I sistemi burocratici si sono sempre espressi attraverso “circolari”. l’autorità più alta manda le spiegazioni e le disposizioni attraverso un testo che viene accettato con una firma di conferma e che sigilla la avvenuta ricezione, ne prova la conoscenza da parte della persona in indirizzo, obbliga il ricevente al rispetto delle norme ricevute.
Oggi con WhatsApp, tutto questo non è più necessario, perché se l’interlocutore legge appare la spunta blu. Al contrario nei tempi della mia gioventù di tanto in tanto arrivavano in classe le circolari del Provveditore che il docente di turno ci leggeva.
Vi erano le circolari dei Prefetti che trasmettevano ai Comuni le disposizioni del Governo centrale. Il grande storico della Letteratura Francesco Flora nel 1945 pubblicò, non senza un pizzico di irrisione, un volumetto nel quale aveva raccolto le circolari che il governo del Duce mandava alla stampa, per guidare e calibrare l’uscita delle notizie e delle idee.
Esempio esagerato, come non detto, ma senza esagerare, mi pare di poter affermare che molto spesso dove termina il confronto delle idee e la politica compaiono le circolari.
Mi è capitato di leggerne una di questi giorni, un sindaco – della nostra provincia tarantina – alla sua maggioranza (un sindaco importante, molto importante). Lo stesso stile burocratico dispositivo di sempre, un po’ vecchio, ma certamente fastidioso. Non sarebbe ora che ci dessimo da fare per cambiare questa brutta legge sulla elezione dei sindaci e tornassimo alla politica?

