Troia, la città pugliese accoglie i profughi di guerra e invita i residenti ucraini a richiamare i loro parenti e persone care in pericolo
Era già successo dopo il disastro di Chernobyl, quando diverse famiglie del Comune di Troia (Fg) si resero disponibili – come molte altre in tutt’Italia – ad ospitare temporaneamente i ragazzi ucraini e bielorussi, colpiti dalle radiazioni nucleari.
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Quel filo tessuto nella solidarietà, che nel frattempo si è fatto trama di relazioni e ordito di affetti, rimasti saldi anche nella lontananza e nel trascorrere degli anni, oggi viene ripreso per ravvivare sentimenti e spirito di accoglienza – tipicici della gente di Puglia – e aprire di nuovo le porte ai profughi ucraini vittime dell’azione di guerra del presidente russo Vladimir Putin.
Troia, la Cattedrale 2Guarda la gallery
Tutti i cittadini ucraini residenti nello storico centro della Capitanata, la Città del Rosone, potranno richiamare in Italia parenti e familiari in pericolo a causa della guerra.
“Li ospiteremo presso abitazioni di privati che si sono resi disponibili – ha detto il sindaco di Troia Leonardo Cavalieri – o in alcuni bed&breakfast che hanno già aderito all’iniziativa”. E nel solo pomeriggio, immediatamente successivo alla pubblicazione della locandina – come i pani e i pesci di evangelica memoria – si sono moltiplicate le proposte di ulteriori spazi e locali da parte di famiglie non solo troiane.
Enea in fuga da TroiaGuarda la gallery
La fuga di Enea dalla città in fiamme – con il padre Anchise sulle spalle e il figlio Ascanio per mano – dopo aver perso tra le macerie la moglie Creusa – è ormai archiviata nell’epica dei racconti. Da Troia non si scappa più, a Troia oggi ci si arriva, per riannodare affetti e legami famigliari.
Un modello di integrazione solidale che, se replicato, potrebbe indicare nuovi orizzonti e nuovi codici sociali, per un futuro che – ancora una volta – trova linfa vitale nelle radici.
Informazioni: Staff del Sindaco 333.4329024 – Servizi Sociali: 0881.978408
(gelormini@gmail.com)
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