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foto   qn.quotidiano.netBari – Franco Marini non ce la fa. L’ex presidente del Senato ed ex sindacalista nella Cisl non riesce ad ottenere la maggioranza dei due terzi dell’emiciclo prevista nelle prime tre votazioni e si gioca, forse definitivamente, le possibilità di succedere a Giorgio Napolitano. Solo 521 voti quelli ottenuti al primo turno, 151 al di sotto del quorum, a 30 schede di distanza dalla soglia che sembrava potergli garantire la riconferma alle tornate successive da parte di Pd e Pdl, e gli scossoni investono anche la segreteria di Pierluigi Bersani. Partendo dalla Puglia.
 
 
Da entrambi i poli fanno trapelare che la linea da seguire sia quella della scheda bianca tanto nel pomeriggio alla seconda votazione, quanto domattina alla terza, prima che si possa procedere a maggioranza semplice: a quel punto si convergerà su Stefano Rodotà, candidato di bandiera proposto dal Movimento 5 Stelle e arrivato a quota 240 nel primo giro di corsa? O i democratici proveranno a spendere gli altri nomi in lizza come Romano Prodi, meno inviso al gruppo guidato da Beppe Grillo, Emma Bonino e Sabino Cassese? In alternativa ci sarebbe Giuliano Amato, nonostante il rischio che venga fatto naufragare dalle stesse argomentazioni che hanno affondato Marini sia tangibile.
 
 
E nel Pd? Il terremoto è già in atto. Il gruppo dirigente dell’Emilia Romagna in mattinata avrebbe approntato un documento scritto per chiedere al Lupo marsicano un passo indietro: sgambetto non da poco se si conta che il primo dei kingmakers, Vasco Errani, della regione rossa è Governatore. E per direttissima arriva, a bocce ferme, anche l’affondo del sindaco di Bari Michele Emiliano, pronto a chiedere la testa del segretario: “La sconfitta elettorale di Bersani si aggiunge a questa sconfitta politica rovinosa subita nel vano tentativo di trovare un accordo politico con Berlusconi”, spiega il primo cittadino sui socia; “con grande dolore si deve ammettere che non c'è altra possibilità che chiedere ed ottenere le dimissioni di tutta la segreteria del Pd e di lasciare ai gruppi parlamentari il compito di trovare un accordo col M5S sul nome di Stefano Rodotà come prossimo Presidente della Repubblica. Le dimissioni di Bersani e della sua segreteria sono indispensabili per restituire forza e ruolo politico al PD e per riannodare con SeL e con M5S il filo della fiducia e della collaborazione istituzionale”.
 
 
“La figuraccia è arrivata”, ha chiosato duro anche l’assessore regionale Gugliemo Minervini, “l’unico modo per rimediare è trovare un candidato davvero di orgoglio per il Paese”. E sul nome dell’ex presidente Ds è concorde l’intera pattuglia del centrosinistra pugliese chiamata a passare sotto i catafalchi di Montecitorio. Antonio Decaro, ex capogruppo dem in Via Capruzzi, aveva già votato contro Marini durante il vertice di ieri sera ed ha precisato, a pochi minuti dalla chiama, di aver assicurato la propria preferenza al giurista cosentino. Come lui anche la collega Elisa Mariano, il delegato regionale Antonio Maniglio e, a fare il tifo dal capoluogo, anche il numero uno regionale Sergio Blasi: “Davvero incomprensibile, abbiamo cercato un Governo di cambiamento per 50 giorni, per entrare in sintonia col Paese. Oggi abbiamo la possibilità concreta di cominciare questo cambiamento e la stiamo sprecando. Se fossi in quell'aula voterei Stefano Rodotà. Chiedo ai Parlamentari del Pd eletti in Puglia di fare lo stesso”, aveva auspicato in mattinata, dopo che i grandi elettori di Sel avevano abbandonato l’assemblea con i democratici della vigilia al solo nome dell’ex Ministro abruzzese. E le sorprese non sono ancora finite.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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