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Nel piccolo esercizio con l’insegna “Alimentari e altro”, al paesello, l'amico Orlando, classe 1927, agricoltore in servizio attivo e, a tal fine, quotidianamente in sella al suo vecchio scooter oppure al volante del suo motocarro Ape, ha stamani ordinato un misto di mortadella, prosciutto e provola, per complessivi duecento grammi di peso.

Non c'è che dire, nella semplicità e in economia, buongusto a tavola.

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Nella capitale del Barocco, esiste da secoli un monastero di suore, già rigorosamente di clausura, adesso un po' meno. Dette religiose, oltre ad attendere alle pie pratiche di riflessione, meditazione e servizio liturgico, si interessano, per antica usanza, della produzione artigianale di dolci in pasta di mandorla, in gergo dialettale definiti “duci te li signori”.

Invero, non v’è leccese o salentino che non conosca o, quanto meno, non  abbia sentito parlare delle specialità preparate fra le mura del convento, leccornie che, negli ultimi decenni, sono arrivate a farsi apprezzare anche fuori regione, in particolar modo nel nord Italia, e pure all'estero. Piccola nota al riguardo, le suore, su richiesta, si occupano finanche della spedizione, per posta o via corriere, dei loro dolci.

Un segmento preponderante dell’attività in questione è rappresentato dai generi preparati nelle cucine del monastero in prossimità del Natale e della Pasqua, rispettivamente sotto forma di pesci e di agnellini, con confezioni che vanno dai cinquecento grammi ai due chili e mezzo: su ciascun involucro, l’indicazione chiara degli ingredienti, ossia zucchero, mandorle, acqua e marmellata di pera.

Questo delle monache, è fuor di dubbio un prodotto molto ambito e che si distingue nettamente rispetto alle specialità similari che si trovano nei bar e nelle pasticcerie. Si dice che ciò dipenda da una ricetta di lavorazione segretissima, mai uscita fuori dalle mura del monastero e quindi, a tutt’oggi, detenuta e adoperata dalle suore in assoluta esclusiva.

Chi scrive è un acquirente assiduo e puntuale di pesci e agnellini in pasta di mandorle - che è solito far pervenire, in occasione delle feste, a una serie di familiari, parenti e amici – e, insieme, un estimatore delle monache che li fabbricano. Altro piccolo e affascinante particolare, il ritiro delle confezioni acquistate avviene esclusivamente tramite una ruota, sì, proprio una bussola ruotante, così da non intaccare il regime di clausura dei soggetti che vendono, con l’immancabile accompagnamento dell’invito della suora, di volta in volta addetta, a mettere i soldi corrispondenti al conto all’interno della medesima ruota.

Sennonché, quest'anno, nel corrente periodo prenatalizio, in seno al tradizionale e consolidato quadro, si è registrata una novità, che, di primo acchito, sembrerebbe non trascendentale, mentre, oggettivamente, è assai indicativa.

In sostanza, in confronto ai listini del Natale 2012 e della Pasqua 2013, il prezzo dei “sacri” dolci in pasta di mandorle è aumentato del dieci per cento, passando da venti a ventidue euro al chilogrammo; una bella botta, anche tenendo conto dell’inflazione.

Accanto alla lievitazione oltre misura del corrispettivo da pagare, è emersa la novità costituita dall’emissione, per la prima volta, dello scontrino fiscale. E, però, la concomitanza fra l’intervento sul listino e lo stacco del dovuto scontrino con lampante diretta ricaduta sull’acquirente, la dice lunga.

Chissà che cosa osserverebbe al riguardo Papa Francesco, il quale, a quanto letto sulla stampa, conversando con il proprio Monsignore Elemosiniere, ha con candore affermato che, personalmente, nelle tasche non ha mai neppure cinque euro.

Forse, nella fattispecie, il Pontefice non sarebbe portato a complimentarsi con le suore di clausura leccesi.

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