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PugliaItalia
Lorenzo CesaBari -  L’ultimo in ordine di tempo è stato Carlo Laurora, dimessosi da segretario provinciale della Bat dopo un faccia a faccia al vetriolo con Lorenzo Cesa: “Il segretario nazionale mi chiedeva di Barletta e di come mai il territorio non avesse risposto. Gli ho ricordato che qui aveva candidato alle Politiche la Carlucci, non Obama”, si era lasciato andare sui social dopo aver annunciato la propria decisione, precisando di mantenere il proprio ruolo come capogruppo in Provincia. Se non fosse che non è l’unico e che la maretta arriva da molto lontano.
 
 
A fare da detonatore alla diaspora dallo scudocrociato è stato l’addio dello storico numero uno regionale Angelo Sanza, uscito dalle fila dei casiniani prima ancora dell’assise nazionale di fine luglio non condividendo la linea politica e con uno sguardo interessato a quello che accade nel centrosinistra moderato di Enrico Letta e Matteo Renzi. Nessun approdo in vista tra i democratici, s’intende, mentre, planato nel capoluogo per prendere le redini del partito, è stato lo stesso Cesa a succedergli ed un altro pezzo da novanta come Angelo Cera non ha risparmiato all’ex collega una stilettata avvelenata, ipotizzando che dietro la scelta ci potesse essere la delusione per la mancata corsa alle ultime Politiche. Il diretto interessato smentisce sul caso specifico ma è proprio da febbraio che sarebbero montati i malumori - spiegano dall’interno - per via della mano pesante del nazionale sulle liste, dei colpi di scena nel borsino di chi guadagnava o perdeva posizioni utili in lista e per la debacle e gli scossoni che erano seguiti alla contesa elettorale di febbraio. Una questione tutt’altro che di nomi e squisitamente politica, quindi, relativa ad un cambio di orizzonti contestato che qualcuno avrebbe visto già nelle assemblee precongressuali con il logo del PPE europeo, pronto ad archiviare, secondo i timori, l’esperienza del laboratorio pugliese di dialogo con il centrosinistra che aveva portato sugli scudi Massimo Ferrarese a Brindisi. Con l’obiettivo di guardare un po' più a destra.
 
 
“Chi era al tavolo degli organi regionali in Puglia per la formazione delle liste alla vigilia delle elezioni politiche può testimoniare che mai ed in alcuna circostanza è stata avanzata una mia candidatura”, ha spiegato il più volte sottosegretario Sanza,  pungendo “i detrattori dell’ultima ora” convinto di “restare sul campo della Politica, ma lontano da un partito per il quale mi ero speso con tutte le mie energie e che non merita ulteriore attenzione”. E a pensarla allo stesso modo saranno stati anche  il segretario cittadino di Foggia, Francesco Niglio, la consigliera Silia de Lillo oppure l’assessore comunale di Taranto, Massimiliano Stellato, ed il capogruppo del Consiglio Provinciale della città dei due mari, Cosimo Lariccia, a voler tacere di coloro che ancora in queste ore starebbero meditando l’abbandono. Ed ora? I “sanziani” daranno vita ad un nuovo contenitore da spendere nelle prossime elezioni di medio e lungo termine? E può rappresentare un ulteriore indizio la promozione nell’esecutivo di Michele Emiliano di Rocco de Franchi, vicino al lucano, magari nell’ottica di un gioco di sponda con il primo cittadino barese per le Europee? Nella canicola agostana qualcosa si muove ma per sapere quale sarà il destino dei centristi del Tacco dello Stivale servirà aspettare settembre.
 
(a.bucci1@libero.it)
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