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Xylella, si indaga sui fondi. La Procura: "Ue ingannata dai ricercatori"

"Non e' stato accertato il nesso di causalita' tra la xylella fastidiosa e il disseccamento rapido degli ulivi, mentre e' stato dimostrato che la misura dell'eradicazione degli alberi non serve per contenere il batterio", il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, ha spiegato così stamattina in conferenza stampa la scelta della Procura di disporre il sequestro preventivo di tutti gli alberi salentini per cui il commissario straordinario Giuseppe Silletti ha disposto l'eradicazione. L'indagine ha portato anche all'invio di dieci avvisi di garanzia. Il taglio degli alberi - stando a quanto accertato dai periti nominati dai pm - non servirebbe per arginare la malattia, per questo ieri e' stato notificato il decreto di sequestro al commissario, impedendo di fatto che gli abbattimenti riprendano, cosi' come era stato deciso nei giorni scorsi. 

SI INDAGA ANCHE SUI FONDI - "L'inchiesta sull'emergenza xylella fastidiosa si sofferma anche sui fondi percepiti dalla struttura commissariale per l'emergenza ambientale", ha proseguito il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta. "L'Europa ha ricevuto una falsa interpretazione dei fatti sulla Xylella, così come realmente accaduto nel Salento. E' stata tratta in errore da quanto rappresentato dalle istituzioni regionali con dati impropri", ha aggiunto il procuratore.

UE INGANNATA - "L’Unione Europea è stata tratta in errore da quanto è stato rappresentato con dati impropri e non del tutto esatti", ha detto ancora il procuratore. "Ci siamo trovati di fronte a direttive europee, in parte molto rigorose, come l’eradicazione degli ulivi, che sono state emesse dall’Unione europea sulla falsa rappresentazione della situazione".

GLI INDAGATI - Tra le persone indagate c'e' anche il commissario straordinario di Governo, Giuseppe Silletti, nonche' i ricercatori che a vario titolo hanno contribuito agli studi scientifici che sono stati posti alla base delle misure di contenimento adottate dal commissario e dal ministro dell'Agricoltura.

LE ACCUSE - Le ipotesi per cui si procede sono: diffusione colposa della malattia delle piante, falso ideologico e materiale commesso da pubblico ufficiale, inquinamento ambientale e deturpamento delle bellezze naturali. Le indagini sono state condotte dal Nucleo ispettivo del Corpo forestale dello Stato e coordinate dai sostituti procuratore Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci. Come ha spiegato il procuratore Motta, "l'emergenza decretata non ha ragione di esistere, in quanto il batterio xylella e' presente in Salento da almeno venti anni e oggi in nove ceppi diversi, per cui non hanno senso le misure di quarantena previste".

ESULTANO GLI AMBIENTALISTI - "Credo che ci sia la assoluta necessita' che il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ci convochi tutti per chiarire la situazione, che appare estremamente ingarbugliata" questa la reazione di Coldiretti Puglia, per bocca del suo presidente Gianni Cantele, alla notizia dell'intervento della Procura leccese sul tema dell'infezione della xylella fastidiosa e sulla decisione di bloccare gli abbattimenti degli albero di ulivo infettati dal batterio secondo il cosiddetto "piano Silletti" dal nome del commissario straordinario per l'emergenza. "A oggi e' importante sottolineare - ha detto ancora Cantele parlando con i giornalisti a margine di un convegno - che la parte lesa di questa situazione sono gli olivicoltori che fino ad oggi hanno cercato di porre in essere le buone pratiche sui campi e tutto cio' che e' necessario fare per contenere l'avanzata del morbo". Riguardo al tema degli abbattimenti Coldiretti ribadisce "noi abbiamo sempre detto che si trattava della 'extrema ratio' e che in una logica in cui la scienza non era in grado di darci ulteriori indicazioni, ci saremmo dovuti attenere a tale rimedio".

PROTESTA AMBIENTALISTA - Hanno applaudito e mostrato un cartello di ringraziamento ai due pm che hanno condotto l'inchiesta, Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, alcuni ambientalisti che hanno fatto ingresso nella stanza del procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, poco prima della conferenza stampa. Nell'incontro a Lecce con i giornalisti il procuratore ha riepilogato i presupposti dell'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Xylella fastidiosa che conta 10 indagati, tra cui il commissario straordinario Giuseppe Silletti, nell'ambito della quale ieri è stato disposto il sequestro di tutti gli alberi di ulivo del Salento e del Brindisino colpiti da provvedimenti di abbattimento. Sul cartello mostrato c'è scritto: "C'è un giudice a Lecce, anzi due. Grazie".

M5S ATTACCA EMILIANO -  'Se governassimo noi questo non succederebbe,si vergogni' (ANSA) - BARI, 19 DIC - Per i consiglieri regionali pugliesi del Movimento Cinquestelle, la "incoerenza" di "Emiliano, della sua giunta e dei vecchi partiti, ha lasciato morire migliaia di alberi e le speranze degli agricoltori". Lo sottolineano in una nota congiunta Rosa Barone, Gianluca Bozzetti, Cristian Casili, Mario Conca, Grazia Di Bari, Marco Galante, Antonella Laricchia e Antonio Trevisi, in relazione all'inchiesta della Procura di Lecce sull'emergenza Xylella, nell'ambito della quale sono indagate dieci persone tra cui il commissario straodrinario Giuseppe Silletti. "Se fossimo stati noi ad amministrare questa Regione - sottolineano - tutto ciò non sarebbe mai successo". I Cinquestelle rivendicano di aver portato da tempo in Aula "le stesse tesi" sui cui oggi si basano le indagini "dei magistrati", e accusano il governatore Emiliano "di mentire" quando dice, in riferimento all'inchiesta, "che finalmente qualcuno ha portato delle prove". "Oggi Emiliano, con la sua Giunta - proseguono i Cinquestelle - dovrebbe solo tacere" perchè "aveva promesso di scatenare l'inferno in campagna elettorale contro la Xylella, e invece non ha fatto nulla se non limitarsi ad istituire un tavolo multidisciplinare sul tema identico a quello proposto dal M5S". "Proprio lui - rilevano - che ha osato costituirsi contro quei poveri agricoltori che hanno dovuto subire passivamente la distruzione dei loro terreni e che si 'erano azzardati' a fare ricorso". "Dopo aver deliberato per le eradicazioni, aver richiesto al ministero l'accelerazione di queste procedure - concludono - questo dovrebbe essere il giorno della vergogna". 

 

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