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PugliaItalia
Ricordare Genova sul mare di Puglia

Genova di cose trite. 
La morte. La nefrite. 
Genova bianca e a vela, 
speranza, tenda, tela.

Genova che si riscatta. 
Tettoia. Azzurro. Latta. 
Genova sempre umana, 
presente, partigiana.

(Giorgio Caproni)

 

Da una Genova ormai rinata ci arriva una buona notizia. Dopo la condanna in Cassazione il 5 luglio scorso, Spartaco Mortola, Giovanni Luperi e Francesco Gratteri (già Questore di Bari)figure di primo piano nella polizia italiana, sono agli arresti domiciliari e, finalmente, almeno loro, non sono più uguali degli/delle altri/e.

 

E ti ritrovi la Diaz dentro, con le sue ferite laceranti. Tornavo da Genova nella notte fra il 21 e il 22 luglio 2001, con mille pugliesi in treno dopo le violenze di piazza subite, quando di notte fui svegliata di soprassalto; ricordo ancora l’acqua che mi andò di traverso quando appresi la notizia; una mattanza di persone inermi (più di 60 feriti e 93 arrestati e poi prosciolti), colpevoli solo di dormire, autorizzati/e,  in una scuola dopo tre giorni in cui la speranza di tante persone di cambiare il mondo era stata soffocata da due durissimi giorni di “sospensione delle libertà costituzionali”, come scrisse Polizia e Democrazia.

diaz
 

 

All’operazione” parteciparono centinaia di poliziottied è un dato processuale che molti lo fecero spontaneamente, senza far parte ufficialmente del “contingente”. Se ciascun esponente delle forze dell’ordine avesse avuto un numero identificativo ne sapremmo qualcosa di più e questa rimane un’importante proposta da realizzare per garantire i diritti fondamentali nel nostro Paese e non solo.

 

Amnesty International definì la Diaz “La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Le violenze alla Diaz e alla caserma di Bolzaneto, le cruente repressioni delle manifestazioni di piazza rendono più che mai necessaria la calendarizzazione in Parlamento dell’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento, su cui vi è stata anche una proposta di legge di iniziativa popolare. Molti dei responsabili di questi fatti sono rimasti impuniti proprio per l’inesistenza di questo reato. Eppure il Parlamento ha approvato la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

 

Non è stata, inoltre, mai creata un’istituzione azionale sui diritti umani, in linea coi "Principi riguardanti lo statuto delle istituzioni nazionali" (Principi di Parigi); ed è ancora viva la triste vicenda della Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti di quei giorni.


 

FRa chitarra Genova
 

Tornano i ricordi. Le partecipatissime riunioni pugliesi in cui si passava dall’identità alla relazione, alla costruzione di contenuti e agenda fra situazioni provenienti da culture e percorsi differenti. Quelle belle e interminabili riunioni alla sede barese dei Missionari Comboniani, con il movimento pacifista contro la guerra in Iraq, che vi ha fatto seguito, sono state la culla della rivoluzione gentile pugliese. E sono ancora un esempio per chi vuole avere il coraggio di cambiare.

 

E poi Genova, la mia Genova, da cui partiva per il mondo mio padre marittimo a cui scappava qualche parola in dialetto genovese quando lo sentivo al telefono. Il ghetto, l’odore del pesce e del mare, l’emozione di suonare la chitarra di De André, battuta all’asta per Emergency ed esposta in via del Campo, e riunioni settimanali a cui partecipavo recandomi con entusiasmo e fatica a Genova in treno espresso, per un viaggio di tredici ore e mezza. Fra un intenso lavoro di rete, sulla costruzione di proposte altre rispetto al G8, e la preoccupazione e la paura di subire violenze. “Solo il 10% di quanto ipotizziamo si verificherà”, dicevamo. A Genova ci scappa il morto, ci dicevano. E così è stato, per i nostri occhi di lacrime, lacrimogeni urticanti e limoni per proteggerli. Nulla ci restituirà più Carlo, né la nostra gioiosa innocenza.

 

Continuiamo a chiedere verità e giustizia, non vendetta. E che siano adottate misure concrete per impedire che ciò accada di nuovo. “Le forze di polizia sono attori chiave nellaprotezione dei diritti umani: il rispetto degli standard internazionali sull’uso della  forza e delle armi, la prevenzione di abusi durante operazioni di ordine pubblico e verso persone sottoposte a custodia, e una complessiva trasparenza, sono essenziali perché questo ruolo sia svolto al meglio e nella piena fiducia di tutti.”, dice sempre Amnesty. Facciamo in modo che sia così. Dopo dodici anni sarebbe proprio il caso.

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