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PugliaItalia

1sergio blasiBari – Affollate assemblee di dirigenti e amministratori quando c’era da assegnare poltrone ma anche tante sedie vuote se si parlava di come rilanciare la “Puglia migliore” verso il 2015: “Siamo diventati un votificio o siamo ancora una comunità in grado di fare della politica uno strumento di cambiamento?”. Sergio Blasi torna a parlare, a pochi giorni dal lancio della campagna di Gianni Cuperlo per la leadership del partito e aspettando la nuova Leopolda di Matteo Renzi, di nuovo in pressing sull'elettorato di centrodestra e sul bacino dei Cinque Stelle, dopo la partenza barese. Intanto la macchina dei Congressi provinciali lavora a pieno regime per le scadenze di novembre, passando attraverso le polemiche incrociate in fatto di tessere gonfiate e la bufera in corso nel commissariato Pd salentino. Affari ne ha approfittato per fare il punto con il segretario regionale dei democratici, dal finale di mandato che lo attende agli appuntamenti elettorali all’orizzonte.

IL DOCUMENTO/ Renzi: "Voglio i voti di Pdl e Grillo"/ L'INTERVISTA/ Decaro: "Governo innaturale, per il Pd accordo Renzi - Civati"

“Il Pd non può servire da trampolino di lancio per fare altro”, ha attaccato Gianni Cuperlo pochi giorni fa, tirando la stoccata a Matteo Renzi, poi ha citato Gramsci sulla necessità di una “connessione sentimentale con il popolo che vuoi rappresentare”: il Pd delle larghe intese,costretto a mediare con il Cavaliere, è riuscito a mantenere salda quella connessione? Dalla Cgil parlano di “governicchio che non sceglie” e da Confindustria attaccano un esecutivo “sordo alle esigenze del Paese”…
 
"Più che le battute, a me della campagna congressuale interessa il dibattito che il Pd sta sviluppando. È affascinante che in tempi così difficili ci sia una comunità capace di farsi domande a tutti i livelli. Dai candidati segretari, ai circoli, ai militanti, agli elettori, agli elettori che voteranno alle primarie. Credo che questo lavoro significhi tenere acceso il lumicino della politica con la P maiuscola. Poi la campagna congressuale è fatta anche di provocazioni ed è bene che vengano tutte lanciate. Non siamo ancora usciti da un momento di grande confusione, direi anche di stordimento, nel quale sono state fatte delle scelte che possono anche aver affievolito quella “connessione sentimentale” di cui parla Cuperlo. È evidente. Ma secondo me con i Congressi il Pd ce la sta mettendo tutta per superare questa fase. Ed è un bene per tutti che ne esca un Pd più forte. Sull’operato del governo credo che le critiche di tutti, e in particolar modo quelle delle parti sociali, debbano essere prese in grande considerazione, pur riconoscendo a Letta e ai ministri del Pd l’attenuante di stare lavorando nelle peggiori condizioni politiche possibili".
 
Il rapporto Svimez è la “cartolina di un Mezzogiorno in macerie”: sei punti di Pil persi negli ultimi cinque anni, dati occupazionali fermi a trenta anni fa. “Molti dei nemici del Sud sono al Sud, sono un pezzo di classe dirigente collusa e corrotta”, ha commentato il Governatore, e lei ricordava anche l’impatto dei tagli tremontiani sui trasferimenti: quali sono le cause di questi numeri? E quali cambiamenti si aspetta, durante l’iter parlamentare, sulla Legge di Stabilità varata dal Governo?
 
"Mi aspetto che i numeri della Svimez smuovano le coscienze. Quando il tessuto produttivo diventa un deserto, quando i giovani capiscono di dover cercare altrove la propria dignità, siamo a un punto di non ritorno. Per questo mi aspetto che negli emendamenti alla Legge di Stabilità siano rafforzate le misure per stimolare gli investimenti in innovazione nel manifatturiero al Sud. E che siano rafforzate le misure di sostegno ai settori sui quali è possibile costruire un Sud migliore: l’agricoltura, il turismo, la cultura".
 
 
A finire sotto accusa per la mancanza di un passaggio sul Sud è stato anche il Sindaco di Firenze, dopo il lancio a Bari della scalata al vertice Pd: "Colpa dell’ emozione", ha chiarito Emiliano ed anche Cuperlo ne ha approfittato per un “Se vado al Sud, parlo di Sud”. A proposito, che ne pensa del discorso pronunciato alla Fiera del Levante?
 
"Non mi sorprende che Renzi non abbia parlato del Sud. Mi sorprendono i “renzini” pugliesi che fingono di bacchettarlo su questa presunta dimenticanza, dimenticando loro stessi che provengono da una regione dove si è lavorato per sconfessare l’idea di un Sud bisognoso di farsi dettare la ricetta.  Sul resto vorrei fosse chiaro che la leadership di Renzi può avere un duplice sviluppo: o essere una acritica assunzione dell’idea, secondo me sbagliata, che il consenso passi solo dalla mediatizzazione e dalla personalizzazione della politica. O diventare una leadership forte al servizio di un grande partito organizzato e radicato nella società. I singoli argomenti che Renzi tocca nel suo discorso alla Fiera del Levante mi sembrano a volte posizioni di buon senso, come sui temi dell’immigrazione, del bipolarismo e della scuola, a volte posizioni suggerite da esigenze elettorali, come il sostegno alternato al Governo o la decisione di distinguere la propria posizione da quella del Capo dello Stato su amnistia e indulto. Tutto qui. Per stile e convinzione sono abituato a non aspettarmi troppo dai discorsi e a pretendere molto dai comportamenti".
 
In platea, in compenso, erano riconoscibili molti big pugliesi: una folta pattuglia di consiglieri regionali, supporters storici del rottamatore, ma anche di più recente “conversione” e i neo onorevoli Pelillo e Decaro, oltre ai main sponsors Nicola Latorre e Michele Emiliano. “Sul carro non si sale, si spinge”, ha avvisato il primo cittadino fiorentino: basterà come monito?
 
"Trovo fisiologico che alla corte del probabile vincitore accorrano in tanti. Così come trovo legittimo che qualcuno possa aver cambiato idea rispetto a qualche mese fa. Auspico a questo proposito che Renzi, nel caso dovesse davvero vincere il congresso, porti a compimento quanto diceva all’inizio della sua avventura politica. E cioè rottami quelli che fanno della politica non una passione ma un’occasione per far carriera personale. Se si guarderà attorno, sul suo carro, troverà un bel po’ di lavoro da cui cominciare".
 
congressoPd
 
Intanto entro il 6 novembre prossimo vanno chiusi i giochi sui segretari provinciali. “A livello locale è stata riproposta la fotocopia del vecchio”, ha chiosato Giusy Servodio dopo la consegna delle candidature. È così? Saranno controlli incrociati su tessere e importi ed uffici adesioni a far rientrare le polemiche leccesi sui conti che non tornano?
 
"Complessivamente il Pd pugliese sta esprimendo da Foggia a Lecce un mix interessante di candidature. Ci sono esperienze nuove e ci sono candidati espressione di esperienze consolidate. Il mio giudizio non è tranchant come quello di Giusy. La cosa che ritengo più importante è che tutti i candidati, in tutte le province e in tutti i circoli, siano consapevoli di stare partecipando non ad una competizione giocata in un club ristretto ma a un processo di rinnovamento di un partito che deve aprirsi ai territori. Vorrei che fosse chiaro che ogni colpo basso giocato a danno del compagno di partito o ogni manovra poco centrata sulla proposta politica restituirebbe in ogni caso l’immagine di un partito gretto, chiuso nella gabbia della litigiosità interna. E non conviene a nessuno essere il leader di una gabbia, il segretario di un partito svuotato dalle persone. Ho fiducia nel fatto che i congressi si svolgeranno, al di là di ogni difficoltà organizzativa o di ogni imprevisto, nello spirito della massima trasparenza e lealtà tra i candidati e verso gli elettori, che nei territori ci guardano da vicino. Sui controlli io mi affido agli organi preposti e ho fiducia e gratitudine verso le persone che stanno svolgendo un ruolo così delicato in un momento come questo". 
 
La partita delle segreterie regionali, invece, slitterà al prossimo anno: dalle fibrillazioni sulle liste per le Politiche di febbraio alle contrapposizioni interne, quali sono stati gli ostacoli più difficili di questo mandato? 
 
"Sulla mia esperienza alla guida della segreteria regionale posso dirle con molta franchezza che è stata una esperienza molto dura, complicata. Perché dall’inizio c’è stato un tentativo chiaro di delegittimazione del Pd pugliese dall’esterno e dall’interno. Fuori c’era chi aveva interesse a confrontarsi poco con il nostro partito in merito ad esempio alla scelta dei vertici istituzionali nel governo regionale. E dentro abbiamo avuto personalità anche di vertice che sulla delegittimazione del proprio stesso partito hanno fatto occasione di visibilità e di affermazione, almeno sul piano mediatico. È un modo di fare politica nel quale io non mi riconosco. Peggio del correntismo c’è solo il personalismo. Quando si rema ognuno in una direzione diversa è difficile che la barca raggiunga i traguardi sperati. Da parte mia considero una vittoria essere riuscito a non far implodere il partito, a tenere unita, nonostante tutto, una comunità che ha vissuto una crisi lacerante di fronte agli occhi dell’opinione pubblica. Lo dico con dolore: dall’inizio del mio mandato questo partito ha sofferto arresti e avvisi di garanzia al ritmo di uno ogni tre mesi. La cosa più facile da fare era prenderne le distanze e speculare sullo scatafascio. Io ho deciso di restare e di lavorare con orgoglio al servizio di una comunità che invece è fatta di persone per bene che stanno insieme per migliorare la politica e l’amministrazione di questa regione. Sul piano politico voglio parlare senza peli sulla lingua. Nell’autunno del 2010 lanciai dei forum tematici per confrontarci con i nostri territori. Da quell’esperienza mi impegnai per lanciare gli “Stati generali” di un centrosinistra pugliese che aveva bisogno di tenere viva la partecipazione. Ma non ho trovato all’interno del mio partito e della coalizione una risposta in termini di entusiasmo e proposte. Allora penso che nella politica del centrosinistra pugliese c’è da cambiare molto. Durante il mio mandato ho visto affollatissime assemblee di dirigenti e amministratori nel momento in cui c’erano da assegnare poltrone. Ma ho anche visto molte assemblee deserte nel momento in cui c’era da discutere sul come rilanciare il progetto della “Puglia migliore” in vista del 2015. La riflessione che vorrei proporre in conclusione del mio mandato è questa: siamo diventati un votificio, un comitato elettorale permanente, o siamo ancora una comunità in grado di fare della politica uno strumento di cambiamento?"
 
michele emiliano
 
Sta pensando ad un bis alla guida del partito? Peraltro, tra gli eventuali competitors si fa anche il nome dello stesso Sindaco di Bari…
 
"La risposta è nella mia biografia. Da Roma e anche in Puglia mi volevano capolista alle elezioni politiche . Ma io avevo preso l’impegno di fare bene il consigliere regionale con le 15mila persone che alle elezioni mi diedero fiducia. Ebbene io lo farò fino in fondo, anche se quel treno per Roma non dovesse passare più. Così anche per la segreteria regionale. Farò il mio fino in fondo. Per il dopo, dico che io non mi sono mai autocandidato a qualcosa e non comincerò adesso. Più che riflettere su quale poltrona accomodarmi, preferisco ripensare a Berlinguer, al quesito che lui poneva sulle possibilità e i rischi della “crisi del mondo” che stiamo vivendo. E a come papa Francesco stia riuscendo con i suoi messaggi a interpretare questa crisi in maniera più calzante rispetto alla sinistra italiana. Vorrei che partissimo da questa riflessione, credo che faremmo un buon servizio al nostro partito".
 
La macchina delle Comunali, nel frattempo, è già in moto e quelle del capoluogo avranno un peso non indifferente su scala regionale. L’ultima novità è l’endorsement di Pippo Civati per Antonio Decaro ma sul tavolo i nomi non mancano, da Pietro Petruzzelli ad Alfonso Pisicchio: saranno le primarie ad affidare la nomination o si potrebbe chiudere senza passare dai gazebo? E che tempi si è dato, il centrosinistra, per il lancio della candidatura?
 
"Credo all’inizio dell’anno prossimo faremo le primarie. Non c’è dubbio che quello sia il processo da attivare, soprattutto in presenza di più candidature e tutte autorevoli. Su Antonio Decaro dico che lui è insieme agli altri una risorsa che il Pd di Bari può spendere in maniera molto credibile. E che in ogni caso bisognerà costruire le condizioni per lavorare per Bari in una coalizione includente".
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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