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Servizi scarsi, business selvaggio. #salviamoilsalento... da se stesso

LO SPECIALE SALENTO DI AFFARITALIANI.IT

TURISMO SELVAGGIO/ Coppia filmata mentre fa sesso in spiaggia a Gallipoli

NOTTE DELLA TARANTA IN DECLINO/ Taranta, grande ma a rischio. Come il Salento. L'analisi del direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino

IL CASO GUAGNANO/ Il sindaco Leone e la pax salentina. "Dopo Tosi un premio per Conte"

 

Di Antonio Sanfrancesco

#SalviamoilSalento, l'hashtag lanciato su Twitter dal direttore di Affariitaliani.it Angelo Maria Perrino, coglie il senso di una (buona) battaglia. Ma il punto è un altro: da chi, o da che cosa, bisogna salvare il Salento? Forse da se stesso e da chi lo governa, da modelli di business devastanti, e non solo dai turisti cafoni che ogni anno invadono Gallipoli e le altre località balneari, soprattutto sul litorale jonico, per un divertimento fuori da ogni regola e rispetto per l'altro come accade puntualmente negli ultimi anni.

Il turismo di rapina, trash e fastidioso (altro che vacanza tranquilla e low cost!) non è capitato per caso ma è il frutto di una serie di scelte scellerate, politiche e non solo. Servizi carenti e inesistenti, a cominciare dai trasporti; privati che affittano case, non di rado fatiscenti, compresi cantine e garage a più di 1200 euro a settimana; locali che operano senza rispettare alcuna regola e limite; controlli pressoché inesistenti come se un senso di fatalismo e d'impotenza avesse avuto la meglio e nel quale si staglia l’ombra, sempre più ingombrante, della criminalità organizzata che ci ha già messo le mani come dimostrano le inchieste della Procura di Lecce e le intimidazioni ai danni di gestori di lidi e locali da ballo sul litorale jonico.

Tutto questo ha dato l'impressione – ed è esattamente ciò che è poi accaduto – che una terra bellissima ed eccentrica potesse essere svenduta per fare business e ritagliarsi un'immagine posticcia e falsa di “paradiso” turistico alla portata di tutti. Persino negli slogan (“Lu sule, lu mare, lu jentu”) e nella scelta dei nomi delle spiagge (“Le Maldive del Salento”) non si è fatto altro che scimmiottare, e male, altre località turistiche. Come se il Salento non avesse un'identità e un'offerta turistica propria, coniugando, ad esempio, la bellezza del mare con l'intrattenimento diffuso offerto negli splendidi centri dell'entroterra grazie all'impegno encomiabile di chi organizza sagre e feste patronali. La forza del Salento stava proprio in questo binomio ma negli ultimi anni la dimensione selvaggia del business ha prevalso in maniera prepotente per cui ci si inventa di tutto, a cominciare da festicciole e sagre improbabili tanto ci sono «i turisti che vengono comunque».

Poi c'è la Notte della Taranta, evento simbolo della pizzica e della musica popolare che ha proiettato questa terra oltre i confini nazionali. Ottima esperienza, senza dubbio, ma in questi anni si è dato l'impressione che il Salento, dal punto di vista artistico e musicale, sia solo pizzica e tamburelli. Eppure, è una delle terre del Sud tra le più effervescenti e vive per numero di esperienze e qualità artistica. Due nomi per tutti: i cantieri teatrali Koreja di Lecce e il Balletto del Sud del coreografo Fredy Franzutti. Ma l'elenco potrebbe continuare a lungo.

#SalviamoilSalento, sì. Dalla scarsa fantasia, dall'incapacità di valorizzare se stesso e di “darsi un tono”, di tirarsela un po' di più come quelle donne altere ma consapevoli del proprio fascino. E soprattutto, da un modello di business (arraffare il più possibile nel minore tempo possibile sfruttando l'ondata favorevole di arrivi) che non ha prodotto benessere e ricchezza duraturi ma ha solo distrutto. Un business che non ha saputo né coltivare né custodire. Ecco perché, più che il video della scena di sesso sulla spiaggia di Gallipoli che ha fatto il giro del web, l'icona di questo Salento sazio e disperato sono gli alberi d'ulivo consumati dalla Xylella. Segno di un tesoro naturale che dopo essere stato violentato e abbandonato ha deciso di vendicarsi nel peggiore dei modi.

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Gente che dorme per strada, rifiuti e... SALENTO, LA GALLERY DEL DEGRADO

 

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