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Sabato 23 febbraio il tour dei Med In Itali (Niccolò Maffei - Chitarra e Voce, Matteo Bessone – Batteria, Dario Scopesi – Basso, Edoardo Accornero – Sax) farà tappa all'Open Source di Bisceglie. La band piemontese presenterà il disco d'esordio "Coltivare piante grasse" uscito a settembre dell'anno passato per l'etichetta Libellula Music e prodotto da Josh Sanfelici, già collaboratore di Roy Paci, Mau Mau, Mambassa e molti altri. L'album ha già raccolto il consenso di tutta la critica specializzata e generalista e il tour della band conta quasi quaranta concerti, a distanza di pochi mesi dall'uscita. 
 
1. Partiamo dalle curiosità apparentemente più semplici. Come nasce l’avventura musicale dei Med in Itali e perché proprio questo nome fra tutti?
 
Niccolò Maffei: “I Med In Itali nascono da un viaggio che io e Matte (batterista) abbiamo fatto nel 2007 in Irlanda. Avevamo deciso di iniziare a suonare per strada e sapendo che in Irlanda era un’attività molto diffusa abbiamo scelto Dublino come meta. Abbiamo trascorso quindi un mese circa a fare i buskers. Il nome nasce proprio da questa avventura, volevamo prendere in giro l’abitudine italiana di utilizzare termini inglesi spesso senza sapere né come si scrivano né che significato abbiano realmente, quale poteva esprimerlo meglio di “Med In Itali”.
 
2. Il titolo del vostro ultimo progetto, “Coltivare Piante grasse”, è piuttosto emblematico.  Le “piante grasse” sono notoriamente riconosciute per un certo fascino esotico, ma soprattutto per “la capacità di accumulare liquidi nei loro tessuti” e, quindi, richiedere non troppa cura e attenzione. Una sorta d’istinto di autoconservazione.
 
Niccolò Maffei: “Vero, tutto è nato dal brano “Piante grasse”, ci piaceva associare le nostre canzoni a delle piante grasse, sperando che fosse di buon auspicio, ovvero che crescessero da sé anche senza troppe cure e in un ambiente molto impervio quale è il mercato musicale in questo momento. Pian piano stanno crescendo!”
 
3. Per descrivere il genere che attraversate con le vostre canzoni, anche nello stesso “Coltivare piante grasse”, avete coniato il termine “frog”. Raccontateci meglio.
 
Niccolò Maffei: “Frog nasce, per gioco, dall’esigenza di categorizzare il genere che facciamo. Il termine è infatti una sorta di acronimo che signica: funky, rock, progressive. Noi subito non l’avevamo notato, ma ci hanno poi segnalato che frog in inglese significa rana, che di fatto calza bene sul nostro genere saltellante”.
 
4. Un colore che riporta al deserto ed un artwork tra il simbolico ed il surreale fanno da perfetta cornice al lavoro. Com’è nata l’idea, avete lasciato totale carta bianca a SendaDons?
 
Niccolò Maffei: “Tutto è nato durante una cena in cui poi è si è sviluppato tutto il progetto artistico, lo stesso titolo è stato deciso nell’arco di quella serata. Senda è un artista eclettico, tutti i suoi lavori sono molto interessanti e fanno sempre riflettere, lavora infatti soltanto con materiali di riciclo ed è unico nel suo genere. Lì è uscita l’idea di inserire le piante grasse nel frigo, poi Senda Dons ha dato vita ad una grafica stupenda”.
 

5. “Potremmo ritornare ad abitare le macerie del centro città, faremo figli a quarant’anni e vivremo di precarietà. Impareremo ad invecchiare, ci abitueremo alla quotidianità”, cantate in “Schiava di un’idea”. “Usare il mio pensiero è sempre più difficile, struprato e impigrito da storie appositamente confezionate. L’immagine che in fronte a me si staglia un giorno sarà mia”, dite invece in “Mia identità”. Il tema del futuro rubato, dei sogni e del pensiero strappati via dalla Società a noi giovani e meno giovani, tornano spesso nelle vostre canzoni.
 
Niccolò Maffei: “E’ una visione un po’ disfattista ma che mi sembra essere sempre più reale e attuale. Di fatto vedo che nella mia generazione c’è un’insicurezza che forse in passato era meno presente. Il lavoro non è più una garanzia e farsi una famiglia diventa sempre più complesso, forse manca anche un po’ di coraggio, ma anche le istituzioni non danno alcun sostegno e appoggio. Non sono una persona negativa di fatto, in queste due canzoni infatti c’è sempre una nota di ottimismo e di rinascita “il paese sta per affondare ma il nostro amore può sopravvivere”, piuttosto che “chiuderò gli occhi e riempirò il pensiero di mie fantasie”.
 
6. Il vostro album ospita diversi nomi, da Josh Sanfelici a Luca Begonia e Matteo Negrin. Come sono nate queste collaborazioni?
 
Niccolò Maffei: “Josh Sanfelici ci è stato presentato da Matteo Negrin che, oltre ad essere un amico e un ottimo musicista, è stato per cinque anni il mio insegnante di chitarra al centro jazz di Torino. Josh ha un ottimo orecchio e gran gusto, senza dimenticare la sua esperienza in ambito musicale (ha collaborato con moltissimi artisti, tra cui Roy Paci, Mau Mau, Mambassa, etc.). La sua produzione ha colmato alcune lacune che ancora avevamo una volta entrati in sala di registrazione. Luca Begonia poi è un musicista che stimiamo moltissimo e che ci faceva piacere suonasse sul disco”.
 
7. Citando una delle vostre canzoni, “Musicista precario”, com’è la vostra vita da musicisti con quei “quattro soldi in tasca”? Ad oggi bisogna trovarsi un lavoro per pagarsi il lavoro che si è, invece, sempre sognato?
 
Niccolò Maffei: “Tutti abbiamo l’ambizione di diventare musicisti professionisti, ma col tempo ci siamo fatti un piano b. Io e Dario (basso) siamo due Ingegneri, Matte è uno psicologo ed Edo (Sax) è uno studente di lingue. Ci piacerebbe vivere di musica e ci stiamo lavorando, certo non è facile riuscire a far combaciare tutti gli impegni lavorativi con il tour e le registrazioni, ma ce la stiamo mettendo tutta!” 
 
8. Sabato 23 sarete all’Open Source di Bisceglie. E’ la vostra prima volta in Puglia, c’è qualche artista della scena musicale pugliese con il quale vi piacerebbe collaborare?
 
Niccolò Maffei: “Sabato sarà una bella serata e siamo molto contenti di venirvi a trovare. Siamo amici dei Leitmotiv e ci piace molto la loro musica, con loro una bella collaborazione ci piacerebbe molto. Poi, puntando in alto, un bel duetto con Caparezza sarebbe una bella esperienza”. 
 
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