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Grillo
Sui risultati delle elezioni ci sarà molto da discutere nei prossimi giorni. Ma in provincia di Foggia,  così come e forse anche di più rispetto al resto del Paese, un dato sembra incontrovertibile: ha vinto la voglia di una politica, nuova, diversa.
 
Facciamo un esercizio, non del tutto accademico: sommiamo la percentuale degli astensionisti con quella ottenuta da Beppe Grillo: in provincia di Foggia supera la metà del corpo elettorale, ed è su questo dato, semplice e secco, che è il caso si apra una riflessione a trecentosessanta gradi, a sinistra così come a destra. Cominciamo dal primo partito, quello degli astensionisti. Mai si era votato così poco in una elezione destinata ad eleggere i parlamentari in provincia di Foggia.
 
I dati ufficiali della Prefettura mettono in evidenza una flessione che è quasi assimilabile ad un crollo: si è recato alle urne, per quanto riguarda il Senato, il 68,16% degli aventi diritto, cioè il 7,67% in meno rispetto a cinque anni fa. Ancora inferiore l'affluenza alla Camera, dove ha votato soltanto il 67,98%, con un calo rispetto alle precedenti elezioni del 7,64 per cento.
 
Ma la vecchia politica esce sonoramente battuta, se non addirittura bastonata, anche dall'esito del voto. Al Senato (591 sezioni scrutinate su 654) la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi totalizza il 33,8%; quella di centrosinistra guidata da Pierluigi Bersani si ferma al 30,27%. Anche in provincia di Foggia la vera,  grande novità è rappresentata dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che conquista il 22,85%. La Lista Monti è attestata poco sotto il 10%, al 9,24. Soltanto l'1,71% ad Ingroia. Le altre liste sono tutte al di sotto dell'uno per cento.
 
Non è difficile capire quali coalizioni abbia danneggiato la performance di Beppe Grillo. Rispetto alle elezioni del 13 e 14 aprile del 2008, il centrodestra perde il 9,81%. Non va meglio al centrosinistra. Bersani fa assai peggio di Veltroni che cinque anni fa ottenne il 37,55%, perdendo dunque più di 7 punti percentuali. Conferma invece il suo peso il centro: Casini aveva conquistato nel 2008 il 9,1%. Ma l'iniezione di voti che avrebbe dovuto essere apportata da Monti consente una dignitosa tenuta, assai inferiore alle aspettative.
 
I risultati della Camera fanno marcare, più o meno, la stessa tendenza. La coalizione del Pdl si attesta infatti al 32,16%, quella di centrosinistra al 27,30. In particolare, il Pd è al 20,46%, Sel al 5,64.
 
Anche alla Camera, la vera grande novità è l'irruzione di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle, che sfiora il 25 per cento, attestandosi al 24,2. I centristi migliorano leggermente il risultato del Senato, attestandosi come coalizione al 12%, ma con un risultato clamoroso se scomposto tra le diverse liste. La parte del leone viene recitata dalla Lista Monti (7,68), mentre l'Unione di Centro scende ai suoi minimi storici (solo il 3,63) ed è molto deludente anche Futuro e Libertà (0,68). Rivoluzione Civile di Ingroia ottiene soltanto il 2,13.
 
Il raffronto con le elezioni precedenti conferma sostanzialmente il trend che si è registrato al Senato. La coalizione di centrodestra perde circa 11 punti, quella di centrosinistra una decina. Il centro migliora leggermente, incrementando i suoi consensi di quasi tre punti.
 
Il risultato di Beppe Grillo sembra essere  assai di più di un sasso gettato nell'acqua stagnante. La governabilità passa adesso tutta per l'ex comico genovese, divenuto protagonista di uno dei casi più clamorosi che la storia politica italiana ricordi.
 
L'exploit ottenuto in provincia di Foggia è materia che potrebbe appassionare i politologi: nelle liste del Movimento 5 Stelle in Puglia non figuravano infatti candidati foggiani. Grillo è venuto a Foggia una volta sola. La sua presenza in televisione è stata modesta. Insomma è un miracolo. In tutti i sensi.
 
(da letteremeridiane.blogspot.com)
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