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Regionali, il nodo Gentile: “Non candidabili gli ultimi eletti”

Bari - Dal Rivoluzionario Gentile alla Pasionaria Gentile, che di nome fa Elena? Il centrosinistra trova la sintesi sulle regole ma in casa dei democratici le acque sono calme solo in apparenza. Dribblato il vincolo della candidatura unica del Gladiatore e chiariti il quando e il come, nel backstage si cominciano a tratteggiare i requisiti delle teste di serie da mettere in campo. E se il nome dell’ex assessore regionale alla Salute prende quota ed è bastato un “sono disponibile” sui social per aprire la discussione, un ordine del giorno in Direzione - sulla posizione degli eletti alle ultime elezioni - potrebbe rappresentare uno spartiacque non indifferente.

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A proporlo è la responsabile enti locali della segreteria, Loredana Legrottaglie: se emergeranno altre candidature, oltre a quella di Emiliano - spiega - una delle regole “di merito e di metodo” dovrà essere “porre un fermo diniego a chi ha ricevuto investitura popolare per un incarico nell'ultima tornata elettorale”. Ovvero, fuori dal novero Sindaci ed eurodeputati freschi di nomina: “Dovremmo tutti imparare a compiere fino in fondo il mandato per cui gli elettori ci hanno dato fiducia. Non farlo è contrario ai principi cardine del nostro partito”, manda a dire nel documento inviato ai colleghi dell’esecutivo dem, ribadendo di essere stata tra gli estimatori della scelta dell’ex Sindaco di Bari di non tentare la scalata a Bruxelles.

Per i civatiani è quantomeno una chiosa fuori tempo massimo e la replica arriva a stretto giro: “La volontà di porre un limite premeditato a potenziali, e allo stato immaginarie, candidature è irricevibile e sembra dettata dalla volontà del gruppo dirigente del Pd pugliese di non disturbare il manovratore”, affida ad Affari il barese Enrico Fusco. “Già pare eccessivo il numero di firme necessarie, anche questo per un obiettivo mirato. Piuttosto, si inizi a parlare di contenuti”, chiosa. Altrimenti “tanto valeva rifare il congresso regionale come si deve, contendersi la segreteria sui programmi e dire dall'inizio che chi fosse risultato il vincitore sarebbe stato il candidato del Pd alla presidenza della regione...”.

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La diretta interessata derubrica a “processi alle intenzioni” le prese di posizione e precisa che di sola disponibilità a mettere a punto la macchina si trattasse. In compenso, rispedisce al mittente per intero la missiva della compagna di partito: “È possibile affermare che ‘regole semplici ma di valore’ e ‘principi cardine del nostro Partito’ hanno un senso se sanciti a livello generale, da Aosta a Trapani passando per Cagliari, da Trieste a Santa Maria di Leuca, altrimenti sono tutt’altro?” I beninformati ammainano del tutto l’eventualità di una, pur sondata, candidatura socialista di Onofrio Introna e non escludono che lo stesso Nichi Vendola possa prendere in considerazione l’ipotesi di rinunciare ad un nome di bandiera, per giocare di sponda con una nomination dem. Tanto meglio se già rodata come quella di un collega di scranno. O una collega.

(a.bucci1@libero.it)

 

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