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1° novembre 1905: nasce Aldo Fabrizi, voce e cuore di Roma

1° novembre 1905: nasce Aldo Fabrizi, voce e cuore di Roma

Dalla bancarella di Campo de’ Fiori al cinema mondiale: 121 anni fa nasceva l’attore che seppe far ridere e commuovere la Capitale

Il 1° novembre 1905 Roma mette al mondo uno dei suoi interpreti più autentici. Si chiama Aldo Fabbrizi, con due «b» all’anagrafe, ma diventerà per tutti Aldo Fabrizi: un volto capace di raccontare la città senza bisogno di cartoline, attraverso una smorfia, uno sguardo o una battuta pronunciata con quella voce inconfondibile, a metà strada tra il rimprovero e la carezza.

Le radici popolari, tra lavoro e poesia

È figlio di Giuseppe, vetturino, e di Angela Petrucci, fruttivendola a Campo de’ Fiori. Quando il padre muore, Aldo è ancora un ragazzino: lascia la scuola e si arrangia con i mestieri più diversi, dal meccanico al guardiano notturno. In casa ci sono anche cinque sorelle; una diventerà celebre quanto lui, Elena, la futura Sora Lella.

La fatica non gli toglie la voglia di osservare e raccontare. Legge Belli, scrive versi in romanesco e nel 1928 pubblica Lucciche ar sole. Tre anni dopo porta sul palcoscenico i suoi personaggi: vetturini, tranvieri, portieri, uomini comuni che litigano con la vita e cercano di spuntarla con una battuta. Non imita Roma: le dà voce.

Dal sorriso di Totò al sacrificio di don Pietro

Nel 1942 arriva il cinema con Avanti c’è posto…; l’anno seguente è accanto ad Anna Magnani in Campo de’ Fiori. Ma nel 1945 Roberto Rossellini gli affida don Pietro in Roma città aperta. Il comico diventa il sacerdote che affronta la violenza nazista: un’interpretazione che dimostra quanto dolore possa abitare dietro il volto di chi fa ridere.

Poi vengono Guardie e ladri, con Totò, La famiglia Passaguai, da lui anche diretta, e decine di altri ruoli. Nel 1974 Ettore Scola lo richiama in C’eravamo tanto amati: Fabrizi è ormai parte della memoria stessa del cinema italiano.

Una romanità che non ha bisogno di traduzioni

Amava la tavola, la poesia dialettale e le persone comuni. Sapeva essere burbero e tenerissimo, autoritario e vulnerabile, come certi romani che sembrano sempre sul punto di litigare e invece stanno soltanto cercando di farsi capire. Morì a Roma il 2 aprile 1990. Ma ogni 1° novembre torna idealmente tra i banchi di Campo de’ Fiori e le strade della Capitale. Perché Fabrizi non ha soltanto recitato la romanità: l’ha consegnata alla storia, con tutti i suoi difetti e una sterminata umanità.

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