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San Nicola, santo senza tempo e senza confini

di Michele Santoro *

San Nicola molto probabilmente è il santo più popolare della storia del cristianesimo medievale e moderno, venerato in Oriente come in Occidente. Moltissimi popoli lo hanno fatto proprio, inquadrandolo sì sotto una luce diversa ma conservandogli sempre quelle caratteristiche universalmente riconosciute, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che, genericamente, subiscono ingiustizie.

San Nicola è infatti considerato protettore delle vittime di errori giudiziari, oltre che delle fanciulle da marito, dei bambini (ma soprattutto in Occidente), dei marinai e dei pescatori, e, inoltre, di farmacisti, profumieri, bottai, scolari, avvocati. È patrono inoltre dei mercanti e commercianti.

La sua vita, in gran parte avvolta nella leggenda, è nota soprattutto per i diversi miracoli che caratterizzarono Nicola come una persona attenta alle necessità degli altri, sia adulti che bambini. Nacque in una terra e in un tempo molto lontani (intorno all’anno 270), precisamente a Patara, importante città della Licia, la penisola dell’Asia Minore (attuale Turchia) quasi dirimpetto all’isola di Rodi.

Sembra che Nicola, di famiglia cristiana, in seguito alle persecuzioni degli imperatori romani che dominavano anche in quelle regioni, sia stato a lungo imprigionato. Ma, quando successivamente l’Imperatore Costantino permise ai cristiani di professare liberamente la loro fede, Nicola divenne vescovo di Myra, in maniera peraltro del tutto particolare.

Nikolaus von Myra6
 

Ci affidiamo, in questo caso, ad una specifica leggenda, la quale narra che il Signore avesse indicato ad alcuni sacerdoti come futuro vescovo della città colui che, per primo all’alba del giorno dopo, fosse entrato nella chiesa. E quella persona fu proprio Nicola, evidentemente scelto e mandato da Dio come guida del suo popolo. Dai suoi genitori, morti di contagio durante una pestilenza per aver curato degli ammalati, ereditò grandi ricchezze ma soprattutto il dono della carità verso il prossimo.

Morì a circa 80 anni, nel 352 a Myra, dove il suo corpo fu conservato fino al 1087. In quell’anno, per sottrarlo al dominio dei Turchi, che ormai avevano occupato quei luoghi, 62 marinai baresi riuscirono a trasportarlo nella loro città, anticipando sul tempo un gruppo di navigatori veneziani. La popolazione di Bari accolse trionfalmente le reliquie, ancor oggi conservate in una cripta, sopra la quale fu innalzata una basilica in onore del santo.

A San Nicola sono dedicate in Italia ben milleduecento chiese e circa seimila sono nel mondo gli edifici destinati al suo culto. In Europa San Nicola è molto popolare, con, in prima fila, Paesi Bassi, Francia, Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Estonia, Repubblica Ceca ed anche Russia, a manifestargli, seppur in maniera differenziata, una certa venerazione.

Occorre ricordare che il culto di San Nicola trasmigrò a New York mediante i coloni olandesi (San Nicola è anche il protettore della città di Amsterdam), sotto il nome, storpiato dal latino, di Sinterklaas, dando origine al mito di quel Santa Claus, diventato in Italia Babbo Natale. Rispetto alle date di celebrazione, nei Paesi Bassi, in Belgio e in Lussemburgo, Sinterklaas (Kleeschen in lussemburghese) viene festeggiato due settimane prima del 5 dicembre, momento in cui, tradizionalmente, distribuisce i doni.

Diversificato e molto vivace in Italia, il culto di San Nicola è radicato tanto nelle regioni meridionali quanto al nord. Nella Venezia Giulia, in Friuli (in primo luogo nelle borgate montane) e anche in Trentino-Alto Adige (soprattutto in val di Fassa e a Merano) è particolarmente sentita la vigilia della ricorrenza liturgica del 6 dicembre. In particolare, i bimbi triestini (laddove ancora sopravvive questa usanza), la sera del 5 dicembre, dopo aver scritto una letterina rivolta al santo, mettono sul davanzale un piatto, oppure gli stivaletti, tirati a lustro, in attesa di ritrovare la mattina successiva i doni tanto desiderati. La leggenda secondo la quale il santo regalò a tre bambini poveri tre mele rosse che nottetempo si tramutarono in oro si riflette evidentemente in questa tradizione.

nikolaus nave lavermicocca
 

Altrettanto radicato è il culto del santo nel Mezzogiorno, come ad esempio in Puglia, in cui vige l’usanza, la sera del 5 dicembre, di lasciare la calza accanto al camino. Segnaliamo che a Bari, oltre che il 6 dicembre, il santo è festeggiato anche dal 7 al 9 maggio, in ricordo della citata traslazione delle ossa da Myra: un lungo corteo storico ripercorre gli eventi del 1086 e la statua del santo viene condotta in processione su una barca e poi lasciata in piazza per il culto pubblico. In questa occasione, la città è luogo di ritrovo di numerosi pellegrini, provenienti sia da altre regioni italiane (in primo luogo Abruzzo e Calabria) sia, addirittura, dalla Russia e dagli altri Paesi ortodossi.

Spostandoci negli Abruzzi, precisamente nella cittadina di Cansano (in provincia de L’Aquila) si festeggia san Nicola due volte l’anno, il 26 giugno e il 6 dicembre, e per l’occasione si distribuisce il cosiddetto “pane di san Nicola”. Nella molisana Vastogirardi (Isernia) i festeggiamenti vengono invece celebrati il 6 dicembre e il 3 luglio, ovvero il giorno dopo la sacra rappresentazione denominata “Il volo dell’angelo” (che vede come protagoniste alcune bambine che interpretano il ruolo di angeli).

In Campania, a Gallo di Comiziano (nel napoletano) la festa del 6 dicembre è preceduta dai falò, attorno ai quali si balla e si intonano canti della tradizione. Anche a Gesualdo (Avellino) San Nicola viene festeggiato il 6 dicembre con la recita dell’atto di affidamento della città al santo. Scendendo ancora più a Sud, in Calabria, San Nicola di Myra è venerato come patrono anche nell’eparchia di Lungro (tra i maggiori centri della comunità albanese in Italia, gli arbëreshë), di rito bizantino. In questa cittadina, i tre giorni antecedenti il 6 dicembre sono contraddistinti dall’accensione di grandi falò, dalla distribuzione del pane benedetto e dalla processione della statua del santo.

La tradizionale distribuzione del pane è presente anche a Cerzeto (CS), dove la festa patronale è principalmente il 9 maggio, ricorrenza della traslazione, mentre il 6 dicembre si tiene una grande fiera. La tradizione di Cardinale (CZ), infine, è debitrice di una particolare leggenda in cui si narra che, durante lo spostamento di una statua del santo, i buoi che ne trainavano il carro furono ostacolati e impediti dal proseguire oltre. Per questo motivo, l’evento fu interpretato come una preferenza indiretta di san Nicola per quel paese.

Insomma, la lista, che potrebbe proseguire a lungo, ben testimonia come San Nicola sia uno dei santi più venerati ed amati al mondo e certamente una delle figure più grandi nel campo dell’agiografia. Non è infatti facile trovare santi che possano reggere il confronto con lui quanto a universalità e vivacità di culto.

Ed ecco, come al solito, qualche nostra proposta editoriale per approfondire l’argomento, pubblicata dalla Casa Editrice Edizioni di Pagina.  Il primo, curato da Roberto Cavone, è intitolato appunto San Nicola di Bari. La traslazione delle ossa da Mira. Si tratta di una storia a fumetti in dialetto barese (con traduzione interattiva sui baloon) che racconta l’avventuroso furto delle ossa del santo più famoso nel Medioevo e venerato ancora oggi in tutto il mondo.

Ed ancora una seconda proposta, La nave dei miracoli. Le storie prodigiose di San Nicola di Bari, scritto da Nino Lavermiccola.

Fra agiografia, letteratura, teatro, musica e tradizioni artistiche e folkloriche, questo libro tratteggia la fisionomia del santo non biblico più celebre della cristianità, dalla iconografia inconfondibile e familiare soprattutto ai bambini di tutto il mondo. Il volume, corredato di 24 pp. a colori, si chiude con un’ampia sezione antologica di testi documentativi.

* da Saperepopolare.com

 

 

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