperienza Ds. È una lettura condivisibile?
 
"Pure se la lettura fosse condivisile, ed in larga parte lo è, manca la voglia o forse il coraggio di dire ‘ora basta, destrutturiamo il partito’ e facciamo riposare un po’ chi se ne è occupato sino a questo momento".
 
3) “Non abbiamo smacchiato il giaguaro, quindi non possiamo andare con lui a bere al laghetto, altrimenti ci sbrana”, ha dichiarato sul fronte nazionale Michele Emiliano, aprendo all’idea che sia Beppe Grillo a scegliere il premier e assicurando, in caso di alleanza con il Pdl, di essere pronto a lasciare il partito. Che ne pensa?
 
"Francamente non so che pensare. Sino a questo momento ho capito solo che ci vuole una coalizione e che per coalizzarsi bisogna dire prima che cosa vuoi fare. I Cittadini non hanno puzze sotto il naso e non gli importa nulla se il gatto sia bianco o nero purché acchiappi il topo, e trovano insopportabile di dover essere giudicati in base al voto che hanno dato. Quando avremo capito che cosa siamo in grado di proporre mi verrà più spontaneo rispondere con chi possiamo farlo. Faccio un esempio: se dici che vuoi continuare il progetto della TAV, e questo lo devi dire con particolare urgenza, ho motivo di ritenere che il movimento 5S non sarà disposto a concedere la fiducia. Le coalizioni non si costruiscono come il mago fa con i filtri magici". 
 
 
4) Legati agli scenari nazionali ci sono quelli locali: Nichi Vendola, nonostante le richieste di dimissioni dell’opposizione, non dovrebbe sciogliere le riserve sul proprio futuro prima del varo di Camera e Senato ed una nuova campagna elettorale, almeno per il centrosinistra, a stretto giro di posta non sembra proprio una passeggiata. Sul tavolo c’è l’ipotesi di Regionali in autunno, a meno che non si voglia aspettare la finestra delle Europee. Secondo lei qual è la strada migliore?
 
"Innanzitutto dell’opposizione nessuno ha chiesto seriamente le dimissioni del Presidente, tranne qualche personalità che pensa di poter fare il candidato presidente del centrodestra. Quelli più accorti sanno che andare al voto in questo momento comporterebbe un’esposizione notevole all’imponderabile. Detto questo è chiaro che senza l’ipotesi di un governo nazionale che nasca con ragionevole stabilità mi sembra opportuno che il Presidente Vendola ci pensi con maggiore attenzione di quella che fino a questo momento ha comunque mostrato".
 
5) Fino ad allora vanno serrati i ranghi e si giocherà anche la partita delle alleanze, mentre l’Udc riparte dall’ex presidente della provincia di Brindisi Massimo Ferrarese, già citato da D’Alema come ipotetico nome in corsa, tra gli altri, per una nomination a Lungomare Nazario Sauro. Come vedrebbe un’apertura al centro della coalizione?
 
"Andrei a vedere il film ‘Viva la libertà’: l’alleanza che ti fa vincere è quella con la coscienza della gente. Ma c’è ancora qualcuno che pensa di prevedere un buon risultato elettorale sommando i voti ottenuti dalle sigle politiche alle elezioni precedenti? A parte che in questo caso il metodo ci porterebbe a dedurre un sicuro fallimento, ma questo è un concetto estinto anni fa; da quando cioè l’elettorato è diventato largamente mobile e per questo i Cittadini votano di volta in volta, sulla base dei candidati e dei loro programmi".  
 
6) Intanto, il prossimo lunedì 11, ad attendere i democratici c’è la direzione regionale del partito con le dimissioni offerte dal segretario Blasi. Quali sono le priorità? A proposito, quella della segreteria è una sfida con la quale si cimenterebbe?
 
"La priorità consiste nelle dimissioni del segretario regionale, da accogliere o richiedere, aggiungendo pezzi di classe dirigente che si sono formati nelle amministrazioni pubbliche, possibilmente dopo aver ripassato i temi dell’amministrare in esperienze recenti o in corso. Circa me: il mio metodo è sempre stato quello di tenere il campo ben arato per poter accogliere qualsiasi semina, quella programmata come quella inaspettata; almeno sino a quando il consenso elettorale nelle istituzioni mi dirà che il mio impegno è gradito dai cittadini". 
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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