In Puglia, alle prossime elezioni per il Parlamento, buona parte della vecchia guardia si gioca la sopravvivenza politica. Da destra a sinistra la geografia politica sta cambiando. Il Rosatellum bis prevede una soglia di sbarramento identica per Senato e Camera: 3 per cento. Per la coalizione la soglia è del 10 per cento. Questo spingerà i piccoli a riunirsi in un’unica lista. Le vecchie leadership sono al tramonto. Nel centrodestra, ad esempio, prima esisteva un solo nome in Puglia: Raffaele Fitto, che con la sua potente armata di sindaci, parlamentari e consiglieri regionali dominava ogni cosa.

All’ex ministro la ribellione a Berlusconi è costata cara: è finito nell’inferno dei partitini, a livello nazionale, in cerca di un forte alleato per affrontare le politiche. Per saltare lo sbarramento ha cercato di chiudere un accordo con Cesa a Roma: Direzione Italia insieme all’Udc, a Quagliariello e ad altri leader di movimenti locali centristi potrebbero raggiungere la soglia del 3 per cento. Ma c’è un piccolo problema: nell’Udc pugliese detta legge Salvatore Ruggeri, tesoriere nazionale dello Scudocrociato e alleato in Regione di Michele Emiliano (tanto che ha persino un cognato assessore nella giunta pugliese: Salvatore Negro).
I centristi pugliesi non vogliono Fitto: lo hanno detto apertamente a Cesa. Ci sono vecchi veleni di mezzo e anche scelte politiche opposte. L’Udc governa con la sinistra a Lecce e in Regione, ma è con il centrodestra in Provincia.

Due giorni fa, Michele Emiliano ha cenato con Salvatore Ruggeri e alcuni esponenti centristi anche per discutere delle elezioni politiche ormai alle porte. L’idea del presidente della Regione Puglia è quella di affiancare al Pd un grande listone civico nazionale in cui inserire anche gli uomini dell’Udc. Per Ruggeri sarebbe il piano B nel caso in cui Cesa dovesse insistere con l’abbraccio a Fitto. L’idea del listone civico, però, ha fatto andare su tutte le furie i dalemiani del Mdp, che sono sempre stati fedeli a Michele Emiliano, ma che ora sono delusi dal fatto che il governatore non ha riservato, dopo la scissione, nessun posto in giunta regionale per il loro gruppo.
Ci soni partiti come Forza Italia che puntano a sistemare i big grazie ai listini corti e bloccati. Tra gli azzurri che sono pronti a correre anche in più collegi ci sono diversi uscenti: il senatore barese Antonio Azzolini; il deputato Paolo Sisto; Boccardi; l’ex sottosegretario Cassano, con l’importante movimento di Puglia Popolare al seguito; le deputate uscenti Renzulli e Savino. Poi c’è Rocco Palese, che dopo aver voltato le spalle a Fitto, di cui era il braccio destro, grazie all’amico Brunetta ha avuto le garanzie di una ricandidatura. Si candiderà anche il coordinatore regionale forzista Luigi Vitali, il regista dell’emorragia nel partito fittiano. C’è bisogno di un foggiano da candidare al Parlamento tra i forzisti perché il territorio non è rappresentato.

Poi, ci sono i leccesi: l’editore Paolo Pagliaro, fondatore del Movimento Regione Salento e componente dell’ufficio di Presidenza Nazionale Forza Italia, il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, la vicepresidente della Provincia Paola Mita, la vicecoordinatrice regionale Federica De Benedetto e l’ex assessore provinciale Filomena d’Antini Solero. Potrebbe candidarsi perfino la senatrice Adriana Poli Bortone, che per ora fa l’assessore a Matera. Inoltre, ai consiglieri regionali uscenti di Forza Italia Berlusconi promise la candidatura al Parlamento: a tutto il gruppo che si dissociò da Fitto, incluso Aldo Aloisi. Insomma, una marea di nomi, tra uscenti e volti nuovi. Saranno molti gli scontenti tra i forzisti.
Il Rosatellum peggiora la situazione per i grandi, da un certo punto di vista, perché abbassa la soglia per i piccoli al Senato, dal 7 al 3 per cento, quindi un partito come l’Udc questa volta potrebbe prendere il senatore pugliese, togliendolo a un grande partito. Tra i fittiani la situazione è ancora più complicata. Raffaele Fitto ha bisogno di salvare la sua squadra e lo può fare solo garantendo l’ingresso in Parlamento dei big fedelissimi che ancora non sono scappati via come hanno fatto Palese e Congedo. In campo ci sono l’ex sindaco di Lecce, Paolo Perrone, lo stesso Raffaele Fitto, il deputato Roberto Marti, il senatore foggiano Tarquinio, il coordinatore regionale Francesco Ventola, il deputato uscente brindisino Ciracì e il coordinatore nazionale Antonio Distaso.

Ma non è finita qui: tra i fittiani vogliono un posto in Parlamento anche il consigliere regionale Ignazio Zullo, Simona Manca e Lettieri. Fratelli d’Italia, invece, in Puglia ha in pole position per il Parlamento il votatissimo (ex fittiano di ferro), Saverio Congedo, ma anche il coordinatore regionale Marcello Gemmato (che la scorsa volta perse il seggio per colpa di La Russa, che si candidò in Puglia). Noi con Salvini, invece, ha fatto un nuovo acquisto, l’ex capogruppo regionale forzista, Andrea Caroppo, che ora vuole sbarcare a Roma.
Poi c’è il centrosinistra dopo la scissione nel Pd. Mdp punta in Puglia su Massimo D’Alema e Salvatore Piconese (Senato). Si candideranno tutti i big pugliesi e salentini per avere il massimo del risultato: Gabriele Abaterusso; Pino Romano; Tony Matarrelli; Michele Laforgia; Vito Antonacci; Mario Loizzo (che non è ancora passato con i dalemiani, ma sta trattando), insieme ad altri sindaci salentini come Manera e Zacheo.
Nel Pd, invece, ci sono da sistemare gli uscenti (15 parlamentari tra cui figurano Latorre e Finocchiaro) come i leccesi Fritz Massa, Salvatore Capone e Teresa Bellanova, per la corrente renziana e orlandiana (che ora sono unite in Puglia contro il governatore di Puglia). Si potrebbe candidare l’assessore regionale Loredana Capone e Claudio Stefanazzi, tutt’e due in quota Emiliano. Dario Stefano, col suo movimento “La Puglia in Più” confluirà nel Pd per ricandidarsi.

I vendoliani pugliesi, invece, sono quasi estinti: hanno Fratoianni pronto a correre. Sinistra Italiana si unirà nella lista composta dagli uomini di Mdp e Civati.
Il Movimento 5 Stelle passerà agevolmente lo sbarramento della nuova legge elettorale: ha una schiera di uscenti che si ripresenteranno: si possono fare un massimo di due mandati e loro ne hanno fatto solo uno. A Lecce ci saranno di nuovo Buccarella, Barbara Lezzi e altri uscenti insieme alle novità. E’ chiaro, però, che tutti dovranno superare lo step delle parlamentarie: il voto online che non lascia scampo a chi non ha rispettato il programma.
Sarà per tutti corsa per la sopravvivenza politica, da destra a sinistra: alla fine gli esclusi saranno tantissimi. Ci sono pochi posti e troppe aspirazioni. Intanto, la campagna elettorale è già cominciata.
