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Murattiano

Nell’ambito delle iniziative promosse dall’associazione Murat per il Bicentenario del quartiere murattiano, il Centro di Documentazione e Cultura delle Donne di Bari ha voluto donare un prezioso e profondo contributo, ideando e producendo un corto di circa trenta minuti in cui le storie di cinque donne, molto diverse fra loro, si intrecciano per ridisegnare i confini di Bari, una città ricca di contraddizioni, di centri di aggregazione ma anche di periferie che sono emerse come spazi della relazione e del sentimento.

Le donne intervistate, infatti, hanno centrato le loro parole su un’idea forte e chiara: i luoghi equivalgono alle persone, e le persone equivalgono alle relazioni che si stabiliscono tra di loro. I luoghi senza le persone perdono senso, ‘hanno un’immagine sfocata’.

A partire dal titolo, la produzione mira ad esprimere diversi significati: tessere la città implica una molteplicità di punti di vista, che ha permesso di creare una vera e propria tessitura spazio-temporale tra le varie storie e i luoghi della città grazie anche all’intreccio emozionale creatosi in virtù delle relazioni preesistenti tra le intervistate e intervistatrici; in questo senso particolare rilevanza è stata data anche al concetto di essere, inteso come essenza profonda da cui partire per rapportarsi all’altro, al TE, inteso come differenza da valorizzare e somiglianza da sottolineare. Infine il riferimento evidente è anche alle TESSERE, piccole e preziose, che sono tasselli sovrapposti, storie di donne con una propria delineata individualità che possono essere messe insieme per formare un percorso di vita, quasi un'universale "storia di donne".

Una trama inaspettata, tessuta, anche grazie all’attenta e sensibile regia di Giulia Dalena, attorno a un intreccio di parole, quali differenza, luogo, relazione, centro, confine, che portano a ripensare ai luoghi che frequentiamo quotidianamente e al significato spesso convenzionale ad essi attribuito.

Murattiano3

Storie di donne, dunque, che, per motivi e percorsi molto diversi, hanno intrecciato il centro delle loro vite con il cuore della nostra città, alcune in maniera più totalizzante, altre soltanto sfiorandolo: Blerta, mediatrice culturale, arrivata a Bari dall’Albania con i primi flussi migratori degli anni ’90, che ha trovato qui da noi il nuovo centro della sua vita; Rosa, ultraottantenne barese, che ha raccontato come si viveva a Bari ai tempi della guerra e del dopoguerra; Linda, una giovane donna della provincia che ha letteralmente spostato il suo baricentro relazionale nella nostra città; T., che ci ha testimoniato la sua profonda dislocazione emotiva, insieme alla nostalgia insanabile per la sua terra, la Georgia; e Tommy, col suo racconto di come ha ridisegnato la mappa della sua vita e costruito un luogo-simbolo, all’interno del murattiano, in cui i confini vengono continuamente varcati, ridefiniti, spostati.

Le voci di queste donne restituiscono l’essenza di una città diversa da come spesso viene percepita: l’immagine del murattiano, il centro della Bari commerciale, lungi dall’essere considerato il ‘cuore’ della città, assume nelle testimonianze raccolte dei contorni fluidi, spostati verso il mare o verso città vecchia. Non è un caso che alla domanda “cos’è il murattiano?” la gran parte delle intervistate abbia risposto in modo vago, spesso addirittura fantasioso, adducendo improbabili interpretazioni etimologiche per spiegare una denominazione lontana dall’intimo vissuto quotidiano e dal rapporto che lega l’individuo ai suoi luoghi dell’anima.

Il video sarà proiettato in anteprima martedì 15 ottobre alle ore 18:00 presso la Sala Consiliare Comune di Bari.

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