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Vaccari: 'Interstellar' Il cinema cambia la musica

Le nomination per l'Oscar riaccendono i riflettori su “INTERSTELLAR”, il film di Christopher Nolan interpretato da Matthew Mc Conaughey, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, Matt Damon, Ellen Burstyn e John Litghow. La nomination in primo piano, ottenuta dal film, è quella all’Oscar per la migliore colonna sonora originale, di Hans Zimmer, autore della infinita musica di questo infinito film.

Considerazioni a parte sull’esclusione dalle cinquine di Chris Nolan, sontuoso regista della migliore trilogia di "Batman", di "Inception" e di "Memento", vale la pena riflettere su questa decima nomination di Hans Zimmer, vincitore, di un solo Oscar nel 1995 con "IL RE LEONE", sua prima soundtrack di un film di animazione. E che film..

Interstellar
 

Comunque, la  nomination di Zimmer non è l’unico riconoscimento per "Interstellar", candidato anche per la migliore fotografia e forse per qualche altra sottodisciplina nell’ormai complicatissima topografia delle statuette di Los Angeles.

Non è l’unico, ma è il più significativo, visto il livello degli altri riconoscimenti, non all’altezza dello straordinario 2013. Scontato, troppo scontato "Grand Budapest Hotel" e anche, da un certo punto di vista, "American Sniper" del grande Clint Eastwood.

Ma quella di Zimmer è una nomination particolare, perché la sua è una colonna sonora originale e particolare di un film particolarissimo.

Sappiamo per esperienza che è veramente difficile tracciare  un confine estetico ed emozionale tra un film e la sua musica. Sappiamo anche che il rapporto fra musica e film dipende prima di tutto dalla funzione che il regista vuole dare alla colonna sonora

Fellini ascoltava la musica di Rota quasi prima di cominciare a girare, Leone faceva ascoltare agli attori la musica mentre si girava, Kubrick non amava le colonne sonore originali ma al massimo delle versioni di pezzi classici,funzionali alla sua estetica cinematografica.

interstellar2 f
 

D’altronde possiamo immaginare Fellini senza Rota o Kubrick senza Haendel, Strauss o Beethoven? Ma allo stesso modo oggi possiamo pensare al Danubio Blu senza Kubrick o a La passerella di Rota senza ricordare il carosello di "Otto e mezzo"? Possiamo fischiettare Scion Scion senza un pensiero a "Giù la testa"?

Il cinema cambia la musica e la musica cambia il cinema. E nulla è più come prima. L’autonomia della musica sinfonica è praticamente morta.

Dire  che oggi esista una fruizione organizzata della musica sinfonica di nuova composizione non risponde al vero. Possiamo  dire,con una certa approssimazione, che talvolta si scrive ancora per le sale sinfoniche. Ma tutto fuori dal mercato. E senza  una domanda spontanea e non organizzata o “drogata” dalle case editrici musicali non si fa molta strada.

Il meglio della musica strumentale se lo sono preso il cinema e la televisione, ossia la musica associata alle immagini. Una prova di questo? Nessun compositore d’oggi può rinunciare a scrivere per l’audiovisivo.Il farlo equivarrebbe ad un suicidio professionale.Nessuno saprebbe più nulla di lui.

Un compositore senza esecutori, pubblico, teatri e sale. Morto. E la musica ha bisogno di comunicazione,di ascoltatori, di fruitori.

Oggi il grande pubblico conosce compiutamente le composizioni sinfoniche di Philip Glass.Ma da quando? Citiamo due start up significativi legati entrambi  al mondo della visualizzazione e non dell’ascolto. Il primo è rappresentato dalla sua collaborazione con Bob Wilson, il grande regista teatrale,il secondo dalle colonne di film con Koyaaniskatsi e The Hours.

interstellar poster
 

Il cinema e il Teatro.Non la musica come dato autonomo.

E veniamo quindi ad Hans Zimmer.

Tedesco, ex tastierista saltuario dei leggendari Ultravox,si rivela con la colonna sonora di Rain Man.Molti anni fa. Poi vola di successo in successo. Da "Thelma e Louise" al "Gladiatore", dalla "Sottile Linea Rossa" a "Batman Begins" e tante altre ancora. Qual è il suo caratteristico modus operandi? Una sintesi fra un impasto classico e sonorità elettroniche.

Anche Vangelis operava in questa direzione ma in modo differente data la sua provenienza dal  mondo melodico della “song” piuttosto che dai territori musicali sterminati, figli di uno strano impasto fra wagnerismo e sperimentalismo.

La colonna sonora di Interstellar è costruita con una modalità classica. Un pedale armonico infinito,come infiniti sono gli spazi visivi nel film di Nolan e un tema dominante per organo,suonato magistralmente da Roger Sayer.

Il risultato è incantevole.

Una sonorità soffusa, ovattata, frutto di quella “estetica costante” di Zimmer costruita sulla giustapposizione fra il suono in presa diretta e gli effetti elettronici. La colonna sonora di Intesterstellar è stata registrata infatti in una chiesa con un organo vero, naturale. Tutto assolutamente mimetico rispetto al film e alla sua drammaturgia.

Cristoforetti Salento
 

Interstellar nasce dalle teorie di Kip Thorne, l’astrofisico che per primo ha ipotizzato la possibilità di viaggiare  fra i sistemi solari attraverso i “buchi neri”. E’ concettualmente impossibile non ricondurre, almeno parzialmente, "Interstellar" al lontano "2001 Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick.

I due film, così diversi per origine, estetica ed epoca, sono forse accomunati  da una riflessione cinematografica sul  senso del destino dell’uomo in rapporto alle dimensioni spaziali e temporali.

Se Kubrick indagava sugli approdi della conoscenza, tramite lo strumento viaggio nel tempo e nello spazio, individuando in Hal 9000 il nemico del libero arbitrio dell’uomo nei confronti delle macchine, i fratelli Nolan, Jonathan ha curato la sceggiatura del film, espandono all’infinito lo scenario galattico, “fissando” il wormwhole come metafora complessiva della porta verso l’ultima conoscenza, rappresentata dallo straordinario incontro fra un  padre ancora giovane e una figlia ormai vecchia.

Una pagina cinematografica sublime dove spazio e tempo sono spariti e dove resta solo l’umana eterna capacità affettiva. "Interstellar" di Nolan - Zimmer lascia senza fiato, per la sua capacità espressiva di descrivere un mondo senza più risorse, allo stremo, condannato al “viaggio” alla migrazione, al cambiamento. Ad una nuova conoscenza.

Come sempre e per sempre.

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