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Taranto, don Farinella sacerdote laico a l'Isola che Vogliamo
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“Se Cristo fosse a Taranto avrebbe le mani impastate di umanità e le vesti sporche con le polveri dell’Ilva”. Questo è stato il messaggio di esordio di don Paolo Farinella nel presentare il suo ultimo libro "Cristo non abita più qui".

Grido d’amore di un prete laico per Gesù, contro il Vaticano, nell’ambito degli eventi culturali “dell’Isola che Vogliamo” nella città vecchia di Taranto.

Mentre parla, alle sue spalle, è proiettata l’icona di Cristo glorioso esposta nella chiesa del quartiere “Tamburi”, le cui case confinano con lo stabilimento siderurgico, un’immagine piena di luce, abbagliante quasi per il candore delle vesti e questo particolare colpisce l’osservatore Farinella che subito sottolinea la distanza e perfino, l’incongruenza di quel candore con la realtà della città e dei suoi operai costretti a scegliere fra “morire di tumore o di mancato lavoro”.

Il prete che si autodefinisce laico, non può accettare questa contrapposizione e invita tutta la platea a unirsi compatta e scendere in piazza perché lavoro e salute sono due diritti irrinunciabili e solo agli schiavi si negano
tali diritti.

Secondo il prete di Genova, Cristo non abita nelle chiese chiuse ed estranee alla sofferenza dei lavoratori sempre più precari e senza futuro, costretti ad arrabattarsi saltando tra più lavori per racimolare 1000€ al mese rinunciando a ogni forma di tempo libero e vita privata.

No, Cristo cammina sulle strade della gente comune soffre e si batte con noi, non è il profeta di una religione nata per consolare e rincuorare dalle paure ma è l’incarnazione del Dio in cui credere, uomo fra gli uomini e ponte verso il futuro.


Un discorso fatto con un tono di voce appassionato, tenendo idealmente tra le mani la Bibbia e la Costituzione. “Sono fiero di essere cattolico” soprattutto ora che abbiamo un Papa che si chiama Francesco che vuole riportare la Chiesa fra la gente”. Farinella aveva auspicato (se non addirittura anticipato) questo cambio di rotta in Habemus Papam (dal quale Nanni Moretti ha tratto il film omonimo), nell’intervento di ieri sera è andato oltre gli auspici riuscendo a comunicare la volontà di reagire a un sistema politico incurante delle necessità del popolo che governa.La Costituzione italiana sancisce il diritto al lavoro come attributo “di nascita” dei suoi cittadini, ovvero essendo cittadino italiano, hai diritto al lavoro, mentre i nuovi lavoratori precari devono elemosinare un impiego e sottomettersi allo sfruttamento da parte del datore di lavoro portando le lancette della civiltà indietro nel tempo a prima del 1860 quando l’Italia non esisteva ancora.


La salute, il rispetto dell’ambiente sono necessità che riguardano noi, i nostri figli e quelli che verranno, il futuro dev’essere una garanzia e non un’ipotesi per giunta improbabile. Ma quando ai tarantini si dice che l’aumento di tumori alle vie respiratorie è dovuto alle troppe sigarette fumate, allora non c’è diritto e non c’è morale… “Cristo non abita a Taranto”.

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