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Sulla vicenda del progetto per la realizzazione del cosiddetto "gasdotto TAP" continuo a leggere vere e proprie stupidaggini, con un protagonismo della politica degno di miglior sorte.

Di fronte ad infrastrutture così importanti e strategiche per il paese continuo a pensare che tocchi alla politica, quindi alle istituzioni ai vari livelli, la responsabilità di esprimersi sull'utilità o meno delle stesse avendo a cuore l'interesse generale di una comunità, sia locale che nazionale. Sono, altrettanto, convinto che tocchi alle sedi tecniche e al rigoroso rispetto delle procedure previste dal nostro ordinamento (particolarmente complesso su tali materie) la scelta di un sito anziché di un altro: accompagnando tali decisioni con la individuazione di tutte quelle prescrizioni e caratteristiche strutturali, sia nelle fase di progettazione che di realizzazione che, infine, di gestione, utili a garantire che qualsiasi infrastruttura, specie energetica, possa eliminare ogni rischio eventualmente collegato ed anzi garantire l'assoluto rispetto dell'ambiente e dell'ecosistema.

Orbene, a me pare che questa distinzione di ruoli e responsabilità per alcuni, compresi esponenti del mio partito, sia del tutto inutile, con un utilizzo di argomenti che rischiano di alimentare confusione e disorientamento nell'opinione pubblica. Per essere rigorosamente puntuali, alcuni temi.

TAP pipeline

La responsabilità della politica

Il Governo italiano ritiene che il gasdotto TAP sia strategico per il nostro paese perché diversifica i mercati di provenienza per l'approvvigionamento della principale fonte energetica che viene utilizzata nel nostro paese, appunto il gas, con cui vengono alimentati circa il 50% della generazione elettrica nazionale e oltre il 40% dei consumi primari. Ancora oggi il principale combustibile utilizzato in Italia viene importato per ben l'88,5% del fabbisogno nazionale dall'estero, in particolare da tre direttrici: Russia, Nord Europa, Algeria. Quindi, diversificare le fonti di approvvigionamento é una scelta decisiva per la sicurezza del paese e per ottenere costi energetici più bassi.

Si può su questo punto convenire o dissentire, io personalmente trovo del tutto condivisibile l'importanza che il Governo assegna a questa opera. E, aggiungo anche rispetto a inesattezze portate avanti tra gli altri dal M5S che continua a sostenere che il gas non verrà utilizzato nel nostro paese, che due importanti aziende energetiche italiane (Enel ed Hera) sono tra le dieci europee che il 19 settembre scorso hanno sottoscritto contratti di fornitura per la durata di 25 anni con il Consorzio Shah Deniz per il gas che sarà trasportato in Italia attraverso il gasdotto TAP.

gasdotto

Le scelte tecniche

Dalla documentazione depositata dal Consorzio nelle scorse settimane in occasione dell'avvio della procedura di Valutazione di Impatto ambientale si apprende che dal 2003 al 2005 é stato redatto uno studio di fattibilità per "identificare il corridoio ideale di collegamento dall'Europa sudorientale all'Italia" e si sono considerati come possibili approdi Brindisi, San Foca e Otranto. La successiva “Fase di progettazione concettuale” si è concentrata sull'area di Brindisi, preferita alle altre che avrebbero richiesto collegamenti "onshore" più lunghi per l'allacciamento alla Rete SNAM.

Durante questa fase (2006-2007) sono state studiate quattro alternative attorno alla città di Brindisi: nei pressi della località di Lendinuso; a nord della centrale elettrica di Cerano; all'interno dell'area del Petrolchimico; a nord dell'aeroporto Papola-Casale.

Nella successiva fase di progettazione di base (2008-2011) le quattro alternative sopra identificate sono state prese in considerazione in maniera più dettagliata. La conclusione di questi studi ha portato a valutare le quattro opzioni non fattibili dal punto di vista tecnico (tra cui quello della sicurezza), ambientale e socio-economico e si è giunti alla conclusione che era necessario rivalutare l'opzione di un approdo più a sud, all'interno del corridoio tra Brindisi e Otranto.

gasdotto interna nuova

Il risultato dell'attività di indagine tecnico-scientifica successiva ha portato a individuare l'area dell'attuale sito, San Foca, quale soluzione ottimale in termini di fattibilità tecnica, di sicurezza e di impatti ambientali, socio-economici, nonché sull'uso del suolo e sul patrimonio storico-culturale. Tale sito, infatti, non interferisce con le aree protette in mare e sulla terra e il tracciato onshore indicato si trova in aree agricole e non urbanizzate.

Per questo, di fronte alla complessità di tali studi e alla delicatezza del tema, mi pare del tutto avventuroso e velleitario che si riapra sulla stampa un dibattito su dove spostare il gasdotto sulla base di alcune dichiarazioni o interviste, ascrivibili più ad un cedimento demagogico che alla rigorosa analisi dei dati di realtà.

Altra cosa é il percorso istituzionale avviato nei giorni scorsi di concerto tra Governo nazionale e Regione Puglia perché vi sia su tale progetto il più ampio e continuo confronto con le comunità locali interessate.

cerano 1

La riconversione a gas della centrale Enel di Cerano

Tema che viene affrontato come una bandiera del tutto ideologica e priva di alcun concreto riscontro in termini di fattibilità, su cui mi é già capitato più volte di intervenire: si tratta, infatti, di una ipotesi che ricorre periodicamente, sin dai tempi del progetto di rigassificatore, e che risulta del tutto insostenibile dal punto di vista impiantistico e tecnologico e che sarebbe ora venisse del tutto abbandonata come una pura sciocchezza.

Altra cosa, legittima per quanto opinabile, è chiederne la sostituzione con una nuova centrale alimentata a gas, previa chiusura dell'attuale centrale alimentata a carbone (magari interrogandosi sui mille posti di lavoro che verrebbero persi o sulle centinaia di milioni di investimenti in atto o già realizzati che diverrebbero inutili). E qui vi è poi l'obiezione più attuale.

L'Italia negli ultimi cinque anni ha visto diminuire la propria produzione energetica alimentata da gas del 26%, con oltre 30.000 megawatt di produzione attualmente fermi, per il combinato disposto del calo dei consumi e dell'aumento delle rinnovabili.

Quindi, se non c'è alcuno spazio per realizzare nuovi impianti a ciclo combinato, perché una azienda, visto che le centrali non le costruiscono lo Stato o le Regioni ma le imprese, si chiamino Enel od altro, dovrebbe costruirne una nuova destinata a restare inattiva?

Non mi arrendo all'idea che tu tali materie, delicate e complesse, che chiamano in causa interessi generali decisivi, nonché il futuro delle nostre comunità locali, si possa discutere con rigore, serietà e competenza rifuggendo da inutili e deleteri atteggiamenti demagogici, che abbassano colpevolmente la soglia di "sopportabilità" di una parte dell'opinione pubblica verso tali investimenti, sempre di più sulla base di reazioni istintive anziché del merito, come in questa vicenda.

Sen. Salvatore Tomaselli
Capogruppo PD
Commissione Industria

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